(Ri)fatta Forza Italia ora bisogna fare i forzisti. Non quelli che da tempo navigano nei mari della politica centrista, seppur sotto insegne differenti ma simili. I moderati scafati della politica, quelli – per intenderci – che sono rimasti orfani prima della Democrazia Cristiana e poi dalle derive del berlusconismo (per stare nel campo del centrodestra) e quelli che sono rimasti illusi / delusi da Matteo Renzi e dal renzismo o hanno “preso” la sola del Terzo Polo, si sono sempre fiutati e riconosciuti negli anni “bui”, in cui ogni moderato sembrava appartenere a campi opposti. Del resto non hanno mai perso (gli uni e gli altri) la stella polare di un centro politico. La dimostrazione questo controesodo in atto da mesi (a Varese ma non solo) che sta rimpolpando le fila di Forza Italia.
I numeri, o meglio le nuove tessere (che non necessariamente sono voti nell’urna elettorale) sono tante. Forse superano perfino le 1.000 unità. Ma ancor di più – per ora – sono i ritorni più o meno illustri nel partito. Con una differenza: tutto è cambiato sullo scenario della politica. E anche nella casa forzista niente è rimasto uguale. A partire dal consenso popolare, in crescita, ma lontano dalle vette toccate in passato. Perché un conto è mettere insieme con il Vinavil le anime che fanno politica da una vita; altra partita dare scienza e coscienza all’agire politico così da conquistare (ammesso che esista ancora) quell’elettorato ora diviso tra sinistra e destra. E qui casca l’asino, perché l’insegna è unica, ma gli avventori differenti. E differenti sono soprattutto gli obiettivi dei singoli o dei vari gruppi, molte volte tesi a conservare “caminetti” personali o poltroncine conquistate negli anni bui in cui c’erano competitor interni e ora considerate di esclusiva proprietà. A Varese, come a Busto, a Gallarate e a Saronno: città che vai, Forza Italia che trovi.
A Varese, ad esempio. Il capoluogo per Forza Italia, dopo il terremoto della Mensa dei poveri, è stata la prima città dove il partito ha cercato nuove strade. Si pensi al rassemblement di centro messo in piedi alle ultime amministrative (Varese con Bianchi) che, se vogliamo, è stato il prodromo della re-union moderata che oggi va tanto di moda. Non è un caso che quasi tutti i protagonisti della lista oggi sono tornati a gravitare nell’orbita berlusconiana (si veda la lista dei Riformisti in viaggio di Licata). Varese però è stata anche la città in cui, dopo il successo elettorale del 2021 (arrivare a un punto percentuale dalla Lega fu un risultato inaspettato) tutto si è congelato. Diciamolo fuori dai denti: consegnare la guida del partito nelle mani di Mimmo Esposito non è stata una gran pensata. Certo è stato premiato il merito, la capacità di tradurre l’ascolto dei cittadini in consenso personale (700 voti di preferenza), la fedeltà e l’assidua presenza tra la gente. Tutte doti che fanno di Esposito un patrimonio per il partito. Che però necessità di un leader o, prima ancora, di un muratore che sappia dare forma e sostanza alla casa dei moderati varesini.
Anche a Busto ci sono differenti Forza Italia. C’è quella che c’è sempre stata, incarnata dal duo Laura Rogora (commissario) e Orazio Tallarida, inossidabile berlusconiano, ma anche troppo antonelliano, al punto di aver paventato di esser pronto a passare con Fratelli d’Italia qualora dovessero sfilargli la leadership cittadina. C’è quella del controesodo guidata dagli Alberto Riva, Alberto Armiraglio, Michele Maggi, Alessandro Chiesa – che ha ambizioni di tornare a fare il segretario – (per citarne alcuni). C’è quella di chi è stato mollato in mezzo al guado nel 2021 e rappresentata da Gigi Farioli e quella che in maniera più palese rievoca la Dc, ovvero i Libertas di Zingale. Un guazzabuglio, che se districato potrebbe dare a Forza Italia il gruppo consigliare più forte e numeroso di tutta la provincia di Varese. Quali tra tutte, infine, avrà il peso di guidare il partito lo dirà il prossimo congresso. Se si farà.
E se a Busto la guerriglia interna è fredda a Gallarate le frizioni sono alla luce del sole. E i forzisti sono divisi tra “governativi”, capeggiati da Calogero Ceraldi, che stanno con il sindaco leghista Cassani e i “ribelli” guidati da Nicola Mucci e che in consiglio possono contare su Belinda Simeoni. Anche qui, se non si smussano gli angoli, si andrà a congresso (se si andrà) con un faccia a faccia. E con Rocco Longobardi (fedele alla linea del sindaco Cassani) sicuro di avere in tasca il numero di tessere sufficiente per incidere sul segretariato.
A Saronno Forza Italia non ha di questi problemi, ma solo perché di Forza Italia è rimasto solo Agostino De Marco e pochi altri. Nella città degli Amaretti però ci sono gli affiliati di Italia c’è, il partito di Gianfranco Librandi che può contare sul vecchio (per anagrafe politica) leone Pieluigi Gilli, uomo che ha già dimostrato in consiglio di aver la mappa per “far girare” la giostra più o meno a suo piacimento. E che fa (udite udite) da stampella al sindaco Airoldi e al PD. Che lui il jolly forzista?
Finito. Macché.
In questo articolato scenario, dove da ieri si è inserito anche l’ex Italia Viva Giuseppe Licata con la benedizione dei big del partito (che non viene riservata mica a tutti), non si può certo tralasciare Marco Reguzzoni. Sulla cui scelta di ridiscendere in campo, fatta in occasione delle Europee, continua a pesare un interrogativo: perché il presidente di Volandia è tornato a fare politica in prima linea, e con le insegne di Forza Italia? Per spuntare un ruolo di spicco (una presidenza) in un cda di peso? Oppure, perché al cuor non si comanda e la possibilità di una candidatura (da sindaco di Busto? per il Parlamento?) può rappresentare una rivalsa e l’occasione di essere ancora prodige seppur non più enfant come ai tempi ruggenti nella Lega bossiana? Nel frattempo c’è chi spinge affinché il bustocco diventi vice coordinatore provinciale a fianco di Simone Longhini.
E per chiudere, bisogna capire quale posizione prenderanno i moderati di Lupi e Raffaele Cattaneo, che venerdì si troveranno a convegno a Varese e che hanno dimostrato la capacità di mettere al tavolo figure aperte al dialogo seppur appartenenti a mondi (in apparenza) lontani, ovvero quel Matteo Bianchi ormai corpo sempre più estraneo nella Lega, la renziana Maria Chiara Gadda e il sindaco di Varese Davide Galimberti, che quando può “nasconde” il Pd e non perde occasione per costruire ponti e aprire porte che allargano il suo campo già piuttosto largo.
Insomma, l’appello è: “moderati di tutta la provincia di Varese uniamoci”. Bello a dirsi, più complicato a farsi.
