GALLARATE – Un’amicizia durata una vita, con una grande passione in comune: quella per la musica. Adelfo Maurizio Forni, ex discografico e manager e da qualche anno scrittore, ha raccolto in un libro decenni di ricordi che lo legano ad un “monumento” di Gallarate, venuto a mancare pochi mesi fa: Paolo Carù. “Paolo – L’ultimo Buscadero” è il titolo del volume che contiene aneddoti inediti su uno dei più grandi intenditori musicali riconosciuto non solo a livello locale.
Sabato l’evento al Maga
Il libro sarà presentato sabato 28 settembre alle 17 al museo Maga alla presenza delle autorità comunali, del direttore della storica rivista musicale Buscadero Guido Giazzi e dell’editore Pietro Macchione. Quindi interverrà Fabrizio Poggi con un contributo musicale. Sarà l’occasione per omaggiare una figura che ha portato il nome di Gallarate ben oltre i confini cittadini, come ricorda lo stesso amico e autore Forni. «Quando lavoravo nella discografia giravo per il mondo e anche all’estero tutti conoscevano il nome di Paolo Carù».
A scuola di piano
Un legame profondo quello tra Forni e Carù, nato in tenera età, quando i genitori di entrambi li avevano iscritti alle lezioni di piano dalla professoressa Lazzaroni, concertista di Milano che riceveva i piccoli allievi in un appartamento di Gallarate. «Ci piaceva suonare – racconta Forni – eravamo entrambi appassionati di musica e facemmo pure un saggio sopra a quello che era il Caffè Ranzoni. Venne molta gente e ci godemmo il nostro piccolo successo. Ma a nessuno dei due piaceva il solfeggio, che era essenziale per imparare la musica, quindi mollammo le lezioni».
I dischi dei Beatles
Qualche anno dopo si sono ritrovati al liceo e l’amicizia è continuata e si è rafforzata, proprio con la musica come collante. «All’epoca non c’erano le radio libere e quindi si poteva ascoltare solo musica italiana – ricorda Forni – ma Paolo riceveva da Londra dei pacchettini di dischi che aprivamo in religioso silenzio. Tra quei 45 giri scoprimmo per la prima volta il nome di un gruppo strano che si chiamava Beatles. Ascoltammo She loves you a casa sua su un giradischi: ci entusiasmò subito. Iniziammo ad organizzare feste alla domenica pomeriggio portando i nostri dischi e sperando di poter trovare delle ragazzine con cui ballare».
Una passione infinita
Erano solo gli inizi di una passione diventata poi un lavoro per entrambi: Carù aprì il suo negozio in piazza Garibaldi a fine anni ’60, mentre Forni iniziò una carriera da discografico per la Cgd Messaggerie Musicali, portando gli artisti italiani nei cinque continenti. Carù invece faceva il lavoro opposto, ovvero importava in Italia la musica straniera, soprattutto quella di nicchia. Ma i punti di contatto tra i due non sono mai mancati. «Ci trovavamo per aggiornarci sui nostri progetti e mi raccontava tutti i concerti che andava a vedere, come quando attraversò il deserto in America per scoprire artisti poco noti che poi sarebbero diventati famosi. Aveva molto fiuto e fu uno dei primi a lanciare i dischi di Van Morrison di cui era un appassionatissimo fan, così come quando mise Tracy Chapman sulla copertina del Buscadero nonostante fosse totalmente sconosciuta». Negli ultimi anni Forni aveva collaborato con Carù nella promozione dei suoi libri: un’amicizia e una storia che continua simbolicamente proprio con le pagine del volume a lui dedicato.

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