Basso Varesotto, la politica e il rischio della crisi di crescita

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Lo sviluppo del Basso Varesotto ruota attorno a Malpensa

La stravagante idea – ma forse dovremmo chiamarla provocazione in quanto, almeno per il momento, irrealizzabile – di Marco Reguzzoni che vorrebbe fondere in un’unica città Busto Arsizio e Gallarate trova una possibile sponda nei tanti progetti che, una volta completati, determineranno uno sviluppo decisivo per il Basso Varesotto. E’ un florilegio di cantieri aperti o in fase di avvio, destinati, con quanto già esiste, a qualificare il territorio e, prima del territorio, le due città principali.

Merito in parte dei soldi del Pnrr che riempiono le casse dei municipi e favoriscono, alimentandoli con fondi sicuri, gli interventi. Merito di un contesto proiettato da tempo verso il futuro, che prende spunto da Malpensa, ma anche dall’humus produttivo che a partire dalla prima metà del secolo scorso ha dato vita a un comprensorio di primo livello sul versante economico. Poi entra in gioco la posizione strategica del Bustese e del Gallaratese, al centro di snodi viabilistici e ferroviari che portano in Europa, facilitano cioè i collegamenti e, con l’aeroporto della brughiera, aprono al mondo intero.

Esageriamo? C’è chi ritiene che l’area della provincia di Varese più vicina a Milano sia una sorta di ombelico della Regione. Mah, diciamo che è una delle più importanti e, se saprà sfruttare e rendere sostenibili tutte le occasioni che le si parano davanti, è destinata a primeggiare. Non è un caso che Confindustria abbia deciso di spostare la sua sede operativa a Sud di Varese, a Castellanza: la potente associazione imprenditoriale ne coglie le potenzialità e, di conseguenza, la concentrazione di opportunità. Non che il capoluogo sfugga a uno sviluppo che la sua attuale amministrazione civica realizza con una serie di opere pubbliche che lo qualificano o, meglio, lo riqualificano. Una serie di lavori rimasti al palo per anni e ora presi in mano con determinazione da Palazzo Estense.

Rimane però evidente lo sbilanciamento con il Basso Varesotto, con i suoi presidi industriali, viabilistici, ferroviari, culturali, sanitari. Dall’ospedale nuovo ipotizzato sul confine tra Busto e Gallarate all’hub per le emergenza sanitarie che la Regione ha individuato nell’ex casermone dell’Aeronautica della stessa Gallarate, dai nuovi binari per avvicinare ulteriormente Malpensa con le linee principali ai musei (Maga, Volandia) che rappresentano qualcosa più della classica ciliegina sulla torta del territorio, dai lavori previsti nelle singole città (tanti lavori) grazie ai fondi del Pnrr alla mole degli investimenti privati: c’è da ritenere che la fotografia che ne deriva deponga davvero per una crescita senza precedenti.

L’incognita riguarda soltanto la politica, variabile imprescindibile affinché tutta questa ricchezza di occasioni vada in porto. Vengano cioè messe a terra, come si dice oggi con una delle frasi fatte che vanno per la maggiore. Una politica della quale si sa quello che dice, spesso a sproposito, ma nulla si può prevedere sugli sbocchi che annuncia. Perché di suoi errori e inadempienze trabocca anche il recente passato, a tutti i livelli. Il punto è proprio questo: la capacità della politica di tenere testa a uno sviluppo complesso e, per certi aspetti, repentino. Così complesso e repentino da non rivelarsi sostenibile, che potrebbe far perdere l’orizzonte a chi, in politica, c’è per caso più che per convinzione e per personali competenze. E questa sarebbe un’altra storia se però non incidesse direttamente sulle grandi aspettative del Basso Varesotto e sul fatto che, per paradosso, con tutta questa carne al fuoco rischi addirittura una crisi di crescita. In altri termini, di bruciarsi.

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