ELEZIONI AMERICANE 2020 Pence: «Biden cavallo di Troia della sinistra radicale»

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Si è chiusa con la serata di ieri,27 agosto, la stagione delle convention elettorali americane. La scorsa settimana la kermesse democratica ha benedetto la candidatura di Joe Biden e della sua vice Kamala Harris. Mentre nella giornata di ieri il ticket Trump – Pence è stato formalmente sancito dalla convention repubblicana nel giardino della Casa Bianca. Due convention, due mondi, due modi di vedere l’America.

La convention dem: più Kamala che Joe

Sulla convention virtuale democratica, regnava la preoccupazione di un partito democratico profondamente diviso in correnti, dove aleggiava lo spettro del 2016, anno in cui prevalse il Tycoon nonostante fossero tutti dichiaratamente uniti sotto la bandiera di Hilary Clinton.

Joe Biden ha incassato la candidatura, che nei fatti era già cosa fatta dalla scorsa primavera. La curiosità era ovviamente tutta su Kamala Harris e sui “capi corrente”, soprattutto Bernie Sanders, Elisabeth Warren e la giovane Alexandra Ocasio Cortez, delusi dalla nomina della stessa Harris considerata lontana da una visione progressista della politica statunitense. A tener banco, ovviamente, le questioni care ai democratici: divisione razziale, pandemia e crisi occupazionale. Lo stesso Joe Biden ha pronunciato un discorso durissimo nei confronti di Donald Trump, considerato da molti democratici un vero demone. «Usciremo della tenebre» ha annunciato incassando la candidatura democratica il 77enne Joe Biden. Le polemiche e i botta e i risposta con Trump non sono mancati. Infatti alla kermesse, le parole di Michelle Obama, star del primo giorno di convention, non sono passate inosservate, tanto che Trump ha replicato sui social media con un tweet: «Torna a sederti e guarda. Sono presidente grazie al lavoro di tuo marito».

Basso è stato anche il profilo di Bill Clinton, fiaccato da scandali sessuali, travolto anche dallo scandalo del milionario Jeffrey Epstein, morto suicida in carcere un anno fa a New York. Diverso, invece il tono di Barack Obama, mai così aggressivo dal punto di vista comunicativo e in diretta opposizione al Presidente Trump, dipingendolo come un «pericolo per la democrazia americana».

Una convention che non resterà certamente nella memoria degli americani e che non ha risolto le disarmonie all’interno della variegata piattaforma democratica, ma che quanto meno ha tentato di dare colore ad una campagna presidenziale piuttosto grigia, facendo capire che il futuro non è Joe Biden ma Kamala Harris.

Empatia del Gop

Si è conclusa ieri, la convention repubblicana, che si sarebbe dovuta tenere in South Carolina, invece il Covid ha fatto ridisegnare tutta la sceneggiatura e la regia di questo evento che per Trump doveva rappresentare lo spartiacque per risalire nei sondaggi e provare a giocarsi la volata presidenziale in novembre.

Fin dalla prima giornata di convention, trasmessa in tv in orario serale, l’operazione messa in campo dal Gop è stata quella di mostrare empatia rispetto a quanto sta accadendo negli ultimi mesi negli Stati Uniti. Il primo intervento del senatore repubblicano afroamericano Tim Scott è stato quello di far capire quanto il problema delle disuguaglianze sia sentito da Trump, e quanto abbia fatto per la comunità afroamericana, significativi anche gli interventi di allevatori, operai e pescatori, gente comune che ha voluto testimoniare quanto importante sia stato il lavoro fatto da Donald Trump per i loro settori produttivi. Testimonianze e racconti autobiografici hanno cercato di dare un volto al sogno americano. E su questo copione si innesta anche il discorso della First Lady, la quale ha raccontato la sua vicenda da immigrata, provando a far conoscere al pubblico americano il volto umano del Presidente: «Donald vuole solo il bene dell’America». Discorso molto apprezzato dagli analisti quello di Melania Trump che si è distinta per compostezza e lucidità di ragionamento senza attaccare l’avversario Biden.

