Le scorie del voto in Provincia arrivano a Gallarate. Tensione Lega-FdI

Gallarate elezioni Calderara colombo

GALLARATEMarco Colombo (Fratelli d’Italia) confermato a Villa Recalcati, Evelin Calderara (Lega) arrivata a fine corsa dopo due mandati consecutivi. Il risultato dei gallaratesi in corsa alle Provinciali scuote la maggioranza in città. Perché l’uscita di scena della leghista e il concomitante successo alle urne del presidente del consiglio comunale (la scorsa domenica è stato il più votato) è stato determinato da un fatto oggettivo: qualcuno della lista civica Cassani Sindaco non ha votato Lega ma FdI.

La caccia ai nomi 

Il segreto dell’urna lascia naturalmente più scenari aperti, ma è evidente che se la Lega di Gallarate e la lista che porta il nome del segretario provinciale del partito, Andrea Cassani, avessero votato compatti, Calderara avrebbe ottenuto nei Grandi Comuni un minimo di 10 voti. E’ arrivata a 7: ciò significa che nella sua città ne sono mancati almeno 3. Chi sono? La caccia ai non allineati è iniziata e non riguarda tanto qualche leghista che ha voluto mandare un segnale al suo leader cittadino, quanto piuttosto l’interno del gruppo dei civici (composto da Luca Colombo, Rossella Glorioso, Michele Aspesi e Thomas Valentino) che si sarebbero fatti convincere dalla intensa – e a quanto pare trasversale – campagna elettorale messa in atto da Colombo nelle ultime settimane. 

Civiche di testa propria 

A giochi fatti qualcuno nel Carroccio oggi spiega che la lista civica non è la Lega, e che dunque non erano state date indicazioni di voto perentorie nel rispetto dell’autonomia di un gruppo che in virtù della propria indipendenza rivendica con forza la presenza di ben due assessori nell’esecutivo gallaratese. Tant’è vero che a Busto Arsizio, la lista Antonelli è andata ancora più in ordine sparso, portando a Fratelli d’Italia – secondo un calcolo empirico – soltanto due voti su sei. E’ evidente però che a Gallarate – proprio per il ruolo che ricopre il sindaco all’interno del suo partito – ci si aspettava una implicita quanto naturale convergenza di voti verso Calderara. Per la stessa ragione, il pressing di Colombo è stato vissuto da alcuni non come una semplice scortesia tra alleati, quanto come una vera e propria ingerenza. 

Una vittoria di chi?

L’esultanza dei Fratelli in provincia di Varese (hanno ottenuto tre consiglieri contro i due pronosticati alla vigilia mentre la Lega, per una manciata di voti nel riporto, si è fermata a tre) coincide dunque con l’entusiasmo – tenuto affatto nascosto sui social – dei Fratelli di Gallarate. Che vedono nella netta affermazione di Colombo una prima vittoria della nuova segreteria targata Francesca Caruso, intenzionata anche in città a contare di più e orientata a prendersi qualche rivincita dopo i bocconi amari mandati giù durante il mandato di Stefano Romano. I vertici esultano, dunque, ma c’è un risvolto della medaglia. Se nell’immediato non accadrà più di qualche scaramuccia a microfoni spenti, è nel lungo orizzonte che si sistemeranno i conti. Siccome Colombo sarebbe comunque stato eletto anche senza la necessità di “irritare” gli alleati di governo, non si capisce perché abbia agito in questo modo se – come si dice – punta a entrare nella rosa dei possibili candidati sindaci capaci di tenere ancora unita la coazione nel 2027. Meglio l’uovo oggi o la gallina domani? Forse inconsapevolmente, ma qualcuno la sua scelta sembra averla già fatta. 

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