Bennati: “Pogacar è bravo, ma preferisco VdP. E mi aspetto Ganna alla Sanremo”

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Daniele Bennati, ex velocista, già commissario tecnico della nazionale di ciclismo su strada

GRAN CANARIA (Spagna) – A Gran Canaria Daniele Bennati ha costruito le sue stagioni migliori da corridore. L’ex velocista toscano ha sempre trascorso lunghi periodi invernali in quest’isola dal microclima fantastico di fronte alle coste del Sahara Occidentale. Un’attrazione che non si è sopita. E Bennati lo incontriamo nello splendido hotel Anfi del Mar, affacciato al sole dell’Atlantico, al termine di un allenamento di oltre sei ore. “Il vento contrario nelle ultime due ore ci ha fatto fare una fatica bestia”, afferma sorridendo.

Bennati, detto Pantera, è stato un grande velocista, tanto da essere considerato per un periodo il migliore al mondo, quindi c.t. della Nazionale dal novembre 2021 ai Giochi di Parigi. Oggi di cosa ti occupi?

“Ho appena trovato un accordo con Nalini: divento ambassador e a breve uscirà una linea firmata da me. Poi continuo a collaborare con Wilier. Con la Rai sono in attesa di capire se vogliono proseguire con me”. 

Si era parlato anche di un tuo possibile ruolo, magari nel ruolo di diesse, con una squadra di alto livello

“Ho avuto anche nei mesi scorsi dei contatti per rientrare. Però sono rimasto un po’ scottato dall’ambiente. Sono diventato un po’ allergico al mondo professionistico. Vedremo se trovo qualcosa che possa gratificarmi dal punto di vista professionale, ma fare il direttore sportivo non è una priorità”.

Quale potrebbe essere una forma che ti gratificherebbe? 

“Il sogno sarebbe di essere team manager di una squadra italiana, ma in  questo momento è abbastanza proibitiva come aspirazione. Però  come quando ero corridore l’obiettivo era di diventare un giorno commissario tecnico, in questo momento l’aspirazione più grande è un giorno poter gestire una squadra cento per cento made in Italy. Mi fa rabbia e tristezza vedere il ciclismo italiano così in basso dal punto di vista degli investimenti, degli introiti e della visibilità. Non può essere per tutto quello che il ciclismo ha dato a livello internazionale. Mi chiedo com’è possibile che con tutte le grandi aziende, le persone molto appassionate di ciclismo, non decidano di investire nel nostro sport. Il momento è ancora più difficile perché non abbiamo il campione per le grandi corsa a tappe. Però è anche vero che abbiamo ottimi corridori come Ganna, come Milan,  siamo fantastici  in pista… Però dal punto di vista della visibilità, tu lo sai meglio di me, in questo momento come possiamo valorizzare il ciclismo andando da una grande azienda e chiedere 20-30 milioni di euro a stagione?”

Che stagione ci si prospetta? Pogacar sarà ancora imbattibile? 

“Negli ultimi due anni Pogacar non solo è stato il dominatore assoluto, ma ha avuto anche una crescita esponenziale e incredibile delle sue prestazioni. Tadej quest’inverno ha dichiarato che punterà alla Milan-Sanremo e alla  Parigi-Roubaix che sono gli unici due monumenti che gli mancano. Sicuramente la Sanremo per caratteristiche è sempre stata la classica più incerta e anche per lui è quella più difficile da vincere. La Roubaix l’anno scorso l’ha sfiorata e dimostrato che magari senza quella caduta se la poteva giocare con Van Der Poel”. 

Vingegaard quest’anno farà Giro d’Italia: scelta giusta? 

“Potrebbe essere una scelta intelligente perché uno come Vingegaard viene al Giro d’Italia, che è l’unica grande gara a tappe che gli manca,  sicuramente con ottime possibilità di vincere. Se ci riuscisse andrebbe al Tour con meno pressioni. Però è chiaro che se Pogacar avrà la stessa condizione degli ultimi due Tour per Vingegaard sarà davvero difficile batterlo. 

