LONDRA – “NBA Europe? Il progetto sta correndo. Pallacanestro Varese? Prospettive molto interessanti, soprattutto se salta il banco tra americani ed EuroLeague”. A guidarci attraverso lo scenario dirompente per il basket del vecchio continente è Davide Chinellato, corrispondente da Londra della Gazzetta dello Sport e massimo esperto della pallacanestro a stelle e strisce. Malpensa24 lo ha raggiunto per una intervista esclusiva.
Chinellato, a che punto è il progetto NBA Europe?
E’ in una fase molto avanzata. Nella conferenza stampa alle Finals, Adam Silver ha comunicato che le offerte vincolanti saranno chiuse entro questo mese. Ad ottobre NBA svelerà chi gestisce le franchigie. Poi ci sarà un processo di revisione affidato alle banche per l’analisi dei fondi che supportano i club. L’ultimo step dovrà passare attraverso i board NBA e Fiba, la federazione internazionale che è partner del progetto.
Ed EuroLeague?
Un eventuale accordo con ECA (l’ente che gestisce EuroLeague e EuroCup) è il fattore X che può far saltare il banco. La collaborazione ECA-NBA Europe comporterebbe un aggiustamento delle franchigie e un tempo supplementare per integrarle.
Come in una partita a poker
Esatto. Adesso siamo nella fase in cui le due parti hanno in mano le carte migliori. A giugno capiremo se riusciranno a trovare un punto di contatto. A ottobre NBA Europe farà partire la macchina organizzativa per incominciare, si presume, ad autunno 2027.
Quale può essere il punto di caduta tra ECA e NBA?
La possibilità di giocare insieme su un terreno comune. Da una parte la bellezza sportiva di EuroLeague, che non ha niente da invidiare a nessuno. Dall’altra il know how di NBA, che è unico al mondo. Un esempio? Uscire dal ristretto interesse degli appassionati per andare ad esplorare il terreno del merchandising, aspetto ancora incontaminato nel basket europeo.
Per Davide Chinellato quale sarebbe la soluzione migliore?
Quella dell’accordo. Senza alcun dubbio. Lo abbiamo già visto in passato. La competizione tra due leghe non porta a nulla di buono. Ti contendi i giocatori, diminuisci il talento, abbassi il valore delle squadre. Ci perdono tutti.
Per fare campionati competitivi ci vogliono le stelle. NBA Europe avrà giocatori sufficienti per alzare il livello della lega? Tanto più adesso, con i college che sono entrati sul mercato
L’obiettivo è esattamente quello di attirare i giocatori. Invogliare i prodotti di primissimo livello (penso ai Doncic e ai Suigo) a rimanere un paio d’anni in Europa prima di andare in NBA. La NCAA è fantastica come esperienza personale e scolastica, ma se parliamo di giocatori professionisti non c’è niente di meglio della NBA.
Un tentativo per arginare la “fuga dei cervelli” (o meglio dei giocatori) europei
Sarebbe meglio dire formare i talenti europei. NBA Europe non dovrebbe solo essere lo sfogo per quei giocatori americani che non ce l’hanno fatta al di là dell’oceano. Dovrebbe essere soprattutto un contenitore per quei giovani talenti europei che la NBA individua e che vuole già far crescere al proprio interno. Un esempio? Victor Wembanyama. Che avrebbe potuto giocare un paio d’anni in NBA Europe con il PSG prima di andare agli Spurs.
E Varese e RedBird?
RedBird c’è stata sin dall’inizio. A Londra, alla presentazione del progetto NBA Europe, Gerry Cardinale e Zlatan Ibrahimovic erano in prima fila. Però RedBird ha bisogno di un titolo sportivo e di una squadra già esistente per andare avanti. Ricordiamoci sempre la partnership tra NBA Europe e Fiba e le regole che valgono sono quelle della Fiba. Visto che la trattativa con l’Olimpia Milano è andata male, ecco che si è inserita Pallacanestro Varese. Ha fatto bene a legarsi a RedBird. Ma…
Ma…
Beh, se fossi un tifoso non so se mi piacerebbe andare a vedere la Pallacanestro Varese domenica a Masnago e il Milan Basket mercoledì a San Donato Milanese. E’ anche vero che se Varese vuole partecipare a NBA Europe non può che agganciarsi ad un brand già esistente, quello del Milan.
Non c’è già il brand Pallacanestro Varese?
Qui dobbiamo guardare le cose con la prospettiva americana, non attraverso una visione europea. Negli Usa il brand Milan vale tanto: la sua storia, i suoi trofei, i suoi tifosi, il suo indotto. Il brand Pallacanestro Varese lo conoscono in pochi al di là dell’oceano. E’ brutale da dire, è poco romantico, ma è la verità.
E se invece NBA Europe ed ECA facessero l’accordo?
In quel caso cambierebbe tutto. EuroLeague punterebbe a mantenere le sue squadre, soprattutto i soci fondatori. Quindi il brand Olimpia sarebbe il punto di riferimento per Milano. Sono anche convinto che NBA Europe troverebbe un “premio di consolazione” per RedBird. Penso alla costruzione e alla gestione delle nuove arene, che poi è il vero business del progetto.
E a quel punto che fine farebbe il “MilanVarese”?
In una fase iniziale faccio fatica a vedere due squadre della stessa città o per meglio dire della stessa area. Però non escludo che successivamente ci possa essere un allargamento di NBA Europe. A quel punto Varese avrebbe ugualmente le proprie carte da giocarsi, ma in un periodo più lungo, per esempio 5 anni dopo l’inizio della lega. Solo così potrebbe riaffacciarsi il derby tra Olimpia Milano e “MilanVarese” sulla falsariga di quello tra Knicks e Nets. Una prospettiva più lontana, ma secondo me fattibile.
Cardinale conferma l’impegno in NBA (“unico modello sostenibile”). E Varese?
