Disagio giovanile: il Centro Gulliver di Varese indaga le nuove fragilità digitali

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In primo piano il presidente del Gulliver Emilio Curtò

VARESE – Cosa accade realmente dietro lo schermo? Perché i giovani affidano pensieri profondi, sofferenze e confessioni all’intelligenza artificiale? Qual è il confine tra disagio relazionale e reato penale nell’era digitale? Per rispondere a queste domande cento professionisti, tra psicologi, educatori, operatori sanitari e professionisti del settore si sono riuniti al Centro Gulliver per un’occasione di confronto dal titolo “Giovani (dis)connessi: implicazioni cliniche, sociali e legali”.

Le cause del fenomeno

Un convegno a più voci che ha visto alternarsi psicologi, psichiatri e magistrati per tracciare un quadro rigoroso del disagio giovanile nell’era digitale, ma soprattutto per indagare le cause profonde del fenomeno. Presenti in sala anche il prefetto Salvatore Pasquariello, l’assessore ai servizi sociali Roberto Molinari e Chiara Federigi in rappresentanza del direttore generale di Ats Insubria Salvatore Gioia. Soddisfatto Giovanni Croci, direttore sanitario del Gulliver: «Come centro sentiamo fortemente la responsabilità di contribuire alla lettura e alla gestione di un fenomeno così complesso come quello del disagio giovanile. L’augurio è che questo convegno possa rappresentare non soltanto un approfondimento, ma anche un’occasione per rafforzare le sinergie tra le diverse realtà del territorio e promuovere una cultura dell’ascolto, della prevenzione e della presa in carico. È necessario costruire insieme risposte efficaci e attente per fornire punti di riferimento stabili e concreti».

L’AI al posto dei genitori

Il dibattito si è aperto con l’analisi sociologica e antropologica di Michele Oldani, docente e membro del direttivo della scuola di psicoterapia Lista. «Raramente nella storia si sono verificate rotture così radicali: dagli anni Settanta a oggi sono cambiate tutte le regole. Identità di genere, famiglia, politica. Siamo protagonisti di una trasformazione profonda: è successo qualcosa che ha segnato un punto di non ritorno». Sui meccanismi di costruzione dell’identità è intervenuto lo psichiatra del Centro Gulliver Fabio Salvaggio, illustrando il passaggio “Dal vinile allo streaming”: se un tempo il desiderio richiedeva attesa, tempo e interiorizzazione della frustrazione, oggi l’accesso orizzontale e immediato a contenuti e relazioni rischia di alterare la capacità di elaborare le perdite e reggere la solitudine. Una dinamica approfondita dallo psicoterapeuta Tommaso Zanella, vicepresidente della Fondazione Minotauro, che ha analizzato la progressiva “tinderizzazione” delle relazioni e la tendenza a trasformare l’intimità in palcoscenico pubblico per anestetizzare la noia: «L’intelligenza artificiale ha successo perché risponde a una solitudine strutturale: è un oracolo sempre disponibile, che accoglie e non giudica. Spesso i genitori di oggi, pur informati e presenti, faticano a tollerare il conflitto o a dire dei no. Quando l’emotività diventa dirompente, i ragazzi si rifugiano in ChatGpt perché vi trovano un surrogato del codice materno che accoglie senza frustrare. Non possiamo stupirci della loro solitudine se siamo noi ad aver delegato l’ascolto alla tecnologia».

I reati nell’era digitale

La sessione dedicata a “Reati, responsabilità e prevenzione nell’era digitale” ha acceso i riflettori sulle conseguenze giuridiche delle condotte online, introdotte dal richiamo alla responsabilità personale dei minori espresso da Marta Paganini, giudice della Prima Sezione Civile del Tribunale di Varese. Come ha chiarito Marcello Maria Buffa, giudice della Sezione Gip/Gup, non esiste nel codice italiano un reato monolitico di cyberbullismo, bensì reati relativi alla diffusione illecita di contenuti privati, revenge porn, stalking e persino violenze sessuali agite a distanza. Fenomeni che si scontrano con una preoccupante assenza di percezione della gravità. «Questi reati si distinguono per un’elevata capacità lesiva a fronte di una ridottissima percezione del danno inflitto alla vittima, schermata dalla distanza fisica», ha sottolineato Benedetta Rossi, magistrato di sorveglianza. Rossi ha evidenziato l’abbassamento dell’età media della popolazione carceraria e il violento “shock da disconnessione forzata” che colpisce i giovani reclusi, ribadendo come la risposta sanzionatoria debba puntare su percorsi educativi individualizzati. 

Intercettare le forme di disagio

A chiudere il quadro clinico è stata Camilla Callegari, professore ordinario di Psichiatria all’Università dell’Insubria e direttore del Dipartimento di Salute mentale e dipendenze di Asst Sette Laghi: «Non dobbiamo attendere che il disagio si trasformi in patologia conclamata per intervenire. È fondamentale intercettare le fragilità a monte, nella scuola, nello sport e nelle reti relazionali, evitando di sanitarizzare precocemente ogni normale fatica evolutiva». La risposta alle problematiche emerse non risiede nella colpevolizzazione, ma nella creazione di presidi educativi e spazi di ascolto condivisi. Il Centro Gulliver mette a disposizione servizi concreti dedicati al sostegno della genitorialità attraverso il proprio consultorio familiare. Tra le iniziative attive figura il Gruppo genitori, rivolto a mamme e papà con figli tra i 14 e i 21 anni: uno spazio di parola quindicinale ad accesso libero e gratuito, pensato per supportare i genitori, anche separatamente, nella gestione delle fatiche comunicative, dei conflitti e delle transizioni evolutive. Accanto a questo è operativo anche il Gruppo zero, un percorso mirato ad accompagnare i nuclei familiari che affrontano problematiche legate a diverse forme di dipendenza o di disagio psichico. «Di fronte alla complessità del mondo digitale e alle sfide educative odierne, le famiglie non devono e non possono essere lasciate sole – conclude Emilio Curtò, presidente del Centro Gulliver – la richiesta di aiuto non è un segnale di debolezza, ma il primo atto di cura per ristabilire un dialogo autentico con i propri figli». Per informazioni e per accedere ai servizi del Consultorio Familia Forum del Centro Gulliver è possibile contattare il numero 334 3926722 (attivo ad accesso libero, senza necessità di prescrizione medica). Approfondimenti e dettagli sulle attività sono consultabili sul sito del Gulliver. 

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