BUSTO ARSIZIO – Sentenza ribaltata in Appello per Giuseppe Cauchi, imprenditore gelese di 54 anni residente a Busto, accusato di essere il mandante dell’omicidio di Matteo Mendola (nella foto), giovane bustese, ucciso a colpi di pistola nei boschi di Pombia il 4 aprile 2017.
Il movente economico
Cauchi era stato assolto in primo grado. Oggi, venerdì 29 aprile, la Corte d’Appello di Torino ha ribaltato la sentenza condannandolo a 26 anni di carcere a fronte della richiesta di fine pena mai formulata dalla procura generale. I due presunto esecutori materiali del delitto, Antonio Lembo e Angelo Mancini, erano già stati condannati a 30 anni. Lembo, in particolare, era considerato il personaggio chiave della vicenda. L’accusa ha insistito con decisione sulla sua credibilità.
Ucciso in modo barbaro
Stando a quanto ricostruito dall’autorità giudiziaria Cauchi avrebbe ordinato la morte di Mendola per vendicare il credito che la famiglia del ragazzo vantava nei suoi confronti. Per l’accusa Mendola fu attirato nei boschi con il protesto di compiere un furto e quindi ucciso “con modalità barbare” che “ricordano una scena macabra della serie tv Fargo“
