Busto, imprenditore spolpato per 14 milioni: a processo cognati e professionisti

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BUSTO ARSIZIO – È stato rinviato a ottobre, per un legittimo impedimento, il processo nei confronti di sei imputati accusati di aver sottratto circa 14 milioni di euro a un imprenditore 87enne di Brembate, titolare di un’azienda tessile con sede a Busto Arsizio. L’udienza era fissata per oggi, martedì 30 giugno, davanti al giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Busto Arsizio, Veronica Giacoia.

Cognati e professionisti

Sul banco degli imputati siedono tre cognati dell’imprenditore, due avvocati – uno dei quali nominato amministratore di sostegno dell’anziano – e un commercialista. Secondo la Procura di Busto Arsizio, che ha coordinato le indagini con il pubblico ministero Susanna Molteni, il gruppo avrebbe approfittato delle condizioni di fragilità cognitiva dell’imprenditore e della moglie per impossessarsi del patrimonio familiare e assumere il controllo della società.

Un piano per svuotare azienda e patrimonio

L’inchiesta ipotizza che gli indagati abbiano progressivamente estromesso l’imprenditore dalla gestione dell’azienda. Dopo la nomina dell’amministratore di sostegno, la moglie dell’87enne era subentrata alla presidenza del consiglio di amministrazione. Anche lei, ritenuta in condizioni di particolare vulnerabilità, sarebbe stata indotta a consentire operazioni che avrebbero permesso agli imputati di ottenere la maggioranza nel cda e gestire direttamente la società.

Secondo gli investigatori, da quel momento sarebbero iniziate una serie di operazioni finalizzate a svuotare i conti aziendali e il patrimonio di famiglia, fino alla vendita di macchinari e alla realizzazione di bonifici, trasferimenti di denaro e compravendite ritenute fittizie.

Il quadro di Artemisia Gentileschi

Tra gli episodi contestati figura anche la presunta compravendita simulata di un dipinto attribuito ad Artemisia Gentileschi, appartenente alla famiglia della moglie dell’imprenditore. L’opera sarebbe stata valutata dagli stessi imputati 12 milioni di euro che avrebbero indotto la moglie dell’imprenditore a utilizzare risorse della società, pur non avendo la tela mai lasciato il salotto dell’abitazione di uno dei cognati coinvolti nell’inchiesta.

L’indagine partita dalla denuncia dei nipoti

L’inchiesta è nata dalla denuncia presentata da una nipote dell’imprenditore, assistita dagli avvocati Cesare Cicorella e Maurilio Raimondi.

Le indagini, condotte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Brescia insieme alla Questura di Bergamo, hanno portato nei mesi scorsi all’esecuzione di un sequestro preventivo d’urgenza per un valore complessivo di 14 milioni di euro.

Il provvedimento, successivamente convalidato dai giudici per le indagini preliminari di Bergamo, Brescia e Busto Arsizio, ha riguardato quote societarie, conti correnti, polizze assicurative e fondi di investimento. Per garantire la continuità produttiva e tutelare i posti di lavoro, la società è stata affidata a un amministratore giudiziario.

I reati contestati

Secondo l’accusa, circa quattro milioni di euro sarebbero stati trasferiti direttamente agli indagati tramite bonifici, mentre altri nove milioni sarebbero stati investiti in titoli di Stato successivamente ricondotti ai familiari coinvolti.

Per occultare la provenienza del denaro, gli imputati avrebbero inoltre effettuato una serie di operazioni finanziarie e compravendite simulate, condotte che hanno portato la Procura a contestare anche il reato di autoriciclaggio.

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