BUSTO ARSIZIO – E ora, con il campionato alle porte, dove volano le Farfalle? Oltre ai dubbi attorno all’E-Work Arena dopo il crollo dell’altro giorno, c’è anche la questione sportiva: dove si allenerà e giocherà la UyBa, partendo dal presupposto che i tempi di chiusura dell’impianto potrebbero essere più lunghi del previsto?
Busto Varese: è il momento?
Qualche mese fa nel mondo del volley bustocco spuntò la suggestione di una UyBa pronta a spostarsi a Varese per giocare alcune partite nel tempio della Pallacanestro Varese. Il discorso si fermò al ragionamento e a qualche visita, a Busto e a Masnago, di sindaco varesino e dirigenza biancorossa durante le partite casalinghe delle rispettiva squadre.
Riprendere il filo del discorso, in un momento complicato, è oggi ipotesi così peregrina? La UyBa del resto è un gioiello bustocco, ma il volley, forse più di altri sport, sa superare i campanilismi locali. Insomma, forse è il momento per mettere da parte colori, rivalità sportive e politiche per lavorare tutti insieme per il bene di una realtà che ha saputo dare gioie e successi a Busto e all’intera provincia. Vedremo se a prevalere sarà l’amore per il patrimonio pubblico o gli egoismi politici, soprattutto in vista dell’avvicinamento della campagna elettorale.
Busto e gli impianti
Altra riflessione invece, andrebbe fatta sui grandi impianti sportivi bustocchi e su come mai una città di oltre 80 mila abitanti, e che ambisce a diventare (co) capoluogo, non riesca a mantenere o valorizzare le proprie strutture. Oggi stiamo parlando dell’E-work Arena, ma non si può dimenticare la genesi (travagliata) e la vita (altrettanto complessa) della pista di atletica a lungo dimenticata, oppure la piscina Manara, altro gioiello decadente e dal futuro piuttosto incerto.
Nel panorama, certo, oggi brilla il nuovo palaginnastica, ma anche qui, non bisogna dimenticare che la struttura nasce da un progetto – il palaghiaccio – naufragato e da un sogno – sarebbe meglio dire un castello di carta – crollato, per fortuna, prima della posa della prima pietra, ovvero il Campus di Beata Giuliana. Insomma, a conti fatti, bollare il crollo dell’E-Work Arena come una casualità, vorrebbe dire nascondere la polvere sotto il tappeto, ovvero l’incapacità delle amministrazioni (anche le precedenti, poiché il discorso affonda ben oltre la giunta Antonelli) di programmare con serietà – e mettere denaro – la cura e la manutenzione straordinaria delle strutture sportive. Per poi, gonfiare il petto e riempirsi la bocca di paroloni, quando c’è una squadra cittadina sul podio e bisogna fare un selfie ai posteri. Al social click nessuno è immune.
