GALLARATE – «Appassionato e indimenticabile animatore di incontri e dibattiti», recita la targa che da oggi, 27 novembre, intitola a Dario Terreni la sala conferenze della Cascina Montediviso di Gallarate. Ma per chi lo ha conosciuto, è stato molto di più. «Un amico», «una tempesta», «un appassionato del bene comune», «una persona che manca tantissimo in questo angolo di mondo».
La sua vita in una stanza
Accanto al figlio e al nipote, che hanno svelato la targa tenuta coperta dalla bandiera dell’Europa, si sono radunate tantissime persone che insieme a Terreni, scomparso un anno e mezzo fa, hanno condiviso insieme l’attivismo nel mondo delle Acli e l’impegno politico e sociale fino alla sua ultima intuizione, ovvero trasformare la Cascina Montediviso in un luogo di dibattito e di confronto.
Il discorso
Nonostante la concomitanza del consiglio comunale, non è voluta mancare l’amministrazione cittadina, rappresentata dal vicesindaco Rocco Longobardi che commosso ha aperto il lungo giro di interventi. Ecco il suo discorso:
Dario Terreni è stato molto più di una figura centrale nella vita civica e sociale di Gallarate: per me era un amico. Un cliente che, negli anni, è diventato anche un punto di riferimento personale.Dario ha guidato con successo un’azienda tessile, ma è ricordato soprattutto per il suo impegno nella politica e nella società. Fu attivo nelle ACLI, nel Movimento Federalista Europeo e nella politica locale, dove ricoprì i ruoli di candidato sindaco e consigliere comunale. La sua passione per il dialogo e il confronto lo spinse a fondare l’associazione a Monte Diviso, un luogo speciale dedicato a incontri e discussioni sui grandi temi sociali e politici: l’Europa, l’uguaglianza e la ricerca interiore. Temi che gli stavano particolarmente a cuore, specialmente dopo la dolorosa perdita della moglie.Dario ha seguito da vicino il mio percorso, sin da quando ero Presidente del Comitato Commercianti, e mi ha accompagnato anche nei primi passi della mia attività politica. I suoi consigli, le sue osservazioni critiche e il suo modo ironico di spronarmi sono stati per me un dono prezioso. Mi chiamava “Barlafus” — una parola che significa persona incapace o incompetente — ma detto da lui, con quel sorriso e quello sguardo pieno di affetto, diventava quasi un complimento. Mi diceva spesso che ero un neofita, che avevo ancora tanto da imparare, ma anche quelle parole, a modo suo, erano un incoraggiamento: mi spingevano a crescere, a dimostrare a lui e a me stesso che potevo farcela.La sua forza d’animo è stata un esempio per tutti. Dopo aver superato il Covid, ha affrontato con coraggio la malattia che lo ha colpito successivamente, continuando fino alla fine a condividere pensieri profondi e messaggi di ottimismo sui social. Quelle riflessioni non erano solo il segno della sua straordinaria lucidità, ma anche un vero testamento morale, un’eredità che ha lasciato a tutti noi.Per me, Dario non è stato solo un uomo di grande cultura, visione e impegno: è stato un amico che volevo bene e che so mi voleva bene. Lo ringrazio per tutto quello che mi ha insegnato, anche con i suoi scherzi e le sue critiche, perché sono state uno stimolo fondamentale per il mio percorso.La città di Gallarate ha perso un grande uomo, e io ho perso una guida preziosa. Ma il suo esempio resterà sempre con noi: il suo impegno per la comunità, il suo amore per il dialogo e la sua capacità di lasciare un segno profondo in chiunque abbia avuto la fortuna di incontrarlo.
