VARESE – Rinasce l’Udc a Varese città. E tra i registi di questa operazione-resurrezione, si racconta, pare ci sia l’ex forzista Ciro Calemme. E, nei panni del regista, ma non del militante, anche Nino Caianiello. Una posizione quella del mullah insomma, che gli permetterebbe di essere fedele alla promessa di non fare più politica, ma anche alla frase di Oscar Wilde “posso resistere a tutto, tranne che alle tentazioni“. Tanto che lo stesso Caianiello da anni dice che «al massimo dà consiglio». Da regista.
Boutade? Tutt’altro. In un noto ristorante pizzeria della città, infatti, ci sarebbero un’ottantina di posti prenotati a pranzo per sabato 21 febbraio, dove – ma qui la conferma dovrebbe arrivare a ore – sarebbero presenti anche il deputato Lorenzo Cesa e il segretario nazionale Udc Antonio De Poli, attualmente senatore Questore a Palazzo Madama.
Agorà torna in politica?
Se le indiscrezioni su quanto accadrà sulle sponde del Lago di Varese, che più si avvicina il giorno e più aumentano, venissero confermate, il dato politico sarebbe che Agorà, o alcuni esponenti di spicco dell’associazione fondata da Nino Caianiello, tornano in politica. E specifichiamo “in” politica e non “a fare” politica, poiché il gruppo forzista – o una parte di esso – dopo aver archiviato – con una serie di assoluzioni – le questioni giudiziarie, seppur non dalla prima linea, ha sempre coltivato l’originaria passione.
Ma andiamo con ordine.
L’Udc: esiste ancora?
Sì, l’Udc, ovvero la formazione politica nata dalla fusione di Ccd, Cdu e Democrazia Europea, tre cocci reduci dalla fine della Democrazia Cristiana, esiste ancora. Anzi, in provincia di Varese, la fiammella dello scudo crociato su sfondo azzurro non si è mai spenta. E a tenerla accesa sono stati Luigi Mancini, segretario provinciale di Somma Lombardo, città in cui c’è ancora una sede del partito di Casini e Mario Volontè a Lonate Pozzolo.
A Varese, invece, dove il gruppo storico ha contribuito a scrivere un pezzo della storia politica locale, pare sia rimasto solo il simbolo. Nel senso che gli esponenti più conosciuti, tra questi Christian Campiotti, Mauro Morello ed Ennio Imperatore, pare si siano sfilati da tempo.
L’operazione resurrezione
Quindi, chi sta restituendo vita a un partito che, nell’immaginario della scena politica locale, veniva dato per finito? Bella domanda. La cui risposta pare porti proprio a Ciro Calemme e a un gruppo di persone – alcune impegnate nel partito, altre no – che, ai tempi dei guai dell’inchiesta Mensa dei poveri, sono state trattate come appestate dagli (ex) amici di partito forzisti.
Alcune domande
La prima. Perché il ritorno nell’Ucd e non direttamente in Forza Italia per regolare i vecchi conti politici? Quesito che richiede una risposta. Al momento si possono solo fare ipotesi. E la più accreditata è che il simbolo Udc offre su un piatto d’argento la possibilità di tornare a fare politica in maniera organica e in un contenitore, magari logoro, ma comunque riconoscibile.
La seconda. Come e con quali obiettivi?
Magari il progetto prevede la costituzione di una lista moderata, di centro e con abito civico, in grado di presentare un proprio candidato alle amministrative varesine del 2027.
Perché?
Prima di tutto per contarsi (in politica ci si conta, non è un segreto) nella speranza di giocare un ruolo da ago della bilancia tra centrodestra e centrosinistra in caso di ballottaggio. Del resto, altro non è ciò che fece la Lega civica (gruppo in cui si muovevano gli storici Udc varesini) con successo (portarono Stefano Malerba alla presidenza del consiglio comunale guidato dal primo Galimberti) e la bilista Città Giardino – Grande Varese che mise insieme proprio i reduci Udc che non andarono con Galimberti e i forzisti ostracizzati da Forza Italia. Non è un caso che nella bi-lista era candidato Roberto Puricelli (unico eletto in consiglio), che mai rinnegò la sua appartenenza ad Agorà come invece fece qualcuno nei tempi della disgrazia e che, ma qui siamo nel campo dei rumors, qualcuno vorrebbe candidato sindaco proprio per il nuovo Udc.
