BUSTO ARSIZIO – Può un libro di aneddoti sulla vicenda politica di Francesco Speroni raccontare in modo esaustivo i quarant’anni della Lega? Forse sì, forse no. Più no che sì, perché la Lega è stata molto altro rispetto a quanto messo nero su bianco dal giornalista Marco Linari nel volume “Il volo padano”, presentato questo pomeriggio al museo del Tessile di Busto Arsizio davanti a una folta platea, composta anche da alcuni esponenti dello stato maggiore leghista, due su tutti: il capogruppo a Palazzo Madama Massimiliano Romeo e il governatore lombardo Attilio Fontana. Più una nutrita schiera di parlamentari, ex di rango, sindaci (tra i quali il bustocco meloniano Emanuele Antonelli), marescialli e sottoposti che fanno riferimento al capitano Matteo Salvini.
Piacevole lettura
Intendiamoci, il libro è scritto bene, è piacevole e offre uno spaccato della parabola leghista di Speroni che, qualche anno dopo l’avvio ufficiale del 12 aprile 1984, si imbarcò al fianco di Umberto Bossi per non mollarlo più. Aneddoti, appunto. Divertenti e più seri scorci personali sullo sfondo di un movimento che ha segnato, questo sì, quarant’anni di fortune e sfortune politiche italiane. Scontato che un libro che nel sottotitolo porta la dicitura “40 anni di storia della Lega” rappresentasse un motivo in più per festeggiare l’importante compleanno (domenica prossima a Varese arriva Matteo Salvini). Peccato che all’appuntamento odierno non ci fosse Bossi, trattenuto nella sua casa di Gemonio per i noti problemi di salute. Peccato non abbia potuto partecipare Giuseppe Leoni, l’altro vero padre della Lega: invitato, ha fatto sapere di essere fuori dal Paese per motivi di lavoro. Atteso invano Giancarlo Giorgetti, super ministro del Mef, impossibilitato a partecipare per indifferibili impegni istituzionali.

L’atto d fondazione
C’era però, e questa ci sembra la vera chicca del pomeriggio al Tessile, Franca Bellorini, oggi una bella signora che diede ufficialità giuridica alla Lega in qualità di notaio. Assediata dal circo mediatico (“Non sono abituata a tutto questo”) aveva con sé copia dell’atto di fondazione, custodito in un fascicolo che ha fatto venire l’acquolina in bocca a giornalisti e fotografi. Con lei a raccontare che cosa accadde quel giorno. A dire il vero, una seduta preparata da Leoni (“Faceva avanti e indietro dal mio studio”) con una procedura scontata: lettura dello statuto e firme. Nessuno, probabilmente, immaginava gli sviluppi politici e sociali di quell’evento notarile.
“Tenere il Paese unito”
“Nord libero” era la sintesi di un’avventura destinata a richiamare schiere di elettori, fino ai nostri giorni, fino al partito nazionale e al residuo obiettivo dell’autonomia. Attorno alla quale si sono profusi in dichiarazioni Romeo, Fontana e tutti gli altri. Cercando di scansare le domande scomode sul dissenso interno e su quanto agita o tiene su di giri il partito generato da quei primi vagiti di quattro decenni fa. Un partito che, manco a dirlo, non è più quello di allora ma che, sotto sotto, in molti rimpiangono con malcelata nostalgia. Le radici, certo. Indimenticate e allo stesso momento messe in disparte per le logiche della politica che richiedono nuovi percorsi. “La nostra missione è tenere tutti assieme” scandisce le parole Massimiliano Romeo riferendosi alla necessità di unire il Paese.
Ma quale secessione!
E la secessione? Forse uno dei pochi che ancora ci credono è proprio Francesco Speroni, secessionista per costituzione. Ma non ne parla apertamente durante l’happening di presentazione del libro. In tanti fanno passerella per sottolineare, argomentare, plaudire: alle viste ci sono le elezioni europee. Neanche a sorpresa interviene Marco Reguzzoni, genero di Speroni, ex enfant prodige della Lega, ora passato alla concorrenza berlusconiana. Dice che “Il volo padano” va letto, ma che non è tutto, che Linari o chi per lui deve apprestarsi a scrivere un secondo volume per dire di più, per scendere in profondità, per mettere in luce quanto formidabili furono quegli anni. Prima dell’arrivo di Speroni, quando l’Umberto catechizzava piccole folle di adepti, convincendoli che il Nord avrebbe dovuto fare da solo e che il futuro doveva declinarsi lontano da Roma. Vediamo tutti come sta andando a finire.

