Follia in piazza, i sindacati di polizia: «Busto e Gallarate abbandonate»

BUSTO ARSIZIO – «Ormai abbiamo il timore di intervenire. Abbiamo timore di come intervenire». Nella consapevolezza che oggi «Le sirene di un’auto della polizia non spostano più nessuno». E’ Paolo Macchi, segretario provinciale del Siulp Varese, il principale sindacato della polizia di Stato, ad intervenire dopo i gravissimi fatti registrati nella serata di venerdì 10 gennaio in piazza Garibaldi a Busto.

E interviene, Macchi, partendo dalla realtà che oggi vivono gli appartenenti alle forze di polizia. C’è il timore di intervenire perché le sirene della polizia che non spostano più nessuno rappresentano cittadini (non tutti ovviamente) pronti ad aggredire la polizia se in difetto. E c’è il timore di come intervenire, perché ad un intervento che presuppone l’uso della forza per calmare una situazione di tensione magari con esagitati  incontenibili e potenzialmente pericolosi, possono far seguito polemiche e provvedimenti.

Maggiori tutele

«Oggi – aggiunge Macchi – a fare paura non sono più solo le piazze organizzate, quelle dove si svolgono manifestazioni organizzate magari in condizioni di tensione elevata, oggi fanno paura anche gli interventi di soccorso. Com’era quello di venerdì: ai colleghi era stato segnalato un ragazzo esanime sull’asfalto. Chi li ha circondati, chi ne ha impedito l’intervento, ha impedito di fatto che gli agenti potessero prestare soccorso al giovane. Per gli appartenenti alle forze di polizia servono prima di tutto maggiori tutele».

Busto e Gallarate dimenticate

Nessuno teme l’arrivo delle forze dell’ordine, mentre gli operatori sono cronicamente insufficienti. «Una sola pattuglia in città per la notte – spiega Macchi – parliamo di tre agenti. Busto e Gallarate sono state ormai dimenticate e tante sono le richieste di trasferimento in centri con più uomini e mezzi. Per poter lavorare in una situazione di maggior sicurezza».

Uno stato di diritto

L’ultima considerazione di Macchi è sociale: «Questi giovani di origine straniera sono tutti di seconda generazione. Sono cresciuti in Italia. Uno Stato garantista e sono questi stessi giovani ad abusare dei diritti che questo Stato che disprezzano assicura loro. A differenza di quanto accade dai Paesi dai quali le loro famiglie sono fuggite».

Emergenza sicurezza

E su quanto accaduto a Busto interviene anche il segretario provinciale del Sap di Varese, Cristian Sternativo. «A Busto Arsizio l’emergenza sicurezza sta aumentando in modo esponenziale, nonostante l’impegno quotidiano e costante di tutti gli appartenenti alle forze dell’ordine. Tuttavia, come è chiaramente rilevabile dai fatti recentemente accaduti, sta venendo sempre meno l’autorevolezza di chi veste una divisa, poiché chi aggredisce gli operatori delle forze dell’ordine è consapevole che non ne risponderà se non in modo lieve e blando».

Mancano uomini e mezzi

Sternativo conclude:  «Il nostro Paese deve tutelare chi è preposto a garantire la sicurezza dei cittadini con norme adeguate e regole certe. Per questo è importante che venga approvato al più presto il Ddl Sicurezza, dove sono previste sanzioni più aspre per chi usa violenza e resistenza nei confronti di un pubblico ufficiale. Serve un rafforzamento degli organici, che ancora sono carenti mediamente del 10%”, poiché la carenza di organico comporta che costantemente nella città di Busto Arsizio ma anche di Gallarate ci si ritrovi ad avere una sola volante a far fronte a questi eventi».

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