Allarme ex Borri, tra i cantieri PNRR di Busto è l’unico in ritardo. Il sindaco: «Parecchi dubbi»

L'ex calzaturificio Borri è la principale tra le opere finanziate con i fondi del PNRR a Busto

BUSTO ARSIZIO – «L’unico dubbio che abbiamo è sul cantiere dell’ex Calzaturificio Borri. Ci sembra che sia un po’ in ritardo e iniziamo ad avere parecchi dubbi». Parole espresse dal sindaco Emanuele Antonelli in commissione bilancio-affari generali, nel relazionare sullo stato di avanzamento dei grandi cantieri in corso a Busto Arsizio tra PNRR e fondi regionali. È allarme per l’opera più attesa tra quelle del “pacchetto” Pinqua: il progetto prevede la realizzazione di uffici comunali, di un auditorium per la musica e di una palazzina di housing sociale sul retro dello storico fabbricato industriale.

Allarme Borri

Il “dubbio” principale del sindaco è sempre quello che non lo faceva dormire la notte ai tempi della progettazione delle opere, ovvero di non farcela a centrare la rigida scadenza di marzo 2026 prevista per il completamento dei lavori. «Continuiamo a sperare in una dilazione dei termini» ammette Antonelli. Ma le notizie che arrivano dall’impresa che si è aggiudicata l’appalto integrato per l’opera non sarebbero confortanti. Ad oggi non c’è una data per l’apertura del cantiere, mentre per quanto riguarda il cantiere dell’housing sociale l’impresa appaltatrice avrebbe prospettato un rialzo del prezzo finale, dopo che il ribasso d’asta aveva assegnato l’opera per due milioni in meno rispetto a quanto preventivato.

I cantieri

«Sono partiti il Palaginnastica, il Conventino, l’ex oratorio di Sacconago e l’ex Macello, mentre a settembre partirà il cantiere di piazza dei Bersaglieri con lo spostamento del mercato – rivela il sindaco – l’unico dubbio è il Borri, ci sembra che ci sia un po’ di ritardo. Ad oggi, anche se speriamo in una dilazione, iniziamo ad avere parecchi dubbi, mentre il resto delle opere è in sintonia con la scadenza di marzo 2026». La preoccupazione è palpabile, anche perché tra i cantieri PNRR è quello più atteso.

La storia

Si va ormai verso il quarto di secolo da quando, nell’estate del 2000, l’allora amministrazione di Gianfranco Tosi aveva acquisito lo stabile dismesso di viale Duca d’Aosta. Poi nell’ambito del progetto Coop i primi lavori di bonifica, messa in sicurezza e rifacimento del tetto dell’edificio storico, fino all’arrivo dei 15 milioni di finanziamenti Pinqua per la rinascita in senso culturale e amministrativo. Un ulteriore stop sarebbe una beffa.

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