Gallarate, inchiesta tangenti: Miano torna libero. Pedroni resta ai domiciliari

miano pedroni

GALLARATE – E’ tornato libero già da qualche tempo Piermichele Miano, l’architetto coinvolto nell’inchiesta su un presunto giro di mazzette e arrestato lo scorso 7 maggio, durante il blitz che portò all’esecuzione di 43 misure di custodia cautelare e a far scattare le manette anche per Nino Caianiello, l’ex plenipotenziario di Forza Italia in provincia di Varese, a tutt’oggi ancora in carcere e che dovrebbe essere interrogato dai pm, ancora una volta, all’inizio della prossima settimana.

La tangente al quadrato

Miano si sarebbe accordato con la procura per un patteggiamento a due anni. Lo scorso 9 giugno era arrivata la prima “concessione”: l’architetto gallaratese era uscito dal carcere dovendo però rimanere agli arresti domiciliari. Da alcuni giorni è completamente libero. Secondo l’accusa Miano sarebbe stato coinvolto nella celebre «Tangente al quadrato» come l’ha definita il pm Luigi Furno, con protagonista Leonida Paggiaro, imprenditore gallaratese e lo stesso Caianiello. Paggiaro, Miano e Caianiello erano già stati coinvolti in un’inchiesta per tangenti in passato con Paggiaro quale vittima e gli altri due condannati a 3 anni ciascuno in via definitiva. Proprio in seguito a quella prima condanna Caianiello avrebbe dovuto risarcire a Paggiaro 125mila euro. I due si accordarono: Paggiaro avrebbe scontato il risarcimento fingendo di averlo incassato, in cambio di un cambio di destinazione di un’area di sua proprietà in seno alla variante del Pgt di Gallarate. Miano non si sarebbe reso «conto che ci fosse qualcosa di illegale e ha ammesso di aver ceduto alle lusinghe di Paggiaro», aveva spiegato il difensore Cesare Cicorella.

Pedroni pronto al giudizio

E’ ancora agli arresti domiciliari, invece, Marcello Pedroni, presidente effettivo dell’associazione Agorà-Liberi e Forti, responsabile provinciale per gli enti locali in Forza Italia e manager ai vertici della partecipata Prealpi Servizi. Il tribunale del Riesame ha rigettato la richiesta di revoca della misura di custodia cautelare avanzata da Pedroni. «Non abbiamo avanzato altre richieste – spiega il legale Massimo Pellicciotta – Non siamo stati sentiti dai pm né abbiamo chiesto di essere ascoltati». La posizione di Pedroni appare più sfumata rispetto a quella di altri indagati già tornati in libertà dopo essersi accordati con la procura per il patteggiamento. «Sappiamo che a breve potrebbe arrivare la richiesta di giudizio immediato per gli indagati sottoposti a misura – conclude Pellicciotta – Siamo certi di poter chiarire la nostra posizione a processo».

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