Giorgia, la divisione dei poderi

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Giorgia Meloni contesta la scarcerazione di Youssef Siher: "Una vergogna"

di Massimo Lodi

Gran ciarlare sulla divisione dei poteri. Sono i giorni di Montesquieu, viva lui. Sono i giorni di Meloni, no-viva lei. L’Esecutivo che (caso Youssef Siher) taccia di vergognoso il Giudiziario mette sull’avviso il Legislativo: cosa licenziamo le norme di diritto a fare, se quando si applicano rumoreggia il putiferio? Eh già. La (il) presidente del Consiglio che muove all’attacco d’un Gip e perciò della magistratura-istituzione, come minimo sorprende. Come massimo inquieta. Roba da trumpismo de noantri. Ma andiamo oltre l’american uhei of life, svoltando l’angolo.

Dietro l’angolo spunta un fagottino meditativo, absit iniuria opinionistica. Ovvero: non è che l’inquilina di Chigi ha usato la vicenda a scopo propagandistico suo-personal e suo di partito, tagliando l’erba, tanta erba, sotto i piedi dell’overdestra (Vannacci), dell’idemdestra (Salvini), dell’ipodestra (Tajani)? Parrebbe aver arzigogolato, buttiamola lì: securitarismo per securitarismo, mo’ v’insegno chi lo sa meglio proporre, ingigantire, affermare. I sondaggi le dan ragione: Vannacci in una settimana scende dal 7.1 al 6.5, Salvini e Tajani arrancano, l’opposizione non sapendo cosa dichiarare-combinare-pubblicizzare se la spalta nella fanghiglia del Campo/larva. Risultato: destra al 43.3 e sinistra al 43.5. Pareggio, insomma. Cresce il potenziale valore aggiunto dei centristi, si mantiene la funzione strategica del Generale. Ma sta cambiando lo scenario: avanti così e gioverà al Futurista modificare qualche idea per intrupparsi nel Meloni Team anziché l’opposto. Sic et simpliciter converrà all’ottusa partigianeria progressista accogliere Renzi e aprire a Calenda, alla galassia moderata, a chi ci sta sta. Altrimenti, partita persa al fischio d’avvio.

L’avvio, torniamo su: gran ciarlare sulla divisione dei poteri. Il finale, andiamo giù giù: zero ciarlare sulla separazione dei poderi. Perché di questo, specialmente di questo, sembrerebbe trattarsi. Nel senso: Giorgia guarda prima a sé e poi (calma) al Paese. I poderi, cioè: il podere di Fratelli d’Italia, terreno da coltivare con precedenza assoluta; il podere di Lega-Forza Italia-eventuali affini, da arare dopo. A quelli che spaccano le vetrine, e a uno che non le ha spaccate ma teorizzava azioni di protesta dal potenziale/analogo effetto, GM ha risposto con la sua individuale e blindata vetrina. Dite: non era tale l’intenzione, qui c’è dietrologia bell’e buona. Però l’impatto, in ragione della forma istituzionale scomposta e della sostanza fattuale mal’interpretata, giustifica il dubbio. Una certezza: la campagna elettorale entra nel vivo (voto previsto a maggio), e gli avversari non sono posizionati solo a sinistra. Allignano pure a destra. Di conseguenza, è tempo di regolarsi/regolare. Regolare la marcia, regolare i messaggi coram populo, regolare i conti. Regolatevi un po’.

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