Gip Landoni, le polemiche dopo la scarcerazione di Siher: il passato a Busto

BUSTO ARSIZIO – Dalla permanenza a Busto Arsizio agli ultimi due anni al Tribunale di Milano, passando per inchieste complesse e procedimenti di rilievo. È il percorso professionale della gip Tiziana Landoni, finita al centro delle polemiche dopo aver disposto la scarcerazione di Youssef Siher, fondatore del Movimento 17 Ottobre, arrestato il 24 ottobre con l’accusa di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e violenza organizzata. Un provvedimento, quello della scarcerazione, che la premier Giorgia Meloni ha definito «vergognoso».

Da Busto Arsizio al Tribunale di Milano

Il nome della giudice è stato richiamato da più parti nel dibattito seguito alla decisione sul fermo dell’attivista pro Pal. Al centro dell’attenzione c’è anche il suo passato professionale: prima di arrivare a Milano, Landoni ha svolto le funzioni di giudice a Busto Arsizio.

Da circa due anni è in servizio al settimo piano del Palazzo di giustizia di Milano, dove si è occupata di procedimenti delicati e inchieste di particolare rilievo.

Le inchieste, da Equalize al codice rosso

Tra i fascicoli seguiti dalla gip figura l’inchiesta su Equalize, la società di via Pattari al centro dell’indagine sul presunto dossieraggio illecito. Nel suo lavoro rientrano anche diversi procedimenti legati ai cosiddetti reati da «codice rosso».

È stata però la decisione relativa a Siher a portare la magistrata sotto i riflettori, alimentando le contestazioni sulla vicenda e il confronto sul ruolo della magistratura. La scarcerazione si inserisce in un procedimento nel quale la pm Francesca Crupi aveva chiesto la convalida del fermo.

La firma sull’appello per Gaza

Sia Landoni sia Crupi figurano tra i firmatari dell’Appello dei Giuristi per Gaza, sottoscritto nel settembre 2025 da 3.135 magistrati, professori e avvocati.

La solidarietà dell’Anm

Alla gip è arrivata la solidarietà dell’Associazione nazionale magistrati (Anm), intervenuta per richiamare la distinzione tra la legittima critica alle decisioni giudiziarie e gli attacchi personali ai magistrati. «Le decisioni dei magistrati si possono contestare nel merito e impugnare all’interno dei procedimenti», ha sottolineato l’associazione, denunciando la «delegittimazione dei colleghi» anche da parte di chi ricopre le più alte cariche istituzionali, definita un «ormai consueto esercizio di intimidazione» e un «esercizio insopportabile». L’Anm ha infine ribadito il valore dell’autonomia e indipendenza della magistratura, indicandole come «due capisaldi della democrazia».

“Guerra al presente infame”: per il Gip è critica, non violenza

busto gip Landoni Siher – MALPENSA24