A Busto la voce di “Ken il guerriero”. Cigliano: «Il doppiaggio si fa con il cuore»

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BUSTO ARSIZIO – «Se volessi rifare qualcosa sarebbe proprio “Ken il guerriero”, in modo diverso. Sarebbe stato meglio dieci anni dopo, così come l’avete visto al cinema». Alessio Cigliano, storica voce del successore della Divina Scuola di Hokuto, l’ha rivelato ieri, sabato 9 maggio, al pubblico raccolto sotto il Main Stage di Milano Comics & Games, in occasione della celebrazione dei quarant’anni dall’arrivo in Italia del cartone animato tratto dall’omonimo manga. «Ma hai fatto un capolavoro» è stata la replica, tra gli applausi, degli spettatori entusiasti; tra gli ospiti attesi nello spazio di MalpensaFiere a Busto Arsizio, per l’anniversario, anche Claudio Maioli in arte Spectra, autore e interprete della celebre sigla, e Stefano Bersola, cantante di City Hunter, per l’omaggio eroe dalle sette stelle sul petto.

Una serie che nessuno vedrà

«Ero giovane, insicuro e cicciottello mentre lui era grosso, tanto grosso. Dopo aver prestato la voce a Ken uscivo sempre con il diaframma spezzato», ha ricordato Cigliano nel corso dell’intervista condotta da Stab. «All’epoca arrivavo da cartoni animati come “Lady Oscar”, “Candy Candy” e dai robottoni giapponesi. Quando mi mostrarono la serie – la mia prima stagione fu nel 1986 – pensai: “Non la vedrà nessuno”. Ora è veramente particolare festeggiare i suoi quarant’anni. Io ne avevo diciannove-venti e doppiavo già da qualche tempo; la mia voce non era perfetta ma avevo la passione. Riascoltandomi oggi sento uno che non ci arrivava, ma che ci metteva il cuore. Questo non c’è in un doppiaggio fatto con l’intelligenza artificiale».

«Tutti i personaggi hanno qualcosa da insegnarti»

«Sei sconfitto ora. Metti giù quella ragazza»: sono state le parole del primo combattimento di Kenshiro ad accompagnare l’ingresso sul palco del doppiatore che vanta all’attivo 15mila titoli in cinquant’anni di carriera. «Devi essere neutro quando entri in sala – ha spiegato Cigliano del suo mestiere – io mi incollo a quello che vedo. Magari aggiungo qualcosa di mio al personaggio, ma la guida è lui. Poi, una volta finito, è come se fossi un tergicristallo. Perciò quella che magari è diventata una battuta iconica in realtà è stata equivalente a cinque minuti della mia vita. Ma all’epoca non potevo sapere». C’erano Raul e Mamiya, ma anche fan di Jojo e One Piece tra i presenti ad ascoltare le parole di Cigliano che, scherzando, ha aggiunto: «Ho ucciso un sacco di persone nella mia vita. Ma è questo il bello: calarsi in un personaggio – come, per esempio, un astronauta – che nella realtà non saresti mai stato. E tutti hanno qualcosa da insegnarti».

L’ottimo lavoro di “Dune” e il doppiaggio con AI

«Quando guardo i film cerco di non fare attenzione a riconoscere i miei colleghi perché, se mi mettessi a indagare, alla fine non mi godrei più la visione. Però, nel caso di “Dune”, non sono riuscito a capire quali fossero: vuol dire che è stato fatto un ottimo lavoro». Su questo fronte non sono poi mancate riflessioni sull’uso dell’intelligenza artificiale, per cui Cigliano ha auspicato un’apposita legislazione.
«Se un’opera è stata creata interamente così, artefatta, è ok che sia anche doppiata in questo modo. Ma se Tom Cruise si trucca, si mette la parrucca, recita e a settant’anni si cala con una corda senza stuntman, e poi c’è il set da allestire con la scenografia, le telecamere, il fonico e la colonna da comporre, e poi c’è ancora tutta la promozione e il lavoro di distribuzione a livello mondiale da fare, insomma, tutti si sono fatti questo c%#o per poi sentire il doppiaggio dall’intelligenza artificiale? Tutto ’sto sforzo fatto da uomini e poi un computer mi doppia la voce?».

«È un lavoro artistico, si fa con il cuore»

«Adesso tutti i film devono essere “second screen friendly” e fruibili stando su TikTok», ha aggiunto Cigliano. «Io ho vissuto il passaggio dall’analogico al digitale ed è strabiliante poter sostituire anche una sillaba di una battuta che, se è stata fatta bene dall’attore, va preservata», ha sottolineato, raccontando i suoi dubbi nel 2019 sul tornare a doppiare Ken, dopo la richiesta di Giorgio Bassanelli Bisbal, e i diversi provini affrontati vedere se ne fosse in grado. «Sarà un bene se l’intelligenza artificiale ci aiuta nel lavoro ma sarà un male se lavora al posto nostro. Perché in questo caso è un lavoro artistico, e quindi si fa con il cuore».
Il saluto con una raccomandazione: «Non è un diktat, ma un consiglio che vi dà chi ha cinquant’anni di esperienza in questo campo. Ogni volta che sentite un mio “buongiorno” è sempre diverso. L’avrò detto 10mila-15mila volte e tutte in maniera diversa una dall’altra, anche se sembrano uguali: basterebbe controllare la forma dell’onda sullo spettrogramma. E se vi siete commossi vedendo un film con Meryl Streep, ricordate che uscite dalla sala con gli occhi lucidi per due ragioni: l’interpretazione di Meryl Streep e la voce di Maria Pia Di Meo».

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