Busto, omicidio Gorla: in aula le tracce biologiche: il Dna sull’auto di Mirti

BUSTO ARSIZIO – Le tracce biologiche diventano uno degli elementi centrali del processo per l’omicidio di Davide Gorla, il commerciante di 64 anni ucciso a coltellate il 25 giugno 2025 nel suo negozio di via Milano a Busto Arsizio. Oggi, martedì 29 settembre, davanti alla Corte d’Assise del tribunale di Busto Arsizio, gli inquirenti hanno ricostruito le attività investigative svolte nelle ore immediatamente successive al delitto e il percorso seguito per arrivare a Emanuele Mirti, 50 anni, di Castellanza, imputato per l’omicidio. La Corte è presieduta da Rossella Ferrazzi, con Daniele Frattini giudice a latere e la giuria popolare. Mirti è difeso dall’avvocato Roberta Bono. Il pubblico ministero è Flavia Salvatore, che ha coordinato l’inchiesta condotta dalla Polizia di Stato, dal Commissariato di Busto Arsizio e dalla Squadra Mobile di Varese.

Le tracce biologiche sulla macchina

Tra gli elementi illustrati in aula assumono particolare rilievo gli accertamenti scientifici. Tracce biologiche riconducibili a Davide Gorla sono state individuate sul volante e sulla leva del cambio dell’auto di Mirti. Un dato che gli investigatori hanno inserito nella ricostruzione degli spostamenti del 50enne nelle ore successive all’omicidio. Il capitolo delle tracce biologiche non si ferma però alla vettura. Altri reperti sono stati recuperati dagli investigatori nell’ambito delle attività di ricerca degli indumenti e delle scarpe utilizzati da Mirti dopo il delitto. In particolare, tracce biologiche sono state rinvenute su un paio di pantaloni blu e sotto le scarpe attribuite a Mirti, recuperate all’interno di un cassonetto della spazzatura nei pressi del supermercato In’s, vicino all’abitazione del 50enne a Castellanza. È proprio questo passaggio investigativo a rendere particolarmente articolata la ricostruzione. Gli investigatori non si sono limitati al luogo in cui erano stati gettati gli oggetti, ma hanno seguito a ritroso il percorso del rifiuto.

Il sacchetto seguito attraverso il Gps del camion dei rifiuti

Per individuare dove fosse finito il sacchetto contenente scarpe e pantaloncini, gli investigatori hanno seguito il tragitto del camioncino adibito alla raccolta dei rifiuti, utilizzando i dati Gps del mezzo. Un percorso investigativo che ha consentito di risalire alla raccolta del sacchetto e quindi di recuperare gli indumenti e le calzature che, secondo la ricostruzione dell’accusa, Mirti avrebbe cercato di eliminare dopo l’omicidio. Gli accertamenti scientifici sui reperti hanno quindi assunto un peso significativo nella ricostruzione delle ore successive al delitto.

Le telecamere hanno seguito Mirti dopo il delitto

A completare il quadro ci sono poi le immagini delle telecamere di videosorveglianza. Gli investigatori hanno ricostruito il percorso compiuto dal 50enne dopo l’omicidio attraverso una serie di filmati acquisiti lungo il tragitto. Già nelle prime ore dell’indagine le telecamere avevano consentito agli investigatori di seguire l’uomo in fuga dal negozio di via Milano. Le immagini avevano inoltre mostrato un cambio di indumenti: secondo quanto ricostruito all’epoca, l’uomo si sarebbe tolto una maglietta potenzialmente sporca di sangue e ne avrebbe indossata una pulita. Quando la polizia è arrivata a casa di Mirti, poche ore dopo l’omicidio, lo ha trovato lavato e cambiato e, soprattutto, sbarbato. Era pulito e con abiti differenti rispetto a quelli che gli investigatori stavano cercando di ricostruire attraverso le immagini. Mirti, fin dal fermo, ha negato ogni responsabilità e si è sempre dichiarato innocente. La difesa ha contestato la lettura degli elementi investigativi, sottolineando in precedenza come le immagini delle telecamere dovessero essere contestualizzate e come, a suo giudizio, gli indizi raccolti non fossero concordanti.

Il debito da 10mila euro

Sul fronte del movente, in aula è stato sentito anche il fratello di Davide Gorla, costituitosi parte civile. La sua testimonianza ha confermato l’esistenza del rapporto economico tra la vittima e Mirti e, in particolare, del debito che il 50enne aveva nei confronti di Gorla. Secondo la ricostruzione accusatoria, si trattava di una somma nell’ordine dei 10mila euro, maturata tra affitti e spese condominiali non pagati. Gorla era infatti il proprietario dell’appartamento di viale Lombardia, a Castellanza, nel quale Mirti viveva. Il rapporto tra i due era dunque anche quello tra proprietario e inquilino. Gli investigatori avevano individuato proprio nella situazione debitoria uno dei possibili moventi dell’omicidio. Malpensa24 aveva già riferito dell’esistenza di un debito di circa 10mila euro per gli affitti arretrati, precisando che un bonifico di circa 7mila euro rinvenuto dagli inquirenti risaliva al giugno 2024 e non costituiva quindi, secondo la ricostruzione investigativa, un pagamento effettuato immediatamente prima del delitto. La conferma arrivata dal fratello della vittima porta dunque nuovamente al centro del processo il nodo economico tra Gorla e Mirti, indicato dall’accusa come possibile movente.

Il delitto del 25 giugno

Davide Gorla venne ucciso poco dopo le 18 del 25 giugno 2025 all’interno del suo negozio di via Milano, nel centro di Busto Arsizio. Fu colpito con un’arma da taglio, soprattutto nella zona del collo. L’aggressore si allontanò rapidamente dal negozio e le telecamere della zona consentirono agli investigatori di acquisire immagini utili alla ricostruzione della fuga. Nel giro di poche ore gli investigatori arrivarono a Mirti, che venne fermato nella notte tra il 25 e il 26 giugno. L’uomo era l’inquilino di Gorla e viveva nell’appartamento di Castellanza di proprietà della vittima. L’arma del delitto, invece, non è mai stata individuata nelle prime fasi dell’inchiesta: gli investigatori avevano eseguito diverse perquisizioni nell’abitazione di Mirti alla ricerca del coltello utilizzato per uccidere Gorla. L’udienza è stata aggiornata al 13 ottobre.

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