LONATE CEPPINO – «È come se lasciassi aperta una stanza, chiunque voglia entrare può farlo. Però dovrete chiudervi dietro la porta per ascoltare con calma e attenzione, perché non si tratta di musica immediata: è una scommessa». Così Matteo Fabbris, musicista di Lonate Pozzolo che ora vive a Milano, ha parlato di Our Beauty in the Fire, progetto che domani, sabato 14 giugno, porterà sul palco del Black Inside di Lonate Ceppino in occasione della Many Kisses Night a cura di Lory Muratti. «Si tratta di un viaggio interiore, ed è un viaggio nel mio mondo interiore, in tutte le sue sfaccettature. Quindi potrà comprendere anche ambiti meno confortevoli come la paura, il panico o la malinconia: insomma, descrive un’ampia gamma di emozioni».
Simbolo di distruzione e rinnovamento
Come ha spiegato Fabbris, il nome prende ispirazione da Melisandre, la “Donna rossa” del Trono di Spade interpretata da Carice van Houten: «Nasce dal testo – Adoring your deep desires / I wish I hadn’t been true / I wish I hadn’t seen / Our beauty in the fire – di “I burned the city to the ground”, un brano che creai nel 2021 e non ho ancora pubblicato. Ha valore ambiguo, perché indica sia ciò che viene distrutto dal fuoco, sia ciò che siamo in grado di vedere al suo interno: per esempio il futuro, come succede nella serie tv. Da lì è diventato il nome del progetto, che ancora non aveva un’identità così definita. Rappresenta appunto l’ambivalenza tra la fragilità, il disfacimento e la perdita da un lato, e il desiderio e la “visione” dall’altro: il fuoco è simbolo di distruzione e rinnovamento».
Da Nick Cave a Fabrizio De André
«Il linguaggio – ha aggiunto il docente di lingua e letteratura inglese – cerca di unire la sfera più intima e intensa a riferimenti simbolici e suggestioni letterarie. Our Beauty in the Fire diventa così una specie di “spazio privato”, senza distorsioni, concessioni o sovrastrutture, dove chi entra è però invitato a fermarsi ad ascoltare pienamente, per trovare magari qualcosa di simile che risuoni anche in lei o in lui: è quello che davvero mi interessa e mi rimane, al di là dei numeri. Le influenze arrivano da sonorità goth e dark folk, unite all’attitudine di un certo tipo di cantautorato “alternativo”, che spazia da Nick Cave e Leonard Cohen a Matt Elliott e Fabrizio De André, e alla musica classica da camera con oboe, violini e archi, con l’inserimento del sassofono e della chitarra acustica, qualche volta elettrica. Amo anche l’elettronica e artisti come Blonde Redhead e Trentemøller».
In concerto con Andrea Bosetti e Francesco Salvadori
Fabbris, nato nel 1977, è stato attivo nella zona tra Milano e Varese con diverse band: «L’idea di Our Beauty in the Fire è arrivata quasi per caso nel 2019 in un periodo di pausa. Ho poi ricominciato a incidere idee vecchie e nuove, componendo e registrando da solo: accumulavo materiale senza sapere dove sarebbe andato a finire. Al termine del 2022 ho pubblicato due pezzi online e “Voices” ha attirato l’attenzione dell’etichetta Sono Music Group, che ha deciso di distribuirmi e promuovermi, con l’uscita tra maggio 2023 e settembre 2024 di cinque singoli e brani inclusi in compilation». Dallo scorso autunno la ricerca di un’altra chitarra e una seconda voce, per organizzare dei concerti e «portare il progetto a un livello diverso»; hanno risposto rispettivamente Francesco Salvadori e Andrea Bosetti, nome già noto in ambito dark per aver fondato i Mind Drop e, da ultimo, la collaborazione con il festival Hamlet Synthesized. «Punto molto sulle armonie vocali. Ci basiamo sulle versioni da studio delle canzoni ma dal vivo siamo liberi di riarrangiarle, dando così vita a una nuova dimensione per descrivere, suggestionare ma anche esorcizzare, in un viaggio intimo che è insieme intenso, malinconico, oscuro e catartico». L’uscita del primo album è prevista per fine anno.
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