VARESE – Di questa Forza Italia non si capisce più nulla. A Villa Recalcati presenta una mozione e vota contro il Remigration Summit, mentre a Palazzo Estense prepara il campo per un voto a favore e poi all’ultimo si astiene.
Un Remigration due Forza Italia
A Villa Recalcati, qualche mese fa, fu Matteo Marchesi a presentare la mozione e tutto il gruppo, compreso il vice presidente provinciale Giacomo Iametti (fedelissimo di Longhini), condannò il Remigration facendo asse (politico) con il Partito Democratico. Posizione di fatto smentita a Palazzo Estense.
Lo strabismo politico, emerso nella seduta consigliare di ieri (mercoledì 29 0ttobre), ha prodotto anche altri strampalati risultati: il voto non è in sintonia con la linea regionale (anche Sorte si era espresso in maniera netta e contraria al ReSum di Gallarate) e ha indispettito la Lega che, ancora una volta è rimasta isolata (unica forza di centrodestra che ha votato contro). Insomma anche l’unità della colazione è andata a farsi benedire per l’ennesima volta in consiglio. Ma quel che ancor di più ha stupito è stato il percorso che ha portato gli azzurri all’astensione.
Al momento dell’illustrazione della mozione presentata dal Partito Democratico, l’intervento del consigliere e segretario provinciale azzurro Simone Longhini ha tracciato la strada per un voto a favore, con anche la presentazione di un emendamento così “leggero” che era impossibile respingere. E, infatti, il PD (o meglio Fisco) l’ha accettato. Insomma, il tavolo era politicamente apparecchiato. Poi però all’ultimo la sbandata con tentativo piuttosto goffo («Ci siamo accorti che c’è un altro emendamento – del consigliere Battistella – che marca politicamente la mozione», ha detto un poco convincente Longhini) di correggere la traiettoria con un’astensione “sciapa” che ha spiazzato e suscitato perplessità tra gli azzurri anche oltre i confini del consiglio provinciale. Tanto che qualche forzista, alla luce di ieri sera, ha commentato: «L’atteggiamento di Longhini è la conferma che di Forza Italia ce n’è più di una». E, aggiungiamo, l’una non sa cosa fa l’altra.
