Delitto di Garlasco, chiesto il processo per Sempio: «Uccise Chiara dopo un rifiuto»

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Andrea Sempio

GALRASCO – Un rifiuto a un approccio sessuale, scaturito in un odio cieco dopo che l’imputato si era invaghito di lei vedendo un suo video intimo. È questa la molla che, secondo la Procura di Pavia, avrebbe spinto Andrea Sempio ad aggredire e uccidere Chiara Poggi la mattina del 13 agosto 2007 nella villetta di Garlasco, infierendo sul suo volto con almeno 12 colpi sferrati con un oggetto contundente. A vent’anni dal delitto, i magistrati pavesi hanno formalmente chiesto il rinvio a giudizio per il trentottenne con le pesanti aggravanti della crudeltà e dei motivi abietti, mettendo un punto fermo sull’inchiesta riaperta all’inizio del 2025. La palla passa ora al giudice per l’udienza preliminare, chiamato a decidere se disporre il processo.

Le registrazioni inedite sui computer e la “teoria dello stupro” in tv

A scuotere l’opinione pubblica ed entrare di prepotenza nel dibattito dei programmi d’approfondimento televisivi sono stati i filmati d’archivio estratti dagli hard disk e dai dispositivi informatici di Sempio. Si tratta di autovideo-diari e soliloqui registrati da solo in casa e al computer nei quali il trentottenne affronta lunghi monologhi sulle tecniche di approccio alle donne, arrivando a definire la violenza sessuale come «una strategia di riproduzione accettata e voluta dalla natura». Nelle registrazioni, definite dall’accusa di forte interesse investigativo per delineare la personalità dell’imputato, Sempio si incita all’approccio con frasi come «domani un’apertura, almeno una» e spazia tra teorie sui predatori sessuali, letture e riflessioni in cui afferma di aver «fatto anche cose che non si possono dire», catalogando persino file e manuali di studio sui reati a sfondo sessuale.

Le prove dell’accusa: le telefonate a vuoto e l’intercettazione “da solo”

Ricostruendo la dinamica del movente, la Procura sostiene che nei giorni precedenti il delitto Sempio avrebbe effettuato tre chiamate verso l’utenza fissa di via Pascoli non per cercare l’amico Marco, fratello di Chiara, ma per tentare un contatto diretto con la ragazza. A pesare nel quadro indiziario ci sono poi le intercettazioni ambientali captate di recente a bordo dell’auto dell’indagato: nei nastri si sentirebbe il trentottenne parlare da solo, simulando una voce femminile e riferendo frasi come «non ci voglio parlare con te» e «l’interesse non era reciproco», oltre a far riferimento al presunto filmato. Elementi che per gli inquirenti documentano l’ossessione dell’uomo per la giovane.

«Telefonate per la vacanza, in auto commentava un podcast»

Netta la smentita dei legali di Sempio, gli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia, pronti a dare battaglia nell’eventuale dibattimento. Secondo la difesa, quelle frasi pronunciate tra sé e sé in macchina non sarebbero affatto una confessione dissimulata, bensì il semplice commento dell’indagato all’ascolto di un episodio di un noto podcast dedicato al delitto di Garlasco. Analogamente, le tre brevi telefonate a casa Poggi sarebbero servite solo a verificare la data del rientro di Marco dalla montagna in vista di una vacanza di gruppo a Punta Ala organizzata per la fine di agosto. Quanto ai video personali estratti dai PC, la difesa sottolinea come non vi sia alcun richiamo diretto a Chiara Poggi o all’omicidio del 2007, trattandosi di riflessioni e soliloqui del tutto slegati dal procedimento penale. La difesa ha già depositato diverse consulenze tecniche e attende ora la fissazione dell’udienza preliminare avanti al Gup.

L’ombra della revisione per Alberto Stasi

La richiesta di rinvio a giudizio per Sempio riapre inevitabilmente il capitolo giudiziario legato ad Alberto Stasi,l’ex fidanzato della vittima condannato in via definitiva all’ergastolo per l’omicidio. Qualora il Gup dovesse confermare il rinvio a giudizio di Sempio aprendo il dibattimento in Tribunale, la difesa di Stasi o la Procura generale di Milano avrebbero la strada spianata per chiedere formalmente la revisione del processo. In quell’eventuale sede non basterà tuttavia presentare gli elementi a carico del nuovo imputato, ma occorrerà smontare punto su punto il compendio probatorio che portò alla condanna irrevocabile di Stasi.

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