Pochi agenti a Gallarate, nel centrodestra scoppia il caso Dall’Igna (FdI)

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Germano Dall'Igna

GALLARATE – «Non è più possibile prorogare un’attenta verifica». Scuotono il centrodestra di Gallarate la parole di Germano Dall’Igna. L’assessore alla Sicurezza, unico rappresentante di Fratelli d’Italia in giunta, solleva un caso politico per la mancanza di agenti al comando di Polizia locale di Gallarate. 

Chi è il responsabile? 

Se c’è un problema di sottorganico, perché Dall’Igna continua ad autorizzare i propri uomini ad uscire dal territorio comunale, prestando il cane antidroga Zorro e l’unità cinofila ad altri Comuni, consentendo l’utilizzo di agenti in aeroporto a Malpensa o, come successo di recente, a Monza in occasione del Gran premio di Formula Uno? Visto che, per sua stessa ammissione, è ormai diventato persino «difficile mandare avanti l’ordinarietà», non sarebbe più logico che i servizi aggiuntivi rispetto a quelli ordinari venissero effettuati soltanto all’interno della città? Dalle dichiarazioni dell’assessore alla Sicurezza, appare però evidente che il suo partito abbia già individuato un responsabile altrove. E lo scaricabarile finisce per coinvolgere gli alleati: «Sul discorso del personale Fratelli d’Italia ha già richiesto di metterci mano e dovrà essere affrontato da tutta la maggioranza, quanto prima». Parla infatti di Personale, ovvero di una delega gestita da una componente della Lista civica del sindaco Andrea Cassani, l’assessore Stefania Picchetti. E’ evidente, dunque, che la sua accusa a mezzo stampa non potrà non avere ripercussioni sotto il profilo interno.  

Pressioni interne 

Ma perché questo sfogo pubblico di Dall’Igna, con il rischio di irritare gli alleati e di destabilizzare i rapporti in maggioranza? Probabilmente è alla ricerca di un capro espiatorio a fronte di un malumore crescente all’interno di Fratelli d’Italia sul suo operato a due anni e mezzo dalla nomina di assessore in sostituzione del segretario cittadino, Francesca Caruso, promossa in Regione Lombardia. Un malcontento che si sarebbe manifestato con maggiore evidenza nel recente tour nei quartieri del partito di Giorgia Meloni, una serie di gazebo che hanno consentito al direttivo di tastare il polso della città e valutare il gradimento della popolazione sull’amministrazione in carica. Così come era già successo con l’ex coordinatore cittadino Stefano Romano, poi indotto alle dimissioni, pare inoltre che anche la fiducia del partito nei suoi confronti si stia affievolendo. Un esempio? Per conoscere l’effettivo numero di agenti in organico il gruppo consigliare di Fratelli d’Italia nei giorni scorsi ha dovuto ricorrere a un accesso agli atti, procedura di solito più consona alle minoranze o a chi non può contare su una presenza nell’organo esecutivo del Comune. E’ una questione di scarsa considerazione o cominciano a non fidarsi più di quanto lui stesso riporta al partito? 

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