BUSTO ARSIZIO – È morto Gigi Farioli. Il sindaco emerito si è spento all’alba di venerdì 6 novembre all’età di 70 anni al termine di un lungo calvario. Era ricoverato in ospedale praticamente da tre mesi: negli ultimi giorni l’aggravamento per via di un’infezione e il trasferimento in terapia intensiva. Lascia i fratelli Mario e Marina. Ma soprattutto lascia un vuoto incolmabile in una città che ha amato più di ogni altra cosa e per la quale si è speso per tutta la sua vita.
Busto perde un gigante

Classe 1956, erede di una famiglia di imprenditori, Gigi Farioli dopo una carriera di buon livello come pallavolista nella Pro Patria e una carriera universitaria mai terminata in medicina si dedica anima e corpo alla politica. Entra in consiglio comunale a Busto Arsizio con il Partito Liberale nel 1985 e non ci uscirà più. Assessore ai tempi della Prima Repubblica, dopo la rivoluzione di Tangentopoli e la corsa come candidato sindaco di bandiera per il PLI entra in Forza Italia. Nel 1995 viene eletto consigliere regionale: nei due mandati al Pirellone arriva anche a ricoprire il ruolo di capogruppo degli azzurri, poi nel 2005 non centra la rielezione e viene nominato dal bustocco Marco Reguzzoni assessore provinciale alle politiche europee. Pochi mesi dopo viene scelto direttamente da Silvio Berlusconi e Umberto Bossi come candidato sindaco del centrodestra a Busto Arsizio, dopo la crisi seguita alla destituzione dell’ultimo “borgomastro” leghista Gigi Rosa. Viene eletto al primo turno e rieletto cinque anni dopo per un secondo mandato, dopo che i vertici della coalizione imposero la sua riconferma sconfessando la Lega “reguzzoniana” di Busto che aveva già lanciato la campagna elettorale in solitaria con il candidato Claudio Tovaglieri.
Nei dieci anni da sindaco lascia la sua impronta indelebile sulla città, con il suo stile, la sua impareggiabile dialettica e anche la sua esuberanza. “Busto capitale” è il suo mantra. Rimarranno nella storia alcuni episodi emblematici, come quando si dimette in aula dopo un voto contrario della Lega sul bilancio e annuncia il ritiro delle dimissioni dal pulpito di una manifestazione in Basilica o come quando, dopo poco più di un anno del suo secondo mandato, caccia tre assessori dalla sera alla mattina e rimane con una giunta di soli quattro elementi. Sono anni complicati, di austerità e di ristrettezze di bilancio, che non gli permettono di lasciare grandi opere ma conti in ordine e grande visione, eppure i bustocchi lo amano e la sua popolarità è testimoniata dalle oltre mille preferenze che incassa quando si candida come capolista di Forza Italia nel 2016, nell’elezione in cui gli succede l’attuale sindaco Emanuele Antonelli.
Da allora la sua carriera politica prosegue senza concedergli altri onori che avrebbe meritato. Avrebbe dovuto diventare presidente del consiglio comunale, ma il pasticcio della maggioranza di centrodestra nella prima seduta dell’Antonelli I consegna la carica a sorpresa al Dem Valerio Mariani. Un anno dopo Gigi rientra in giunta come assessore all’istruzione e allo sport ma si sente un leone in gabbia. Nel 2018 tenta la corsa al Senato, spinto più dai suoi legami storici che dal partito a livello provinciale, ma Forza Italia catapulta come capolista Adriano Galliani e lui, complice un risultato degli azzurri al di sotto delle aspettative, finisce per essere solo il primo dei non eletti in Lombardia. Nella giunta Antonelli rimane fino alla vigilia delle amministrative 2021, quando da commissario di Forza Italia lancia la corsa solitaria strappando con il centrodestra. Il partito lo sconfessa a livello provinciale ma lui abbraccia L’Italia c’è di Gianfranco Librandi e lancia la sfida ad Antonelli come candidato del Terzo Polo. A Busto arriva anche Matteo Renzi a sostenerlo ma non basta: si ferma sotto al 15% e finisce all’opposizione, come già ai tempi del monocolore leghista degli anni ‘90. Qualche mese dopo prova la sfida delle elezioni regionali, con il Terzo Polo di Azione e Italia Viva che appoggia Letizia Moratti, ma anche stavolta viene beffato per poche decine di voti da Giuseppe Licata.
Ma il suo cuore continua a battere per Forza Italia ed è lì che ritorna, sancendo la ricomposizione del gruppo azzurro in consiglio comunale insieme a Marco Lanza e all’amico di sempre Roberto Ghidotti. Nel frattempo però il destino gli aveva riservato un’altra sfida, quella della malattia: un calvario personale che lo ha debilitato, nel corpo e nello spirito. Al suo ritorno in sala esagonale dopo sei mesi di assenza forzata, aveva rivelato: “Questa è la mia casa”. E infatti nei mesi successivi si era dato da fare per rilanciare la sua storica associazione L’Officina delle Idee, con l’intento di dare voce ai giovani e di tenere la barra sui contenuti. Ma la politica, ormai urlata e social, non lo gratifica più e non basta a tenerlo in piedi. Qualche mese fa per la prima volta dopo oltre quarant’anni trascorre un’intera seduta del consiglio comunale senza prendere la parola. La sua ultima presenza in sala esagonale risale invece alla fine di luglio, in una seduta di commissione bilancio. Pochi giorni dopo sarà ricoverato in ospedale, dove medita di lasciare la politica prima dell’inesorabile aggravarsi delle sue condizioni.
Lascia un vuoto incolmabile
Con la sua scomparsa Busto Arsizio perde non solo una figura che ha segnato quarant’anni di vita politica della città ma un vero e proprio simbolo, al di là dei colori e degli schieramenti. Gigi Farioli ha incarnato l’essenza di Busto Arsizio: l’ha rappresentata, l’ha esaltata e valorizzata (persino in modo esagerato), l’ha difesa a spada tratta, l’ha amata in modo viscerale. Ora Busto Arsizio e la sua classe politica dovranno imparare a fare a meno di lui. Come avrebbe detto Gigi: “In alto i cuori e le bandiere“.
Busto, il ritorno in aula consiliare di Gigi Farioli. «Questa è la mia casa»

