SOMMA LOMBARDO – «Vi scrivo con il cuore di chi conosce il vostro ospedale». Inizia così la lettera aperta rivolta ai cittadini di Somma Lombardo e firmata da Alessandro Paladini Molgora. L’ex sindaco di Angera è stato per alcuni anni un medico del Bellini. E ora che la struttura è al centro dell’ennesimo depotenziamento, invita la città a non perdersi in «inutili guerre tra guelfi e ghibellini», ma a lottare per mantenere un adeguato presidio sanitario sul territorio.
La lettera di Molgora
Di seguito la lettera aperta ai sommesi firmata da Alessandro Paladini Molgora:
Cari sommesi,
vi scrivo con il cuore di chi conosce il vostro ospedale, ci ha lavorato come medico per qualche tempo e ha dedicato tanti anni alla difesa dei piccoli presidi ospedalieri del nostro territorio.
Ho assistito al Consiglio Comunale aperto sul Punto di Primo Intervento (PPI) e comprendo il vostro disappunto per questo trentennale stillicidio che viene fatto ai danni del vostro Ospedale, di cui siete sempre stati orgogliosi. Ogni Direttore di Asst arriva, promette miglioramenti e poi quando va all’ospedale rimane sempre qualcosa meno.
Penso che vi rendiate conto che d’ora in poi più nessuna ambulanza con urgenze potrà arrivare all’ospedale di Somma, ambulanze che sappiamo arrivavano, nonostante diverse disposizioni: lo testimoniano anche i 373 ricoveri nel 2025, senza contare i dimessi in giornata. Che i vostri genitori o nonni saranno obbligatoriamente portati, per qualsiasi patologia, anche di bassa intensità, al pronto soccorso di Gallarate e fra qualche anno ancor più in là (ospedale unico), in Pronto soccorso già sotto forte pressione. Che a Somma i ricoveri potranno avvenire solo tramite trasferimenti o i ricoveri dai Pronto soccorso di altri ospedali, mentre magari i vostri cari dovranno stazionare nel pronto soccorso di Gallarate in attesa di un posto, in non si sa quale altro Ospedale.
Sebbene formalmente il punto di primo intervento sia semplicemente stato trasferito, strutturalmente e funzionalmente equivarrà per voi ad una vera chiusura di un importante presidio. Perché il PPI della casa di Comunità sembra essere un classico PPI con le dotazioni minime previste dalla legge. Mentre il vostro PPI dell’ospedale era funzionalmente molto di più. Poteva contare, sul posto, su consulenze specialistiche di professionisti di alto livello, nelle branche della medicina. Potevate contare sulla presenza attigua e immediata di una Radiologia di Base e di una Radiologia di più alto livello, grazie a una TAC di alta gamma. Non tutto era disponibile in urgenza per ogni paziente, certo. Ma il collegamento con l’ospedale c’era, e faceva la differenza. Tutto questo in un PPI che si collocava più vicino a un Pronto Soccorso che a un servizio socio sanitario territoriale. Perché se è vero che 1/4 dei pazienti era codice bianco (1755/6528 pazienti, nel 2025), è vero pure che l’altro 3/4 dei pazienti necessitavano di qualcosa in più di una prestazione di base, e quel qualcosa stava nell’ospedale. Anche qui, se servisse, a provarlo sono i ricoveri ma non solo.
Cosa fare ora? Per prima cosa, basta fare inutili guerre tra guelfi e ghibellini, tra Rossi e Neri. Siate una comunità coesa, fiera ed orgogliosa del proprio patrimonio storico, anche sanitario. Non disperdete energie negli attacchi personali. Coinvolgete il sindaco Silvio Pezzotta, uomo di cuore e generoso, in un percorso comune. Evitate le provocazioni. Coinvolgete la vicesindaca Manuela Scidurlo, che mi pare donna di tempra e ha già chiesto di monitorare il servizio e di non dimenticare i più fragili.
Coinvolgete i sindaci e i politici della zona. Cercate di sensibilizzare i consiglieri regionali: è in Regione che si decide la programmazione sanitaria, ed è lì, insieme all’ASST, che le cose si possono correggere. Insistete perché si evitino scontri politici, anche a quel livello. Nel frattempo chiedete alla direzione di Asst quanti pazienti ora riescono a chiudere il loro percorso a Somma in giornata e quanti vengono mandati altrove, quali esami e quali specialisti sono davvero raggiungibili. E chiedete soprattutto percorsi rapidi e diretti per esami e consulenze dopo la visita, senza passare da Pua, impegnative, Cup o qualsiasi altra arzigogoleria burocratica.
Forza sommesi, siate compatti, unanimi e valorosi per come vi conosco.
Bianchi: «Il trasferimento del Primo intervento di Somma? Modello regionale»
