Fedez e Forza Italia: lo spettacolo deve continuare

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Fedez al congresso di Forza Italia giovani

di Gian Franco Bottini

Scorrendo, in questi giorni, le poco consistenti cronache del Congresso dei Giovani di Forza Italia, contestuali a quelle riguardanti le recenti elezioni amministrative martoriate dalla solita scarsa affluenza, ci è venuta spontanea la percezione di una assonanza fra le due questioni. Da tempo si argomenta sulle molte ragioni della disaffezione (anzi peggio: rinuncia) di molti elettori nell’esercitare il loro più importante diritto democratico.

A nostro parere, una delle più credibili motivazioni del fenomeno, viene dal fatto che i partiti vengono oramai percepiti dalla gente non più come, ognuno, portatore di specifici valori, bensì come residenza di cordate di persone, portatrici di slogan e di luoghi comuni, politicamente disponibili a qualsiasi mutazione genetica pur di perpetuare la loro sopravvivenza politica. In parole povere, e ovviamente senza alcun riferimento specifico né a persone né ad aree politiche, fra le motivazioni, ci sta quindi il calo generalizzato della stima e dell’apprezzamento per la qualità del “personale politico”.

Il problema sarebbe quindi nella credibilità delle”persone”e la storia più recente parrebbe confermarcelo. Non appena,infatti, è comparso all’orizzonte un personaggio capace di offrire stimoli, speranze e chiari valori, improvvise impennate di consenso si sono verificate anche per simboli di partito fino a quel momento stagnanti, con conseguente ripresa dell’interesse elettorale. E’ successo per il PD con Renzi, per FdI con Meloni e, a suo tempo, in parte anche con Berlusconi, allorché , nella sua “discesa in campo”, cominciò a fare l’occhiolino ad una parte del mondo democristiano.

E se questa “disistima” verso il mondo dei “politici” ha delle influenze negative sull’elettorato attivo (gli elettori) lo ha altresì sull’elettorato passivo (i candidati). Infatti, senza alcun riferimento a situazioni specifiche trattandosi di un fatto generalizzato e confermato dalle stesse segreterie dei partiti, ottenere oggi la disponibilità ad impegnarsi da parte di candidati “di qualità” risulta sempre più complicato e l’offerta sempre meno ambita. L’eccessiva invadenza, poi, dei media televisivi, che tendono a trasformare le molte trasmissioni politiche in occasione di “caciaroso” intrattenimento sull’altare dell’audience commerciale, non aiuta certo nella selezione dei protagonisti politicamente più credibili ma a mettere in mostra quelli “spettacolari”, alimentando così la generica disistima verso la categoria dei cosi detti “politici”.

Se quindi la scarsa affluenza alle varie occasioni elettorali è una questione di “persone”, bene fanno quindi quei partiti che dichiarano di puntare su una nuova generazione politica di “giovani”. E bene farebbero se, prospettassero a questi “giovani” la necessità di un percorso fatto di iniziale umiltà, nel mentre venissero forniti loro esempi da emulare per la loro passione ed integrità valoriale.

Visti i risultati, pare comunque una strada non facile da percorrere; c’è chi dice stante la maggior disponibilità di esempi di arrivismo, opportunismo e trasformismo. Il richiamato caso del Congresso dei Giovani di Forza Italia è, per quanto ci riguarda, puramente esemplificativo, perché sovrapponibile ad analoghe situazioni, indifferentemente riferibili alla sinistra o alla destra. Abbiamo infatti cercato di seguire sulla stampa nazionale il suddetto Congresso, perché interessati a cogliere spunti e stimoli forniti al “sangue nuovo” di un partito significativo per l’argomento in questione, per aver rappresentato nel passato una larga fetta di elettorato e oggi potenzialmente rappresentativo di una altrettanto larga fetta di quell”astensionismo del quale ci si lamenta in ogni occasione. Sinceramente siamo stati delusi nelle nostre aspettative e l’unico riscontro mediatico, che ancor oggi frequenta le cronache, è stato rappresentato dalla presenza di Fedez (politicamente re del nulla) e dalla sua fugace “comparsata” con un noto provocatorio giornalista (re della baruffa televisiva).

Non ci resta che detrarre che poco o nulla, di politicamente rilevante, deve essere stato messo a disposizione dei Giovani presenti ed anzi, se ci limitiamo a quanto comunicato dai media, un Congresso che verrà ricordato unicamente per l’intervento di un personaggio, forse apprezzabile dal punto di vista artistico, ma certamente tutt’altro che esemplare per quella platea, dati i suoi ondivaghi trascorsi “politici” e la sua, seppur incolpevole, inconsistenza in materia.

Questa la nostra conclusione, a meno che si voglia classificare come esemplare lo straripante entusiasmo di uno dei più rappresentativi esponenti degli “azzurri”, Maurizio Gasparri, segnalato dalle cronache non certo per un suo pregnante apporto politico alla platea dei “giovani” ma unicamente per essersi orgogliosamente intestato il merito di aver resa possibile la partecipazione del suddetto cantastorie. Come dire: anche per la politica “lo spettacolo deve continuare”.

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