Brera quartiere di Busto Arsizio: Castelli, Ferrario e Crespi, bustocchi in cattedra

Paolo Castelli, Angelo Crespi e Rachele Ferrario

BUSTO ARSIZIO – Tre bustocchi alla conquista di Brera, per un giorno “quartiere” di Busto Arsizio. In cattedra due professori, Paolo Castelli (Icma, B.A. Film Festival e Politecnico di Milano) ospite di Rachele Ferrario docente all’Accademia di Brera, e il direttore della Pinacoteca di Brera Angelo Crespi, che è passato per un saluto all’insegna dell’orgoglio bustocco.

Il trio bustocco doc

L’occasione per radunare il trio di illustri bustocchi è stata la masterclass che Paolo Castelli, docente di storia dell’arte contemporanea e linguaggi della comunicazione visiva per il dipartimento di Design del Politecnico di Milano, ha tenuto all’Accademia di Belle Arti di Brera per il corso di Fenomenologia delle Arti della prof. Rachele Ferrario, altra bustocca doc anche se si definisce «bustese» dato che non vive più in città. “Cinema e pittura. Dialoghi tra arti visive” il titolo della masterclass che ha tenuto incollati gli studenti nell’aula del Centro Internazionale di Brera di via Formentini.

La masterclass

Castelli ha fatto una panoramica sulle «aree di confronto e scambio» tra cinema e pittura, dal repertorio iconografico (la pop art e l’optical art di “Blow Up” di Michelangelo Antonioni, citazione inevitabile per un docente dell’ICMA di Busto) ai quadri che mettono in scena il cinema (come “New York Movie” di Edward Hopper), per poi soffermarsi sulle dimensioni dello spazio filmico e del montaggio, con riferimenti a Stanley Tucci, regista di “Final Portrait”, che gioca dentro la scacchiera dello studio di Alberto Giacometti e usa la tecnica di “montage-sequence” per condensare il racconto e il tempo.

Cinema e arte

«Una bellissima masterclass» per Rachele Ferrario, che definisce «non banale e non scontato» il contributo di Paolo Castelli sul tema iconografico. A cui si è aggiunto quello – altrettanto autorevole – di Angelo Crespi, il direttore, anch’egli bustocco doc, della Pinacoteca di Brera che ha preso spunto da alcune opere d’arte del “suo” museo, dal “Cristo morto” di Mantegna a cui si è ispirato Pier Paolo Pasolini in un’iconica scena di “Mamma Roma” a Canova, che evoca l’idea del classico metafisico, e Appiani e Hayez, artisti fondativi dell’identità cultura milanese e accademica. «Un remix tra diversi livelli di lettura e narrazione, e tra “alto” e “basso” – sintetizza la prof. Ferrario – concetto ormai antico ma più che mai attuale e valido per spiegare ai ragazzi che dovranno lavorare di più per essere all’altezza di questo nuovo che avanza».

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