Cinema industriale, film da riscoprire. L’archivio alla Liuc e la sua storia

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Sortie d’usine (1895, Lyon, Louis Lumière)

CASTELLANZA – «Sono una via di mezzo tra documentario e pubblicità. Una forma ibrida, che è stata sempre guardata con sospetto dal mondo intellettuale a causa del compromesso con la finalità promozionale. La loro grande stagione si concentra tra gli anni ‘50 e ‘70, poi sono stati soppiantati da forme di comunicazione più attuale, come la televisione e internet». Si tratta dei film industriali, di cui la Liuc vanta un ampio archivio dedicato. Il suo nuovo direttore Daniele Pozzi, docente dell’ateneo di Castellanza, ne ha raccontato la storia.

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Itinerario industriale (1968, Montecatini-Edison, Giovanni Cecchinato)

Capire il valore potenziale

Questo materiale, come tutto ciò che riguarda l’eredità dell’impresa, prima di venire giudicato antico, viene giudicato vecchio. E, dovendo affrontare un continuo problema di gestione di spazi e risorse, può essere difficile capirne il valore potenziale. Un istituto legato all’università può colmare il gap: «L’archivio esiste del 1998. Lo strumento di comunicazione che raccoglie non è più attuale, ma tratta di un patrimonio storico, racconta l’industria italiana. Gran parte del materiale è stato prodotto per iniziative di Confindustria e la Liuc è l’università del mondo delle imprese. Ne è nata l’idea di un’associazione, che è appunto l’Archivio del cinema industriale. L’obiettivo è preservare questa cineteca, facendone copie digitali, e renderla utilizzabile, compiendo anche una ricerca e un censimento della relativa filmografia. Finora sono stati accumulati circa duemila titoli, un terzo del catalogo generale, che è consultabile liberamente su internet e ammonta a circa seimila e cinquecento schede».

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Uno su tre (1957, Peroni, realizzazione Ermanno Scopinich)

Raccolta differenziata, Taranto e caramelle Motta

Sono documenti archeologici, da cui si può ricavare un’unità didattica smontando i piani di lettura: «Magari un filmato degli anni ‘90 sulla raccolta differenziata è brutto, però può far capire il percorso compiuto. Ce n’è uno, degli anni ‘60, che mostra distruzioni trionfali di uliveti secolari per costruire il polo siderurgico Taranto. Ma si può vedere anche come viveva la gente prima di avere la possibilità di lavorare lì. E l’industrializzazione compiuta in certo modo ha comunque portato altri problemi. Mostrare come venivano fatte le caramelle Motta nel ‘57 permette di studiare anche il costume, l’organizzazione del lavoro, i meccanismi dell’impresa e le gerarchie della fabbrica».
C’è attenzione per la storia locale: «I filmati sono stati prodotti soprattutto da grandi industrie, mentre il tessuto del nostro territorio è formato da piccole imprese. Siamo però disponibili a raccogliere i materiali di quante vogliano divulgare il loro patrimonio storico, ad esempio le videocassette che si distribuivano alle fiere negli anni ‘80. Perché il cinema è tecnologia industriale, è tutto industria. Non può fare a meno di chimica (pellicola, carta, cellulosa), elettricità (luce, lampada, gas) e meccanica di precisione (un proiettore con un certo frame rate). Non a caso la prima creazione dei fratelli Lumière nel 1895, quando stavano andando a cercare soldi per la loro iniziativa, (perché il cinema è anche impresa, gestione, cercare soldi), è stato proprio un documentario industriale, che ritraeva l’uscita degli operai dallo stabilimento Lumière di Lione».

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Tre fili fino a Milano (1958, Edison, regia Ermanno Olmi)

Le prossime iniziative

«Ci proponiamo di lavorare per una maggiore fruibilità dell’archivio nella comunità Liuc, con un accesso più facile per docenti e studenti per attività didattica, ricerca e comunicazione. Inoltre sono in cantiere attività rivolte all’esterno, con offerte a scuole del territorio e altre iniziative di carattere scientifico e culturale. Tra queste ci sarà “Industrial Heritage: uno sguardo al passato e al futuro dell’impresa”, corso di aggiornamento per docenti delle superiori in cui si parlerà del patrimonio industriale con Massimo Negri, uno dei massimi esperti italiani e internazionali. Poi collaboreremo con l’Archivio Fotografico Italiano per il Festival Fotografico Europeo: sono stati fissati due eventi ad aprile, l’11 a Castellanza e il 18 a Legnano. Senza dimenticare “Scritture di luce”, mostra a Villa Pomini con le foto del territorio siciliano scattate negli anni ‘70 e ‘80 dell’Ottocento da Giovanni Verga e Luigi Capuana, gli autori del Verismo. Noi abbiamo contribuito con “Gela antica e nuova”, realizzato nel ‘64 dall’Eni, che offre uno spaccato tra l’arrivo della grande industria petrolifera e la Sicilia tradizionale. Il regista si chiama Giuseppe Ferrara ma il testo è stato scritto da Leonardo Sciascia».

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