Frana di Luino, il Tar dà ragione ai residenti: non devono pagare i lavori di ripristino

LUINO – I residente non devono pagare i lavori di ripristino. Sulla frana di Luino, il Tar accoglie il ricorso degli sfollati e di fatto rende nulla l’ordinanza che aveva emesso il sindaco.

Non pagano gli sfollati

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Lombardia ha accolto il ricorso presentato dai condomini del complesso abitativo “La Cavetta” di Luino, in relazione ad un’ordinanza emessa dal sindaco che li chiamava in causa per il pagamento dei lavori di ripristino dei luoghi legati alla frana di inizio anno, che aveva interessato la parete rocciosa situata dietro gli appartamenti, in via Creva, rendendo inagibili le abitazioni.

Ordinanza da annullare

Quell’ordinanza, affermano i giudici in sentenza, è da annullare. Per due ragioni. Il primo punto riguarda le responsabilità dei condomini in merito alla manutenzione delle opere realizzate nel 1993 dall’allora Servizio provinciale del genio civile, per fare fronte alle prime frane lungo il versante che si trova a ridosso delle palazzine, tre in totale. E negli atti acquisiti non vi è prova di accordi tra le parti. I condomini, inoltre, sostengono che già in passato il Comune avrebbe provveduto, servendosi di personale qualificato, alla manutenzione del vallo paramassi, una delle strutture realizzate negli anni ’90, insieme ad un muro di sostegno e ad una rete. E sempre il Comune, all’epoca, avrebbe assunto gli “obblighi di custodia” delle opere eseguite dal genio civile.

Area privata e soldi pubblici

Ora il vallo, che a gennaio ha raccolto sassi e detriti che si sono staccati dal versante, va svuotato. A questo intervento se ne aggiungeranno altri per rafforzare le misure di sicurezza tra montagna e palazzine, per un investimento totale che ha già raggiunto gli 800mila euro. Soldi anticipati dalla Regione Lombardia, ma destinati ad un’area privata, di proprietà dei condomini e di altri soggetti (tra cui una cooperativa non più in attività e una società fallita). Da qui la necessità di mettere le cose in chiaro attraverso l’ordinanza emessa a gennaio, utile anche a velocizzare le procedure per gestire una situazione di pericolo. Ordinanza che il sindaco di Luino ha sempre definito “un atto dovuto”. Tradotto, i soldi stanziati sono pubblici e alla fine dovranno rientrare.

Il recupero del credito

Ordinanze di questo genere, però, “non sono utilizzabili al fine di ottenere coattivamente il pagamento di somme di denaro, al di fuori delle ordinarie procedure per l’accertamento e il recupero del credito”, stabilisce la sentenza del Tar. E questo è il secondo aspetto della vicenda, nel quale il tribunale ha individuato, come per il primo punto, una procedura illegittima. “Rimane ferma, tuttavia, la facoltà dell’amministrazione di richiedere, con altre modalità, le somme dovute per l’esecuzione delle opere in questione dai soggetti eventualmente tenuti alla realizzazione delle stesse”, precisa infine il tribunale.

Le famiglie

La vicenda ad ogni modo è tutt’altro che chiusa. I lavori in via Creva, stando al cronoprogramma della Regione, dovrebbero partire entro fine anno, e le famiglie sfollate a seguito della frana non sono ancora rientrate a casa. Si tratta di più di cinquanta persone che otto mesi fa, all’improvviso, si sono trovate a fare i conti con una criticità enorme. Alcune hanno trovato ospitalità dai parenti, altre hanno usufruito momentaneamente di alloggi individuati dal Comune, e altre ancora hanno invece dovuto sistemarsi in affitto da un’altra parte, per non rimanere in mezzo alla strada.

frana luino tar – MALPENSA24
Visited 27 times, 1 visit(s) today