Biden «cavallo di troia della sinistra radicale»

La convention repubblicana si è però conclusa in un crescendo di accuse verso Joe Biden. Il primo è stato il vice presidente Mike Pence, uomo della destra cristiana e autorevole leader del Tea Party, che ha ricordato come Biden sia «il cavallo di troia della sinistra radicale». In questo modo ha fatto intendere che Joe Biden è un burattino eterodiretto dalla sinistra e dai teri che vogliono un’America debole e socialista, profetizzando un’America nel caos se dovesse vincere Biden, sulla stessa linea del Vice Presidente anche  i famigliari di Trump che hanno raccontato di un Donald umano e impegnato costantemente per la difesa degli interessi degli americani. Infine, ieri sera, con un discorso di oltre un’ora, Donald Trump ha accettato formalmente la candidatura, attaccando l’avversario, ricordando quanto sia importante la sicurezza degli americani, rilanciando il tema del “Law and Order”, puntualizzando sulle violente proteste di piazza e sull’atteggiamento «tollerante di Joe Biden», il quale, se vincesse, metterebbe a repentaglio la sicurezza dei cittadini americani. Argomento più che mai attuale, visti ancora gli ultimi fatti di sangue accaduti nelle città americane. Una convention, che ha ancora una volta ha chiamato a raccolta quelli che Trump definisci patrioti, i veri americani, ma basteranno loro per riconfermalo alla Casa Bianca?

I sondaggi

Nelle ultime due settimane, l’attenzione è stata ovviamente centrata sulle convention dei due partiti, ma la macchina dei sondaggi non è stata ferma. Tanto è vero che possiamo oggi, a distanza di quasi tre settimane, certificare che la scelta di Kamala Harris per ora non ha sortito alcun effetto sulle rilevazioni. Anzi Joe Biden, secondo i sondaggi settimanali della Cnbc è in leggero calo in tutti gli Swing State. Trump sembra aver recuperato terreno, specialmente in quegli Stati dove, solo un mese fa sembrava ormai fuori da giochi. Risale in Michigan e Pennsylvania, ma il caso emblematico resta il Wisconsin, dove ora è ad un passo da Joe Biden. Dobbiamo però ricordare che Biden è in vantaggio in tutti gli swing state e se si votasse oggi, secondo i numeri dei sondaggi sarebbe il nuovo Presidente degli Stati Uniti. In chiusura, è giusto segnalare che nella settimana appena trascorsa sono emersi due sondaggi piuttosto significativi e in controtendenza rispetto ad altri, Trafalgar Group, l’unico a pronosticare la vittoria di Trump in Michigan e Pennsylvania nel 2016, ha stimato che in Wisconsin il Presidente Trump sarebbe in vantaggio di un 1% su Joe Biden, e nel democratico Minnesota (un repubblicano non vince dal 1972) addirittura i due candidati sarebbero appaiati. Due dati che se davvero venissero confermati avrebbero del clamoroso. Gli ultimi quindi giorni ci hanno fatto capire che Trump sta trasformando le elezioni del 2020 in un referendum sull’idea americana, e Joe Biden potrebbe avere difficoltà su come rispondere.

Giacomo Iametti

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Lo speciale Elezioni Americane 2020 ci accompagnerà fino al prossimo 3 novembre, giorno delle 59esime elezioni presidenziali nella storia degli Stati Uniti. Si tratta di un appuntamento settimanale a cura di Giacomo Iametti e Simone Cecere, creatori della pagina Instagram Elezioni Americane 2020 (CLICCA QUI per accedere), una striscia quotidiana di poco più di un minuto in cui, attraverso Stories, sondaggi, grafici e approfondimenti, viene raccontato tutto ciò che succede Oltreoceano nella corsa alla Casa Bianca.

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