CASORATE SEMPIONE – Le foto della famigerata Panda Bianca, che multò migliaia di persone sul Sempione tanto da diventare un caso nazionale (e giudiziario), compaiono ancora sui social all’interno del gruppo “Gli autovelox di Casorate Sempione”, creato dalla Lega – oggi in maggioranza e in giunta – che proprio cavalcando l’onda delle proteste riuscì insieme all’attuale sindaco Dimitri Cassani (Noi Moderati) a vincere le elezioni nel 2015. Ma probabilmente la tentazione di sanzionare con i dispositivi di rilevamento della velocità è irresistibile per ciascuno che – nel paese dei cavalli diventato il paese delle multe – si trovi a indossare la fascia tricolore.
Tutti avvisati
Cassani ha resistito per undici anni. Ma ora, fresco di rinnovo per il terzo (e ultimo) mandato, annuncia candidamente l’ormai prossimo ritorno al passato. «I controlli ci saranno, con sempre maggior frequenza e, a breve, anche con l’utilizzo di strumentazione adeguata al rilievo e sanzionamento di chi non rispetta i limiti di velocità», scrive sulla pagina ufficiale del Comune. «Non sarà un ritorno al periodo dell’autovelox selvaggio, ma un controllo attento e rispettoso della normativa per sanzionare chi non rispetta i limiti, siamo tutti avvisati».
Fatti e parole
Raccomandazione d’obbligo, insomma, dello stesso tono e contenuto di chi lo aveva preceduto e che invece permise che in quattro anni migliaia di automobilisti vennero pesantemente sanzionati perché sul Sempione “sfrecciavano” a 56 chilometri orari, limite che nel frattempo – nonostante i tanti annunci – non sono mai stati innalzati.
«Il limite dei 50 chilometri orari sul Sempione è troppo basso», dichiarò più volte il sindaco Dimitri Cassani quando dai banchi d’opposizione divenne uno dei principali antagonisti della Panda bianca che faceva incassare al Comune fino a un milione di euro all’anno. Del resto in orario serale (perché la famigerata macchina parcheggiata a lato della strada faceva anche gli straordinari in notturna) bastava toccare i 64 chilometri orari per trovarsi nella cassetta delle lettere la foto della propria auto e un bollettino da pagare superiore ai 200 euro. L’apice si raggiunse nel 2013, dopodiché le indagini della magistratura portarono al sequestro dell’autovelox e le polemiche si placarono. Quattro anni dopo Cassani, nel frattempo diventato sindaco, non si rimangiò le parole dette da combattivo rappresentante di minoranza, ovvero che «l’autovelox in quel modo serviva soltanto a fare cassa”, ma soprattutto che il limite di velocità sul Sempione è troppo basso. Ecco dunque il colpo di teatro, una sorta di tentativo di riappacificazione dato che la vicenda autovelox, secondo Cassani, aveva «incrinato il rapporto di fiducia tra il Palazzo comunale e la popolazione». Nel 2017 dichiarò pubblicamente: «Ho dato mandato al nuovo comandante della polizia locale di mettere in atto tutte le procedure necessarie per alzare il limite di velocità sul Sempione». Il risultato? Nove anni dopo il limite è sempre a 50 chilometri orari (foto qui sopra), e per giunta torna l’autovelox. Chapeau.
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