VARESE – Giuseppe Licata, il Riformista in cammino, che a inizio novembre 2024 aveva lasciato Italia Viva con una lettera aperta indirizzata a tutti renziani di varesini in cui spiegava il suo nuovo percorso politico, è ufficialmente entrato in Forza Italia. Passando così dall’opposizione alla maggioranza. Un’operazione in perfetto stile renziano, verrebbe da dire di primo acchito. In realtà è molto altro. Come ad esempio la “matematica secondo Cencelli”, visto che il gruppo in Regione da 6 esponenti è arrivato a 9, il che potrebbe significare un assessore azzurro in più e quindi un rimpasto in vista. Ma andiamo con ordine.
“Conferenzona” in Regione
Questa mattina, martedì 7 gennaio, al Pirellone, il consigliere regionale eletto al Pirellone tra le fila di Italia Viva (Terzo Polo) ha annunciato in maniera ufficiale il suo ingresso in Forza Italia. Alla presenza (o in video presenza) di tutto il gotha nazionale, regionale e provinciale. In collegamento c’erano Antonio Tajani e Letizia Moratti. In sala invece hanno partecipato: l’europarlamentare Massimiliano Salini, il segretario regionale Alessandro Sorte, gli assessori Gianluca Comazzi e Simona Tironi e il segretario provinciale di Varese Simone Longhini.

L’ingresso dell’ex sindaco di Lozza in Forza Italia è uno degli ultimi “acquisti” del partito di Berlusconi, realtà sta riscuotendo in termini di tesseramenti un ottimo riscontro anche in provincia di Varese. La lista di new entry o cavalli di ritorno, dal capoluogo a Busto Arsizio, è piuttosto lunga e l’abbiamo già ricostruita nel corso delle cronache su Malpensa24. Restiamo quindi sul Licata forzista.
Il peso dei “sindachini”
La prima domanda è: “Chi si porta dietro da Italia Viva?”. Per ora, numericamente, poca roba. Politicamente invece il discorso è ben differente. Nelle scorse settimane è entrato in Forza Italia Matteo Marchesi, sindaco di Sangiano e consigliere provinciale. Operazione che ha anche permesso (con l’affiliazione ai Berluscones del librandiano Pierluigi Gilli) di cambiare peso politico (meno civici e più – quasi tutti – forzisti) del gruppo La Provincia al centro, vero e proprio feudo azzurro.
Poi bisogna scartabellare tra le adesione dei Riformisti in cammino, dove non mancano le sorprese. Tra queste ad esempio un altro sindaco: Nicola Tardugno da Caravate. Chi è rimasto un po’ spiazzato dal blitz degli ex renziani, per sminuire, parla di “sindachini”, in riferimento ai piccoli paesi che guidano Marchesi e Tardugno. Ma se si aggiunge anche il primo cittadino di Mornago, Davide Tamborini (per ora riformista, ma non forzista) quell’asse “sindacale”, un tempo tutto appannaggio di Eupolis (realtà che tra l’altro ben conoscono averne fatto parte), ora è andato un po’ in frantumi.
La mossa del cavallo
Seconda domanda: “Quanto paga la “mossa del cavallo?”. Di sicuro Forza Italia che sottrae un consigliere alle opposizioni e ne guadagna uno nella maggioranza del consiglio regionale. E con gli ingressi di Jacopo Dozio eletto nella Lista Fontana e di Ivan Rota dell’ex Lista Moratti il gruppo in consiglio sale a 9. Quota che secondo il valore Cencelli in Regione dovrebbe garantire 3 assessori (una presenza in giunta ogni 3 consiglieri). Rimpasto alle viste? Vedremo.
In politica però bisogna ragionare anche per sottrazione. E ribaltare il quesito. Chi resta – per ora – a bocca asciutta? I ben informati dicono che il più spiazzato della mossa del cavallo messa a segno da Licata sia il gruppo dei moderati che fa riferimento a Raffaele Cattaneo, soprattutto in vista della grande partita elettorale su Varese città. La verità è che la partita dei pesi al centro – con ricaduta sul territorio provinciale – è appena iniziata e molto dipenderà da come prenderà forma il “gruppo di Licata”. In maniera più chiara: i Riformisti in viaggio “camminano” in sintonia al consigliere regionale o si sentono su un “taxi” politico pronti a scendere al momento giusto? E se invece, visto che il bacino politico è identico, stiamo parlando delle due facce politiche della medesima medaglia?
In equilibrio sulle uova
Ora è chiaro: Giuseppe Licata il salto l’ha fatto con la rete di protezione (Forza Italia). Ma non è detto che il pubblico (i suoi elettori) sia disposto ad applaudire. Primo perché Licata, in Regione, non cambia solo casacca, ma anche campo di gioco: dall’opposizione passa alla maggioranza. Cambierà il suo modo di fare politica, da critico (moderato) a sostenitore del governo di centrodestra?
E poi, Licata e gli altri ex renziani, dovranno costruire una narrazione convincente per puntellare i due forni e le alleanze a geometria variabile sul territorio. Ovvero: provengono dal campo largo del centrosinistra, sono stati parte del progetto Galimberti a Varese (con Forza Italia però all’opposizione) e sono fulcro (con Forza Italia) dell’alleanza con il PD a Villa Recalcati.
A livello nazionale e regionale però, si ritrovano (hai voglia a dire che ci sono differenze) gomito a gomito con la Lega più di destra che sia mai esistita nella storia del Carroccio e con Fratelli d’Italia. Altro che salto mortale. Numeri da equilibristi da Cirque du Soleil. Punto a favore: proprio Forza Italia, ovvero il partito che ha un pedigree certificato sull’essere di lotta e di governo nel centrodestra. Comunque, in bocca al lupo.
Il Patto del Nazareno
Si chiamava, o forse si chiama ancora così. Cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia. Anche se occorre vedere quale sarà. Una cosa la si può dire: c’è stato un tempo in cui Matteo Renzi e Italia Viva sembravano dover fare di Forza Italia un solo boccone. Ora la domanda è: “Chi mangia chi?”.
E per quanto riguarda Italia Viva in provincia di Varese bisogna capire quanto durerà. C’è chi, caustico, parla già di… “Italia morta”. Ma non ditelo al segretario provinciale Salvino Reina: si arrabbierebbe, con giusta causa. Per ora, l’unico a salutare la compagnia è stato Licata. Gli altri tutti lì. Fermi. Domanda: “Quelli rimasti credono ancora in Renzi e – sul territorio – a Maria Chiara Gadda o, visto i tempi, pensano sia meglio fare i “pesci in barile?”.
L’annuncio in Regione. Licata: «Scelgo Forza Italia, partito concreto»
