Busto, il tecnico del braccialetto elettronico non arriva: resta in carcere

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BUSTO ARSIZIO – Il tecnico non c’è, il detenuto si fa tre giorni in più di carcere, non dovuto. Il paradosso è che a decidere di quelle 72 ore di detenzione in eccesso non è stato un magistrato, bensì un tecnico, che all’appuntamento per regolare il braccialetto elettronico non si è presentato.

Non ha deciso un magistrato

La segnalazione è arrivata all’Agi dai legali del detenuto, Laura Gusmeroli e Giovanni Tavernari. La disavventura è toccato a un cittadino italiano che era stato arrestato lo scorso maggio in esecuzione di un mandato di cattura europeo. Un mese circa dopo l’arresto arriva il sì dei giudici al braccialetto elettronico. Altri problemi fanno slittare di altri giorni l’arternativa al carcere. Tutto pronto? Pare di sì. A quel punto, non senza l’impegno degli agenti della Polizia Penitenziaria, sempre in prima linea e sempre sotto organico, il detenuto viene accompagnato a casa ed è in quel frangente che il tecnico non si presenta. Facendo slittare di altre tre giorni la misura alternativa al carcere per il recluso.

Non è inusuale

Che fatti simili accadano a quanto pare non è solo possibile, ma neanche tanto infrequente. Antigone, l’associazione impegnata nella tutela dei diritti dei carcerati, riferisce – lo riporta l’Agi –  che «situazioni di questo genere sono tutt’altro che rare e sono state denunciate diverse volte nel tempo. È un problema per la persona, che è dovuta rimanere in carcere più del tempo previsto, ma anche un costo economico e di personale per lo Stato nell’organizzare per due volte il servizio di scorta».

busto braccialetto elettronico – MALPENSA24
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