Busto Arsizio e Gallarate, la politica dei cattivi esempi

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Palazzo Gilardoni e Palazzo Borghi a Busto Arsizio e a Gallarate

“Ma quale esempio stiamo dando?”. La domanda la pone all’Aula del consiglio comunale di Gallarate Sonia Serati, rappresentante di + Gallarate, gruppo d’opposizione, in merito alla discussione sul futuro dell’ospedale Sant’Antonio Abate. Dibattito scaturito da due mozioni che, di fatto, chiedevano alla Regione, regista dell’intera partita sanitaria, la stessa cosa: il mantenimento di una serie di servizi primari nella struttura di via Pastori collegati al nuovo nosocomio previsto con Busto Arsizio, ma più comodi e funzionali per i cittadini. Argomento che avrebbe dovuto trovare tutti d’accordo per una serie di motivi, a cominciare dall’interlocuzione con Palazzo Lombardia che, con l’unanimità, avrebbe ben altro peso.

Invece è finita a schifio. Maggioranza e gruppi d’opposizione fermi su posizioni inconciliabili, non tanto nel merito quanto nel metodo, di qua un centrodestra inscalfibile, di là un centrosinistra offeso e, quindi, irritatissimo dal muro eretto dai partiti che sostengono la giunta. Fino al punto da portare lo scontro su questioni di semantica: un e/o da correggere all’interno della mozione presentata dalla maggioranza, comunque sorda alla richiesta del Partito democratico, reo, secondo i suoi avversari, di aver forzato la mano chiedendo la convocazione del consiglio comunale a fine luglio. Che non ci fosse nessuna urgenza è vero, che la politica, quella di sostanza, chiama alla responsabilità, a destra come a sinistra, è altrettanto scontato. Ma la politica non c’è più, al massimo esiste un suo surrogato. Così l’incomunicabilità, a causa delle primogeniture, delle ripicche e dei risentimenti, regna sovrana dalle parti di palazzo Broletto e in via Verdi.

Situazione che non si trova, almeno per una volta, nella vicina Busto Arsizio. Lì, nella stessa giornata di ieri, 31 luglio, maggioranza e opposizioni, indotte tra l’altro dalle considerazioni dell’europarlamentare Isabella Tovaglieri, hanno firmato l’intesa sulla questione della raccolta rifiuti, un documento di buon senso visto che, come a Gallarate per l’ospedale, tutti i gruppi chiedevano la stessa cosa: una revisione delle modalità e dei tempi di raccolta dei sacchi dell’immondizia, problema aperto nella cittadinanza da qualche settimana.

Ma le buone pratiche trovano sempre chi riesce a vanificarle. Nel caso bustocco a dare il cattivo esempio è nientemeno che il sindaco Emanuele Antonelli il quale, assieme a un unico consigliere ribelle, ha votato contro alla mozione unitaria. Perché? Non l’ha detto e, dopo il clamoroso e immotivato no, è apparso stizzito. Antonelli non è nuovo ad alzate d’ingegno, frutto del suo carattere levantino piuttosto che ad atteggiamento ragionati, politicamente corretti. Cosa, il politicamente corretto, che non fa parte del suo bagaglio personale. A volte c’azzecca, altre volte traligna. Gli piace fare l’uomo forte, che manda persino il consiglio comunale e la stessa maggioranza che lo sostiene a quel paese, senza che nessuno s’offenda e reagisca. Mah. Non chiediamoci il perché del suo comportamento, tanto avrebbe sempre ragione lui. Se mai avesse la compiacenza di spiegarci che cosa, a volte, gli passa per la capa.

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