La scelta di Vingegaard potrebbe anche significare che ha capito che, in condizioni normali, lui lo sloveno non lo batte più.

“Era proprio quello che ti volevo dire. Per questo venire al Giro è una scelta anche intelligente perché al Tour per battere Pogacar deve succedere qualcosa a Tadej”.

Vingegaard è caduto in allenamento per sfuggire a un cicloamatore che lo inseguiva. Qui ho visto corridori scacciare a urli altri ciclisti a ruota. Pogacar a dicembre, sempre qui a Gran Canaria, furioso per l’eccessiva pressione dei tifosi, ha rinunciato a una granfondo dove era la super star. Ora la sua Uae pare stia studiando di farlo scortare da una moto a ogni allenamento. Insomma, non bastasse quello con il traffico veicolare, anche il rapporto in strada tra tifosi e campioni si sta facendo complicato.

“Il ciclismo è bello anche perché gli sportivi, i tifosi, gli amatori, possono vedere da molto vicino e quasi toccare i grandi campioni. In alcuni casi puoi persino fare un tratto di strada assieme. Però l’amatore, il tifoso, deve comunque avere rispetto. Fare una foto o un video mentre si pedala può essere estremamente pericoloso. Inammissibile”.  

Restando ai grandi giri: come incastriamo Evenepoel tra i due colossi, Pogacar e Vingegaard? 

“A me Remco piace tantissimo anche per il fatto che è molto imprevedibile e che s’incazza di continuo. Mi piace il suo carattere. Avendo iniziato a correre in bici relativamente tardi certe dinamiche spesso non le sa gestire, però credo che sia un grandissimo corridore e un grandissimo talento. Il fatto che s’incazzi così tanto è perché lui sa di essere tanto forte ma non riesce a battere Pogacar.  Mi immedesimo in lui. Però al Tour de France ancora lo vedo un gradino sotto anche a Vingegaard”.

C’è un corridore che a me piace tantissimo: Florian Lipowitz, terzo al Tour e al Delfinato, secondo alla Parigi-Nizza. Può essere la sorpresa di stagione? 

“L’anno scorso ha dimostrato di essere un giovane molto interessante. Ha messo in evidenza numeri importanti ed è ancora molto giovane. Potrebbe essere la sorpresa”.

Pogacar che vince e stravince, ti appassiona o ti annoia?

“A volte si dice che Pogacar, che è il più forte, in qualche occasione potrebbe lasciare la vittoria a qualcun altro. Io penso che quando sei più forte è giusto che tu vinca. Poi da qui a dire che mi entusiasmi… Certo è un grandissimo corridore, come fai a dire il contrario? È sempre difficile fare dei paragoni, però Van Der Poel mi appassiona di più per il suo modo di correre, per come interpreta le classiche, per la sua grandissima esplosività e anche intelligenza. Però non vorrei passare per quello che non gli piace Pogacar. Come fa a non piacerti Tadej?”

 L’ultima cosa: ci sono italiani che possono vincere qualche gara importante?

“Sicuramente Ganna e Milan. Filippo ha dimostrato che la Sanremo può vincerla: è arrivato due volte secondo (2023 e 2025, ndr). Il problema per lui, e anche per Jonathan, seppure siano corridori diversi, sono sempre Pogacar e Van Der Poel. Pippo può cercare di fare il numero che ha fatto lo scorso anno, perché già tenere quei due sulla Cipressa e sul Poggio e poi rientrare in via Roma, per me è come se avesse vinto. Ha fatto dei numeri veramente allucinanti per stare dietro a due fenomeni. Forse, col senso di poi, quello ‘sforzone’ che aveva fatto alla Tirreno-Adriatico per provare a vincere la classifica, lo ha pagato alla Sanremo. Comunque nel 2025 Pippo fino al Fiandre ha fatto prestazioni allucinanti che solo uno con il suo motore può fare”.

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