GALLARATE – «Dopo tredici anni di militanza attiva, penso di avere il diritto e anche il dovere di dire che la Lega provinciale ha bisogno di cambiare metodo e guida». C’era anche Andrea Zibetti, ex assessore a Gallarate, alla cena organizzata ieri sera 2 novembre all’ex circolo di Masnago da Mirko Reto e dai sostenitori della sua candidatura in vista del congresso provinciale. Una presenza silenziosa, ma significativa per il tempo necessario a consegnare alla stampa una lunga lettera in cui manifesta pubblicamente per la prima volta il suo addio alla Lega e la distanza ormai incolmabile con Andrea Cassani. Dalla mancata riconferma in giunta nel 2021 il rapporto tra i due si era incrinato, come dimostrano le numerose assenze e gli scontri in consiglio comunale degli ultimi anni. E ora, alla vigilia del congresso provinciale in cui il primo cittadino di Gallarate punta alla riconferma, l’ex fedelissimo di Cassani (fu tra i più strenui sostenitori della sua candidatura a sindaco nel 2016) vuota il sacco.
La lettera contro Cassani
Di seguito la lettera firmata da Andrea Zibetti:
Dopo tredici anni di militanza e quindici anni di conoscenza e collaborazione con Cassani, ritengo che la sua riconferma non sia la risposta ai problemi della Lega in provincia di Varese. Il rischio è compromettere ulteriormente la capacità del movimento di costruire alleanze e rappresentare i territori.
Non ho lasciato la Lega sbattendo la porta, né ho cercato visibilità attraverso polemiche pubbliche. Lo scorso luglio ho semplicemente deciso di non rinnovare la tessera. Dopo tredici anni di militanza, ho ritenuto di non riconoscermi più nella gestione provinciale del movimento. Ho scelto di farlo in silenzio, per rispetto di una comunità politica alla quale ho dedicato una parte importante del mio percorso.
La mia posizione nasce da una conoscenza diretta, conosco Cassani da quindici anni. Abbiamo condiviso buona parte del percorso politico nella Lega, prima nel movimento Giovani Padani, poi nella sezione di Gallarate, fino all’attuale esperienza nel Comune della nostra città (https://www.malpensa24.it/gallarate-andrea-zibetti-fundraising/ ). Proprio per questo credo di poter esprimere una valutazione che non nasce da pregiudizi o da contrapposizioni personali, ma dall’esperienza maturata militando al suo fianco.
Il primo problema riguarda la capacità di costruire rapporti politici. Un segretario provinciale deve saper parlare con tutti: con i propri militanti, con gli amministratori, con gli alleati e con le altre forze politiche. Deve saper mediare anche quando le posizioni sono distanti. Negli anni, invece, Cassani ha accumulato contrasti con numerosi interlocutori, dentro e fuori dal partito. Alcuni sono noti pubblicamente, come quelli con il sindaco di Busto Arsizio Emanuele Antonelli (https://www.malpensa24.it/busto-rimpasto-di-giunta-al-palo-antonelli-da-la-colpa-a-cassani-e-guerra/ ). Altri sono conosciuti soprattutto negli ambienti politici, come le continue tensioni con Francesca Caruso, o come quello recentemente appianato per opportunismo con il presidente Attilio Fontana (https://www.malpensa24.it/dietro-le-quinte-dello-scontro-tra-fontana-e-cassani/ ). Non mancano le difficoltà nei rapporti con esponenti locali di Forza Italia. Con gli interlocutori politici di Futuro Nazionale come Luca Daniel Ferrazzi (https://www.malpensa24.it/gallarate-ferrazzi-cassani-vannacci/ ) e Nicola Mucci (https://www.malpensa24.it/mucci-fi-a-gallarate-la-politica-non-puo-reggere-sui-vaffa-del-sindaco-cassani/ ) la situazione è anche peggiore. Perfino i rapporti con la sua stessa lista civica sono freddi al punto che han portato alla mancata rielezione di Evelin Calderara al consiglio provinciale (https://www.malpensa24.it/gallarate-elezioni-calderara-colombo/ ). Non si tratta di simpatie personali. Si tratta di rapporti politici che, prima o poi, devono produrre risultati. La provincia di Varese ha bisogno di una Lega capace di costruire alleanze, non di un segretario che arrivi ai tavoli con rapporti già compromessi. La Lega non gode più del 30% dei consensi, quindi non è più il tempo di una segreteria che impone la propria linea o pensa di poter spadroneggiare sui territori. È il momento di recuperare la credibilità persa e ricostruire il dialogo politico onesto con gli alleati. Un segretario provinciale deve saper tenere insieme, non dividere ulteriormente.
