Confcommercio provincia di Varese: «Un secondo lockdown il colpo di grazia»

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Rudy Collini, vicepresidente Confcommercio Varese e presidente Ascom Busto

VARESE – «Non possiamo permetterci un nuovo lockdown. Per la nostra categoria sarebbe il colpo di grazia, nella sola provincia di Varese almeno una attività su tre potrebbe non riaprire più». Rudy Collini, vicepresidente vicario di Uniascom Confcommercio provincia di Varese, non nasconde la propria preoccupazione.

Il decreto anti-movida

Le nuove misure del Governo valide su tutto il territorio nazionale, dalle 18 alle 6, hanno lo scopo di porre un freno all’aumento del numero di contagi che sta investendo soprattutto i ragazzi. Collini ritiene il decreto «un male necessario per tutelare il futuro del settore». Di qui il rinnovo dell’invito, rivolto sia agli operatori sia ai clienti, «di rispettare le regole, al di là della presenza o meno di controlli da parte delle autorità preposte». Quello del numero due di Uniascom è perciò un richiamo «al senso responsabilità di ognuno di noi» e all’estrema necessità «di non vanificare tutti gli sforzi e i sacrifici fin qui fatti. Il futuro dell’economia del nostro Paese riguarda tutti e non solo gli impreditori».

La piccola ripresa

Sacrifici che nelle ultime settimane hanno prodotto, complice il bel tempo e la presenza di molte persone che sono rimaste in città, una piccola ripresa dei fatturati di bar e ristoranti in tutto il Varesotto. «Le nuove misure arrivano proprio nel momento in cui si intravvedeva una lucina in fondo al tunnel. Non ci voleva, ma comprendiamo che di fronte a determinati comportamenti, soprattutto della clientela ma anche da parte di alcuni gestori, non si potesse non intervenire».

Interrogativi d’autunno

Collini, nel ribadire la necessità di aiuti da parte del Governo a favore dell’intero settore, ancora una volta il più penalizzato dalle misure anti Covid, guarda all’imminente futuro: «Ci attende un autunno pieno di punti interrogativi. Non sappiamo se e come il virus tornerà a manifestarsi e ancora non abbiamo il polso della situazione economica di molte attività a conclusione del periodo estivo. Ecco perché, a maggior ragione, dobbiamo evitare in tutti i modi una seconda quarantena».

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