Comi e Caianiello: “Ci siamo ancora”. Su Facebook

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La via di fuga? Facebook. L’hanno imboccata Lara Comi e Nino Caianiello, politici (definirli ex sarebbe improprio) finiti nelle spire dell’inchiesta Mensa dei poveri, seppure con differenti gradi di coinvolgimento, e messi ai margini delle attività che hanno svolto per anni in posizioni gerarchiche e istituzionali di primissimo piano. Posizioni di grande visibilità oltre che di comando, oggi impedite loro dalla magistratura che li accusa di essere artefici di un presunto quanto diffuso malaffare, perlomeno per quanto riguarda Caianiello; tutti e due esposti a possibili quanto probabili verifiche processuali. Insomma, Comi e Caianiello confinati negli spogliatoi.

Dura da accettare per due costantemente in campo da titolari, spesso sui giornali e in tv, serviti e riveriti da schiere di tifosi più o meno interessati, più o meno fedeli, molti attrezzati come lacché. Tutti contenti che i loro referenti politici facciano capolino sui social anche nel mezzo dei rovesci giudiziari che rischiano di travolgerli in via definitiva. Sotto i loro ultimi post, non si contano i like. Certo, né l’una né l’altro si avventurano in commenti o commentoni sulla politica, né propongono indirizzi, linee e giudizi come una volta. Caianiello, fresco di misura cautelare in carcere, ha abbandonato la tradizionale lenzuolata, l’interminabile pippone domenicale, per più morigerate e riflessive incursioni filosofiche, frasi prese in prestito da pensatori, scrittori e storici che virano sulle virtù della temperanza e della tolleranza. Frasi a volte criptiche, altre volte supercazzole. Sempre messaggi indiretti e subliminali per dire senza dire. Un esempio: “L’ironia è l’ipotenusa del lato intelligente di una persona. Di base, ce l’ha solo chi è all’altezza”. Mah.

Lara Comi, da pochi giorni rimessa in libertà dopo alcune settimane agli arresti domiciliari, argomenta sulla necessità di difendere i presepi. Tema ricorrente sotto le feste, ripreso con vigore dall’esponente berlusconiana a fronte degli attacchi alla sacra rappresentazione della Natività. Che c’azzecca? Uscita pubblica che rompe il forzato silenzio di questo periodo dopo mesi di quotidiane, reiterate e quasi ossessive presenze su Facebook, anche solo per augurare il buon giorno o la buona notte ai fans.

Che dire? Salvagente, i social, rispetto all’oblio a cui sarebbero destinati, quanto meno fino a proscioglimento o assoluzione dalle accuse, sia Lara Comi sia Nino Caianiello. Che la politica possono soltanto guardarla dall’esterno, almeno per il momento. Prezzo oneroso per chi, come loro, l’hanno sempre frequentata da protagonisti. E ora, per ribadire “ci siamo”, sono costretti chi a filosofeggiare chi a sottolineare quanto sia bello il presepe. Che non siano i loro argomenti preferiti, lo supponiamo. Che siano costretti a parlare d’altro per non parlare di politica, lo comprendiamo. Un modo come un altro per restare aggrappati al mondo di fuori, che continua a correre e se ne infischia di chi, per un “accidente” della Giustizia, rischia di rimanere indietro.

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