BUSTO ARSIZIO – Al suo arrivo in sala, al Lux di Sacconago, lo hanno accolto con una vera e propria ovazione. Giuseppe Tornatore, regista premio Oscar, è la superstar della sesta serata del B.A. Film Festival. «Busto Arsizio? Non me la immaginavo così» ammette il superospite, travolto dal calore dei fans all’uscita dal cinema. Tornatore aveva appena spiegato la sua citazione di Busto Arsizio nel film “L’uomo delle stelle”: «Un omaggio al mio amico regista Alberto Sironi, che è di Busto e che avrebbe poi diretto “Montalbano”». E sul grande schermo gli fanno rivedere lo spezzone in cui Leo Gullotta interpreta un emigrante diretto “a Busto Arsizio”, anche qui accolto da un’ovazione in sala.
La citazione
Al Lux di Sacconago

Più di un’ora di intervista sul palco, incalzato dal direttore artistico Giulio Sangiorgio e da Rocco Moccagatta: il regista di Bagheria, premio Oscar nel 1990 con “Nuovo Cinema Paradiso”, non si è risparmiato di fronte al folto pubblico che ha gremito il cinema Lux di Sacconago. Generoso come già Nanni Moretti, e come in passato tanti superospiti del Baff. È la magia di questo piccolo grande festival, capace di far “atterrare” uno dei più grandi registi italiani viventi in un cinema di periferia. Abituato a Venezia e a Roma, noi lo portiamo a Sacconago fa notare con orgoglio il sindaco Emanuele Antonelli, che lo accoglie all’ingresso insieme all’assessore alla cultura Manuela Maffioli. In sala ci sono anche l’assessore alle politiche educative Chiara Colombo e i consiglieri Vincenzo Marra e Giuseppina Lanza, ma anche l’ex sindaco Gigi Farioli, che è un suo grande ammiratore e che lo aveva già conosciuto a Bagheria.
L’incontro

Anche Giuseppe Tornatore si diverte a raccontarsi. Quando Sangiorgio gli chiede se «vincere l’Oscar al secondo film può essere un peso», risponde con il sorriso e si guadagna applauso e risate: «All’epoca io non l’ho vissuto come un peso…». Ma le sue risposte sono lunghe ed articolate. Non solo sulla citazione di Busto Arsizio ne “L’uomo delle stelle”, ma anche sul suo lungometraggio d’esordio – “Il camorrista” – che verrà proiettato in sala. «Bluffai, perché Lombardo della Titanus non lo voleva produrre – la genesi del film rivelata dal regista – convinsi Ben Gazzara a fare l’attore protagonista e organizzai, senza una lira, una conferenza stampa grazie ad un amico nel ristorante di Gigi Proietti, dicendo che il film sarebbe stato prodotto dalla Titanus. Poi Lombardo decise di finanziare la sceneggiatura e gli piacque. Ma era troppo costoso per un’opera prima. Così mi propose di girare una serie Tv con il progetto del film inscritto al suo interno. Un’esperienza unica all’epoca e accettai subito». Poi però, quando uscì al cinema, il film «non ebbe un risultato significativo e si guadagnò una sfilza di querele pesanti: una di Enzo Tortora, ma la ritirò subito, quella del boss perché gli aveva dato fastidio la rappresentazione del suo rapporto con la sorella, e quella di un uomo politico DC, Ciro Cirillo che si era riconosciuto nell’assessore Mimmo Misillo. E il film sparì. Dopo anni fummo assolti e il film uscì in TV ma la serie non fu mai in onda. Ufficialmente smarrita poi un anno e mezzo fa fu ritrovata, restaurata ed è andata in onda a distanza di quarant’anni.

Nanni Moretti protagonista al Baff: «”No, il dibattito no”? Dal trauma del silenzio in sala»
