A Busto il bis della piazza antifascista: «Il sindaco di Gallarate si deve dimettere»

BUSTO ARSIZIO – La piazza antifascista concede il bis: più giovane, più “rossa” e più radicale, ma anche meno affollata, di quella di ieri, ma sempre determinata a urlare il suo “No” al Remigration Summit che si è tenuto questa mattina, 17 maggio, al teatro Condominio di Gallarate. «Per questo, per aver concesso una sala pubblica a questa riunione irricevibile e contraria alla nostra Costituzione, il sindaco Cassani dovrebbe immediatamente dimettersi» tuona Fabrizio Baggi, componente del direttivo regionale di Rifondazione Comunista.

La piazza

In piazza Garibaldi ci sono un centinaio di persone o poco più, forse 150. A sorvegliarle, un massiccio spiegamento di forze dell’ordine, con pattuglie e camionette della Polizia e dei Carabinieri (ci sono anche il primo dirigente Cristian Piron e il comandante della caserma Andrea Poletto) oltre che della Polizia locale. Ad osservare c’è anche l’assessore alla sicurezza Matteo Sabba. Striscioni e bandiere richiamano i movimenti scesi in piazza: Rifondazione Comunista, Rete Antifascista varesina, Comitato Antifascista Busto Arsizio, Rete Studenti medi, Unione degli Studenti, Partito Comunista Rivoluzionario, Ultima generazione. Ci sono anche alcuni rappresentanti della CGIL e un gruppo di ragazzi del nucleo Tanuki. È la stessa piazza che poche settimane fa aveva ospitato l’estrema destra del raduno “Difendi la tua città” promosso dall’ex consigliere di Fratelli d’Italia Checco Lattuada insieme ad un manipolo di sigle tra cui Forza Nuova.

No al Summit

I toni sono analoghi a quelli della manifestazione della sera prima: un secco “No” all’adunata «nazifascista» di Gallarate, accuse alla Lega che ha «aperto le porte ai nazisti» e alla necessità di unirsi per arginare la presenza delle destre sul territorio: «Siamo una delle province più fasciste d’Italia». Ma anche un appello all’integrazione degli immigrati che i fautori del “Remigration” vorrebbero rimpatriare nei loro Paesi di origine. «Sono loro che pagano le pensioni dei nostri anziani» ricorda Stefano Rizzi della CGIL. Tutto fila liscio, l’unico fuori programma è il corteo spontaneo di un gruppo di ragazzi che sfila per la via Milano, in mezzo alle “vasche” dello shopping e alle attrazioni di Busto Vintage, al grido di “Le sedi dei fascisti si bruciano col fuoco”. Ma è solo un po’ di movimento in più, niente di lontanamente paragonabile alle botte di Milano.

L’opportunità del bis

Eppure ieri, 16 maggio, in occasione del presidio organizzato dalle associazioni partigiane e sostenuto anche dai partiti del campo largo di centrosinistra, il presidente dell’Anpi di Busto Arsizio Liberto Losa aveva espresso qualche riserva sull’opportunità della manifestazione odierna, in concomitanza con quella ben più attesa e sentita di piazza Duomo a Milano, sempre contro il Remigration Summit. Ma si sa che a sinistra, quando si ritrova l’unità, c’è sempre qualcuno che deve spaccare il capello in quattro.

Tovaglieri attacca

L’europarlamentare di Busto Arsizio (e anche consigliere comunale) della Lega Isabella Tovaglieri invece non rinuncia a criticare la piazza “rossa” degli antifascisti: «Non capisco per cosa stiano manifestando, visto che nel nostro Paese la Costituzione tutela la libertà di espressione – afferma – la verità è che sono i soliti democratici a corrente alternata: se non la pensi come loro sei da censurare e da bannare».

Duecento in piazza contro il Remigration summit. «A Gallarate non li vogliamo»

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