FAGNANO OLONA – L’assalto al Castello non è ancora iniziato. E’ presto. Però si può parlare di inizio dell’assedio. Del resto Siamo Fagnano in questa prima metà di mandato ha perso diversi pezzi strada facendo. Alcuni di questi se ne sono andati sbattendo la porta (Simona Mezanzani), mentre altri non l’hanno fatto, ma hanno masticato amaro. In silenzio. E forse promettendo “vendetta” politica. Ma andiamo con ordine, perché le elezioni sono lontane, ma sia nel campo del centrodestra, che in quello del centrosinistra si registrano movimenti.
A volte ritornano
A volte ritornano. Si potrebbe iniziare così. E, guardando i nomi, aggiungere: a patto che se ne erano andati. Il tutto in riferimento alla permanenza e all’interessamento (che di questi tempi è una dota in una politica che sta raggiungendo la desertificazione in termini di partecipazione) alla sfera pubblica, che sono davvero di lunga data. Per lo meno per i due nomi che girano per il centrodestra e il centrosinistra (lato PD). Vediamoli.
Il dottore con il mal di pancia
Il nome qui è quello di Donato Mauro. Chi conosce bene le pieghe della politica fagnanese dice che all’ultimo giro (nel 2021 per intenderci) avrebbe voluto fare il candidato sindaco. La squadra di Siamo Fagnano invece ha puntato su Marco Baroffio. E davanti all’evidenza ha tentato di spuntare un posto da vice (prima), da assessore (poi), accontentandosi alla fine di fare da “chioggia” come capogruppo in consiglio. Ruolo che ha ricoperto fino a metà novembre del 2022. Fu un addio che lasciò solo intuire il disagio di Mauro in maggioranza.
Ora però quello del dottore pare sia il nome più gettonato per una candidatura da sindaco al prossimo giro. Con Siamo Fagnano? Macché. La squadra che guida il Castello, avrà perso pezzi, ma quelli che sono rimasti fanno quadrato attorno a Baroffio. E quindi? Si dice che Mauro possa guidare la coalizione dei partiti di centrodestra. Anima ciellina (come anche Gabriele Moltrasi – a proposito che fine ha fatto?), moderato di centro, dottore in pensione e, da qui a due anni, potrebbe anche avere sistemato gli impegni legati alla professione che – così disse – l’hanno spinto a dare le dimissioni. Vero? Nella politica di Fagnano, si sa, è vero tutto e il contrario di tutto. Le voci sono vere.
Sarà la volta buona?
Nel centrosinistra (lato PD). E’ stato vicesindaco e braccio operativo del primo cittadino Federico Simonelli. E per due giri elettorali (quello in cui ha vinto Elena Catelli e quello di Baroffio) ha prima cercato di capire se il vento fosse buono per scendere in campo in prima persona e poi ha tentato di fare da regista alla linea politica del PD. Ora si dice che potrebbe rompere gli indugi è tentare la corsa da sindaco. A Luigi Monfrini non mancano certo esperienza e competenza. Anche gli avversari gli rendono merito per come ha fatto da vice a Simonelli. Insomma, se fosse un’auto sarebbe un “usato sicuro”. Tanta roba.
Pazza idea
Il problema però, oggi come oggi, è il Partito Democratico locale, che di fatto non tocca palla da almeno un paio di giri elettorali. Da troppi anni non elegge un consigliere e le scelte politiche fatte, di “annegare” in progetti civici, hanno sempre avuto gambe corte. Non ha invece nemmeno iniziato a camminare l’idea di costruire un “fronte unico e largissimo” anti Siamo Fagnano. Eppure – racconta qualcuno – c’è chi tra i dem ha tentato nelle scorse settimane di sedersi al tavolo con qualche esponente di Forza Italia. Risultato: i forzisti fagnanesi sono rimasti muti. Hanno fatto finta di non capire. Insomma, anche qui la strada è in salita.
