Da Roma a Busto, la politica è un guazzabuglio

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Per Attilio Fontana, governatore lombardo, l’alleanza della sua Lega con i Cinque Stelle ricorda, fatti i debiti distinguo, certi scenari della Prima Repubblica. Quando i socialisti, a Roma seduti al tavolo con la Democrazia cristiana, amministravano regioni e città con i comunisti. Insomma, nulla di nuovo né di traumatico sotto i cieli della politica italiana. In una intervista a un quotidiano della capitale, Fontana si dice tranquillo per la tenuta del centrodestra a Palazzo Lombardia. Nonostante l’ira di Silvio Berlusconi in scia all’accordo tra Matteo Salvini e Gigino Di Maio. Nonostante le diversità che agitano lo schieramento vittorioso alle elezioni di marzo. Nonostante i mal di pancia che stanno colpendo molti autorevoli esponenti della coalizione, quelli che fanno la differenza perché decidono le intese. Per farla breve, Berlusca grida al tradimento, ma la Lega tira dritto per la propria strada. E non c’è o, meglio, non ci sarebbe da preoccuparsi a livello locale. Sarà vero? A nessuno conviene buttare all’aria giunte appena formate, a cominciare da quella lombarda. In questo senso, Attilio Fontana ha ragione. Nel lungo periodo, però, se mai il governo giallo/verde dovesse decollare, possibilmente con un premier sgradito a Forza Italia e a Fratelli d’Italia, le cose potrebbero complicarsi. A Milano come nelle province e nelle nostre città. Soprattutto dove gli esecutivi sono più fragili. Come a Busto Arsizio, per fare un esempio. La maggioranza che sostiene il sindaco Emanuele Antonelli ha i numeri risicati. Chiede l’apporto ai gruppi civici, coi quali è in trattativa. Ma i civici di Busto al Centro alle elezioni si erano alleati col Partito democratico; qualcuno, parte Lega, storce il naso. Il timore è che si avvantaggi la componente forzista, che conduce il confronto, appunto a discapito del Carroccio che rivendica la leadership. Sullo sfondo fa capolino la Provincia: in autunno si rinnovano consiglio ed esecutivo. La contropartita per i civici, in cambio del loro apporto a Busto Arsizio, potrebbe essere la vicepresidenza di Villa Recalcati, ruolo che è già in capo a un esponente della stessa formazione, però oggi alleata ai dem. Questioni locali, si dirà. Mica tanto: se crolla l’intesa di centrodestra a Roma, in futuro potrebbero  esserci ripercussioni in periferia. Il caso bustese è emblematico anche di un altro aspetto: il gran calderone ideologico che caratterizza il sistema dei partiti, privo di punti fermi a ogni livello. Un po’ come dire che tutto fa brodo. Benché facciano spesso premio anche i personalismi. Ma queste è un’altra storia. Restiamo al presente e, per quanto riguarda il Varesotto, agli attuali scenari, alla supremazia del centrodestra che, comunque vada, per il momento farà di necessità virtù. Pur di evitare il ritorno anticipato alle urne, che per qualche compagine potrebbe rivelarsi pericoloso, fingerà di non accorgersi della rabbia di Silvio Berlusconi e dello strappo in atto ai livelli alti. Almeno fino a quando converrà.

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