La stessa difficoltà riguarda i rapporti all’interno del partito. Ho visto allontanarsi militanti che per anni hanno dedicato tempo ed energie al movimento. Io stesso sono tra quelli che hanno scelto di fare un passo indietro. Ho avuto modo di confrontarmi con amministratori e consiglieri di Gallarate che oggi, grazie al cassanismo, manifestano una forte demotivazione e che, in alcuni casi, stanno valutando di non ricandidarsi alle prossime elezioni amministrative. È un problema politico serio. Una segreteria provinciale dovrebbe creare le condizioni affinché le persone abbiano voglia di continuare a impegnarsi, non il contrario. Mi vengono spesso confidati atteggiamenti incompatibili con quelli che dovrebbe avere un leader, ad esempio l’invito rivolto a un assessore di lunga esperienza di Gallarate a lasciare la Lega e a orientare altrove il proprio impegno politico. Allo stesso modo, ho avuto modo di constatare un rapporto conflittuale anche con il movimento dei giovani leghisti, una realtà che dovrebbe invece essere valorizzata e accompagnata, perché rappresenta il ricambio generazionale del partito. Quando una segreteria entra in conflitto anche con chi dovrebbe garantire il futuro del movimento, è inevitabile interrogarsi sulla qualità della sua gestione. Il punto non è trattenere tutti a ogni costo, ma capire perché molti volenterosi stanno mollando il colpo.
C’è poi un tema di credibilità istituzionale. Un segretario provinciale è anche un punto di riferimento per gli amministratori e per i cittadini. I comportamenti pubblici, i toni e il modo di gestire le divergenze hanno un peso. Gli episodi di scontro con i cittadini, compreso il gesto del dito medio che ha avuto risalto mediatico (https://www.malpensa24.it/gallarate-cassani-dito-medio/ ), non sono dettagli di poco conto. Chi rappresenta un partito deve essere in grado di mantenere un comportamento adeguato al ruolo che ricopre.
Un terzo problema è la coerenza.
Ho visto Cassani nascere Bossiano, diventare Maroniano, presentarsi come Salviniano quando questo rappresentava un vantaggio politico, cercare senza successo di accreditarsi con Vannacci, anche attraverso iniziative come il portare a Gallarate il Remigration Summit, e ora opportunisticamente riscoprirsi nordista riallacciando i rapporti con Attilio Fontana. Non contesto la possibilità di cambiare idea o di sostenere una linea politica diversa. Quello che manca è una direzione riconoscibile e coerente. La Lega non può essere un contenitore di posizionamenti personali che cambiano in funzione delle convenienze del momento. Mirko Reto è sempre stato coerente,
Andrea Cassani no.
Il nodo più importante, che molti non vedono, riguarda le prossime elezioni amministrative del 2027.
Se Cassani venisse riconfermato, parteciperebbe ai tavoli provinciali nei quali si discuteranno le candidature a sindaco nei Comuni al voto. Non è un segreto la volontà assoluta di Andrea Cassani di esprimere un candidato sindaco della Lega a Gallarate con lo scopo di far eleggere Claudia Mazzetti. È legittimo che Cassani voglia un candidato espressione del proprio partito, ma bisogna chiedersi quale sarà il prezzo di questa scelta per il resto della provincia. Il rischio è che la priorità assegnata a Gallarate finisca per condizionare tutte le altre trattative provinciali, sacrificando candidature e rappresentanza della Lega negli altri Comuni.
Che il tema delle candidature e degli equilibri territoriali sia già diventato delicato lo dimostra anche quanto sta accadendo ad Albizzate (https://www.malpensa24.it/albizzate-si-spacca-il-centrodestra-fdi-e-alleati-in-piazza-per-un-nuovo-percorso/ ). Il sindaco uscente Mirko Zorzo, esponente della Lega, ha annunciato la propria ricandidatura per un terzo mandato assumendo una posizione che mette in secondo piano la volontà degli alleati. Una scelta che arriva proprio a ridosso del congresso provinciale e che solleva tanti interrogativi. Zorzo ha già ricevuto garanzie sul sostegno di Cassani per la ricandidatura a sindaco (magari in cambio del sostegno nel congresso) oppure sta anticipando le mosse perché non ritiene più di poter contare su una regia provinciale capace di tutelare la sua candidatura? Sono due scenari diversi, ma entrambi meritano una riflessione. Nel primo caso ci sarebbe da chiedersi quali accordi siano già stati definiti e a discapito di chi; nel secondo, ci troveremmo di fronte a un amministratore leghista che preferisce muoversi autonomamente anziché affidarsi alla propria segreteria. La questione non riguarda soltanto Albizzate. Riguarda tutti i Comuni della provincia che andranno al voto nel 2027. È proprio per questo che la scelta del segretario provinciale è determinante: serve qualcuno che sappia coordinare le candidature, tenere insieme le diverse sensibilità e negoziare con gli alleati. Andea Cassani palesemente non è in grado di farlo.
Non ho nulla da guadagnare da questa presa di posizione. Non ho rinnovato la militanza senza fare polemica proprio perché non volevo danneggiare il movimento. Ma il silenzio, a un certo punto, rischia di diventare complicità con una situazione che non si condivide. Dopo tredici anni di militanza attiva, penso di avere il diritto e anche il dovere di dire che la Lega provinciale ha bisogno di cambiare metodo e guida. Non è una questione di antipatie personali. È una questione di sopravvivenze della Lega in provincia di Varese.
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