«Un universo da scoprire»: a Busto l’era dei cristalli nel libro di Daniele Bossari

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BUSTO ARSIZIO – «Orologi, cellulari, ogni tipo di tecnologia medica fino ai gioielli: questa è l’era dei cristalli, sono onnipresenti». Così Daniele Bossari ha parlato di «un universo da scoprire» e, per la sua perfezione intrinseca, di «un’attrazione che accompagna l’uomo dagli albori della civiltà».
Il conduttore televisivo ha incontrato il pubblico di BA Book ai Molini Marzoli – in platea erano presenti anche la moglie Filippa Lagerback e il vicesindaco Manuela Maffioli – in un appuntamento organizzato dalla Ubik di Busto che ha visto la prima presentazione del libro “Cristallo”, in uscita oggi, martedì 14 maggio, e frutto di oltre un anno e mezzo di ricerche compiute dal popolare volto tv.

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«Una specie di blocco a livello del collo»

Un interesse, ha raccontato Bossari, «nato per caso nel 2016 mentre a Milano aspettavo l’arrivo del treno. Mi imbattei in un negozio che ora non c’è più, “Pietre delle meraviglie” dove comprai quello che è stato il mio esemplare numero uno, un quarzo rosa di cui mi colpirono fin da subito forma, colore e geometrie. Tempo dopo utilizzai una sfera di shunghite per la meditazione: tenendola in mano ero intento nella pulizia dei chakra ma incontrai una specie di blocco a livello del collo che continuava ad arrestarmi. Un mese dopo ebbi un rigonfiamento in quella parte del corpo e nel punto e dove avevo riscontrato quella tensione mi diagnosticarono un tumore. “Come è stato possibile?” è la domanda da cui è partito tutto il libro».

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I cristalliers, le prime guide alpine

«Come è stato possibile capirlo settimane prima della medicina, e attraverso una materia inorganica? Certamente mi lascio curare dalla scienza – ha sottolineato Bossari – ma parallelamente volevo anche curare la mia anima e trovare delle risposte». È così iniziato un viaggio sia fisico che metafisico – «perché c’è anche una parte di spiritualità» – che ha avuto come punto di partenza il Monte Bianco.
«La parte di cui sono più orgoglioso è la bibliografia. Sono arrivato a leggere i lapidari medievali e ho parlato con i massimi esperti di cristallografia, gente che ha dedicato una vita intera a questa materia: volevo che fosse una ricerca rigorosa. Ho incontrato figure incredibili come i cristalliers: le prime guide alpine erano infatti per la maggior parte cercatori di cristalli, il primo è stato Jacques Balmat. Alle persone comuni è proibito svolgere questa attività non solo per motivi etici, ma anche per la grande pericolosità dei luoghi in cui si trovano le pietre».

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Le radio dello sbarco in Normandia

La panoramica offerta dal libro non punta a creare elenchi ma cerca di dare un quadro completo toccando ogni aspetto dell’argomento, a partire da quelli scientifici, come le diverse proprietà atomiche, e storici: «La seconda guerra mondiale fu vinta anche grazie ai cristalli. Per lo sbarco in Normandia furono cambiati quelli in ogni radio, permettendo una comunicazione stabile tra coloro che se ne servivano e salvando così vite». Fino agli aspetti mitologici e folcloristici: «Mi hanno colpito i riti sciamanici a riguardo dei nativi americani, tra le informazioni più difficili da reperire perché si basano sulla tradizione orale e, in Europa, il mondo celtico con dolmen e menhir – non a caso strutture ad alta presenza quarzifera – e la “famigerata” sfera di cristallo che è stata introdotta dai druidi».

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C’è ancora molto da scoprire

«Una materia di cui sappiano tantissimo, ma su cui c’è ancora tantissimo da scoprire e non lo dico io, ma chi studia i cristalli. Come nel caso delle capacità che hanno alcuni di rigenerarsi, tutt’ora senza spiegazioni. Per noi la loro seduzione comincia dal punto di vista estetico per giungere poi altre dimensioni, in primis quella temporale, relativa alla loro nascita, crescita e sviluppo: possono arrivare ad avere anche miliardi di anni. E non solo servono per meditare ma possono aiutare la contemplazione, un semplice susseguirsi dei pensieri per accedere alla sfera dell’intuitività. Possono essere anche un modello di riferimento: niente di trascendentale, come il quarzo rosa legato all’amore o quello bianco alla perfezione. Solo una dinamica psicologica, che però funziona».

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