BUSTO ARSIZIO – «Dobbiamo avere a cuore i bisogni della gente, degli anziani, dei ragazzi, prima della preoccupazione di mantenere gli equilibri di partito già predeterminati». Lo ha detto chiaro e tondo il Prevosto monsignor Severino Pagani nel corso dell’omelia della Messa del Te Deum che si è celebrata ieri, 31 dicembre, nella Basilica di San Giovanni a Busto Arsizio. Un passaggio lasciato alla fine del suo discorso, argomentato con l’abituale maestria oratoria, ma che rinnova la tradizione delle “strigliate” alla classe politica cittadina a cui aveva abituato già uno dei suoi predecessori, monsignor Claudio Livetti. E che viene accompagnato anche da un messaggio di «grande riconoscenza per coloro che lavorano» nelle istituzioni «perché è più facile parlare che lavorare».
La messa del Te Deum
Nelle prime file ci sono i rappresentanti dell’amministrazione comunale: il vicesindaco Luca Folegani, in fascia tricolore, la presidente del Consiglio comunale Laura Rogora, l’assessore alla cultura Manuela Maffioli, il sindaco emerito Gigi Farioli, i consiglieri comunali Vincenzo Marra e Orazio Tallarida. E monsignor Pagani esordisce dal pulpito annunciando le sue «parole per riscaldare il cuore e per riscoprire la bellezza della comunità cristiana tra tanti simboli, tanti segni, tante luci che allontanano dalla luce del Signore». E già qui sembra esserci una prima sottilissima stilettata al Natale dell’apparenza, che poi ritorna nel passaggio in cui il Prevosto dice chiaramente che «abbiamo fatto un Natale in cui è sparito Gesù Bambino».
L’eredità del Giubileo
Ma il suo è soprattutto «un grande Te Deum di ringraziamento», che parte dalle «tre eredità» lasciate dal Giubileo, «tre esperienze forti che segnano la nostra vita: la penitenza, la misericordia e la speranza». E prosegue con «tre ringraziamenti» per questo anno appena trascorso: «Per il dono della vita e la grazia della fede, per il dono della chiesa e della comunità cristiana e per la società civile». E nell’argomentare questi temi, “don Severino” esprime alcune delle priorità urgenti per l’anno che verrà. Si sofferma sugli adolescenti, che «finita una fanciullezza a volte troppo coccolata si trovano ad affrontare le loro libertà, il loro corpo e le loro relazioni e talvolta cadono in pesante depressione. Devono riscoprire il gusto della vita». E invoca «un nuovo sussulto di cristianesimo» nella vita di tutti i giorni.
Il monito sui social
Pagani guarda al prossimo futuro della chiesa cittadina: «Cambieranno tante cose, preti, parrocchie, ma la comunità cristiana ci sarà sempre». E siccome «la Chiesa non può più reggersi sulla cultura dominante, bisogna ritornare ad una fede che si esprime in rapporti profondi e nelle scelte concrete». Un monito anche ai parroci: «Abbiamo bisogno di celebrazioni più incisive, secondo le statistiche gli adolescenti non vanno più in chiesa per via della noia, e di un coordinamento della carità cittadina con criteri più moderni e più incisivi». Ma anche di «ricostruire le aggregazioni giovanili negli oratori, con gruppi stabili», che stiano insieme «per la pizzata ma anche per la preghiera». Infine il passaggio dedicato alla «società civile», in cui Monsignore ricorda che «viviamo in una nazione e in una città in cui c’è la pace. Ma serve uno sforzo di bontà, di minore aggressività, una nuova buona educazione a partire dalle parole che diciamo, e far sì che nell’uso dei social non ci sia la legittimità dell’arroganza», “sdoganando” «gli insulti, la calunnia, la cattiveria». Un richiamo accorato, «perché si parte dalle parole e si arriva alla violenza».
I messaggi alla politica
Alla politica invece Severino Pagani ribadisce i toni già sentiti in occasione della benedizione a Palazzo Gilardoni, a partire dall’appello che «siano pensati nel prossimo anno dei progetti precisi per la nostra città» ma anche per «una democrazia che sia partecipata da tutti» e un confronto su «programmi verificabili», con l’obiettivo «che venga la voglia di andare a votare». Il messaggio è sottile ma netto: «Dobbiamo avere amore per il bene comune in maniera disinteressata. Dobbiamo avere a cuore i bisogni della gente, degli anziani, dei ragazzi prima della preoccupazione di mantenere gli equilibri di partito già predeterminati». Accompagnato con un tributo di «grande riconoscenza per coloro che lavorano» nelle istituzioni e con un appello ad essere «protagonisti attivi della vita civile». In conclusione, non può mancare il passaggio in cui la città «si affida alla Madonna dell’Aiuto che non ci abbandona mai».
Busto, monsignor Pagani benedice il Palazzo: «Meno disfattismo, più partecipazione»
