Gallarate, i morti di Gaza non valgono Charlie Kirk

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Il mnuto di silenzio per Charlie Kirk in consiglio comunale a Gallarate

Il consiglio comunale di Gallarate, riunito mercoledì 24 settembre, ha osservato un minuto di silenzio in memoria delle vittime “del mondo civile ma soprattutto del mondo politico”. La precisazione è di Marco Colombo, presidente dell’assemblea, che in apertura di seduta ha reso noto l’accordo dei capigruppo consiliari in ordine al momento commemorativo e di lutto istituzionale per quanto di “esagerato sta accadendo” negli Stati Uniti. Colombo ha sottolineato, esecrando gli assassini di Charlie Kirk e della deputata democratica Melissa Hortman, come si evidenzi un clima molto teso e anche preoccupante (repetita iuvant: “soprattutto del mondo politico”). Beh, difficile eccepire anche rispetto all’annotazione di Colombo sulla confusione dei media, sui loro eccessi, sul modo di esporre le notizie che finisce per creare tifoserie invece di favorire i ragionamenti e le analisi.

Confusione, appunto. Anche in un consiglio comunale in cui nessuno cita Gaza, né dai banchi della maggioranza né dell’opposizione, e peggio ci sentiamo. Il silenzio sui massacri nella Striscia è probabilmente frutto dell’intesa tra i capigruppo che, all’omaggio per Kirk, come richiesto in origine dalla Lega, hanno deciso di congelare il dibattito, ma senza dimenticare, sulla base del compromesso politico, la deputata democratica statunitense. In linea di principio, ci sta: il rischio era di innescare un’aspra contrapposizione di appartenenze e di schieramenti che avrebbe svilito il senso di umanità e di dolore proposto con il minuto di raccoiglimento.

Non ci sta invece che non si sia rivolto almeno un pensiero alle decine di migliaia di morti, alla disperata e disperante condizione di chi è costretto a fuggire dalla Striscia, all’atteggiamento criminale e disumano di Israele, stigmatizzato oramai da tutti, al di là delle opportunità, delle alleanze internazionali e delle esigenze di Stato. Non ci sta che non si sia nemmeno sfiorato il tema dell’invasione russa in Ucraina e delle sue tragiche conseguenze. Non ci sta che non si sia parlato delle tante, troppe guerre che devastano il globo terracqueo, benché Donald Trump sia convinto di meritare il Nobel per la pace perché, a suo dire, ha contribuito a far cessare sette di questi conflitti. Insomma, non ci sta che un consesso civico tiri via alla svelta, dando per acquisita la situazione internazionale che, se non riguarda direttamente l’amministrazione di Gallarate, richiama principi collettivi che non si possono trattare come fossero un fastidio, una incombenza da assolvere senza un minimo di riflessione e di presa d’atto. E di condanna.

E’ successo anche altrove, in altri consigli comunali e assemblee istituzionali, è vero. Ma non ci pare sia il modo corretto di porre l’accento su un contesto destinato a condizionare, e purtroppo in peggio, il futuro di tutti noi. Quanto andato in scena l’altra sera a Gallarate è la conferma plastica del grande disagio politico che caratterizza questo momento storico anche nel nostro Paese e dell’incapacità di trovare una sintesi comune attorno alle popolazioni in difficoltà e alle vittime, senza distinzione alcuna. Marco Colombo nel suo breve intervento introduttivo ha detto che su questi argomenti si fa spesso tanta retorica e che bisogna usare bene la parole. Ma qual è la retorica di chi vive sotto le bombe? Sono le nostre disattenzioni, sono le esigenze della politichetta locale ad aiutarli a superare la loro tragica condizione? E ‘ignorando tutto questo che si rende loro giustizia?

Qualcuno ha persino affermato che un consigliere comunale deve innanzitutto occuparsi delle buche nelle strade o giù di lì; qualcun altro ha speso un intervento per commemorare (giustamente) Giorgio Armani “testimonial principe del made in Italy”; un dem è ritornato sul discusso e discutibile Remigration Summit: nessuno ha avuto la forza, il coraggio, la sensibilità o semplicemente ha sentito il dovere di spingersi oltre, di disattendere con mille ragioni (dov’era l’ineffabile Partito democratico?) gli accordi tra partiti e gruppi che, in questo caso, lasciano un senso di scoramento e di impotenza davanti al disastro umanitario (e politico) che devasta la comunità mondiale. Quindi, anche Gallarate.

Gallarate, omaggio a Kirk senza polemiche. Ma è scontro su Amsc

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