di Massimo Lodi
Make America Great Again e va bene, s’è capito cosa significa. Pur se si potrebbe capire l’inverso, qualora Cina-India-Russia trovassero l’intesa utile a depotenziare economicamente l’arrembante tycoon. A dazio, dazio e mezzo. Ove dazio sta per ritorsione d’ogni tipo. E dunque: non più grandi domani gli Usa d’oggi, e invece più grandi i loro rivali planetari. Hai visto mai la beffa del destino?
Nell’attesa, deviando il percorso internazionale, rileggiamo alla luce dell’ultima rivelazione del Washington Post cosa significa Great a proposito di Medio Oriente. Significa Gaza reconstitution, economic acceleration and trasformation. Lo stravolgimento modernista della Striscia, da rendere uno scintillante resort turistico. Riviera delle meraviglie, affari colossali, un sacco di soldi nelle saccocce di pochi. Tutto è denaro. Money, money, money. E mani, lunghissime mani, sul futuro dei palestinesi.
La proposta, scrive la celebre testata cui dobbiamo il Watergate, sta sul tavolo di Trump. Ipotesi: copyright dei manager israeliani ideatori della Gaza humanitarian foundation americana che distribuisce cibo all’interno della Strip o di Trump medesimo o d’altri che ne impetrano il benevolo/interessato consenso? Mah. E comunque, frega zero. Frega che circoli l’idea d’imporre un esodo di massa ai poveracci ogni giorno bombardati o uccisi dalla fame, ormai quasi 70mila morti: prima ci si riesce, meglio è. Forza Netanyahu a finire il lavoro. Poi ne comincerà un altro. Generoso, eh. Cinquemila dollari più un anno di cibo gratis più sussidi ulteriori -s’ignora ancora il dettaglio compensativo- a ciascun gaziwo disponibile a migrare o in Paesi vicini o in enclave non disturbanti mentre la Formidabile Ricostruzione, a colpi di grattacieli sulle macerie dell’antichità, viene effettuata.
Lamentate che trattasi di rimpiazzo etnico ovvero di pulizia umana? Ma no. Trattasi di sguardo illuminato sul futuro, un avvenirismo con oggettivi benefici, mica si può pensare d’oscurarlo con bandiere nazionalistiche, orgogli d’appartenenza, rivendicazioni d’ammuffita storia. La contemporaneità esige un ben diverso think tank che infatti, adoperatosi con dinamismo, sembrerebbe aver già disegnato l’orizzonte realistico d’uno sfavillante post-guerra, naturalmente sotto il controllo amministrativo della Casa Bianca, dieci anni garantititi di supervisione, cento miliardi di dollari pronti da investire, una stima di rendimento dello stuporoso polo manifatturiero/tecnologico che moltiplica per quattro l’erogazione iniziale.
Sarà mica uno scherzo, aiutato dallo spalleggiamento dell’Intelligenza artificiale? Speriamolo. E però le fonti del superquotidiano Usa garantiscono/garantirebbero la fondatezza del progetto. Se tale fosse, cosa d’alternativo opporre al concetto di resa morale e privilegio degl’interessi materiali? Ha voglia il Papa a invocare la saggezza, specialmente la saggezza, della pace. Nel caso d’una simile realizzazione pianificatrice, la pace arriverebbe, ma rappresentando il contrario della saggezza. E contrario è dir poco. E saggezza idem. E vergogna lo stesso. Ci vorrebbe un Rossini a denunziare questa Gaza ladra, l’opera che squalifica il teatro etico dove recitiamo la nostra quotidianità.
