I covi delle mafie nel Legnanese. Una villa stile Casamonica a San Vittore Olona

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SAN VITTORE OLONA – Una bella villa liberty anni Trenta, trasformata in residenza per gli ospiti, elegante e lussuosa, abbandonata in tutta fretta, tant’è vero che è ancora piena di mobili e oggetti personali. Un’altra che sembra un bunker, con un enorme sotterraneo abusivo, celato alla vista e insonorizzato, chiuso da pareti di cemento armato spesse 20 centimetri. Sono i covi delle mafie confiscati anni fa a San Vittore Olona, in pieno centro abitato e visibili a tutti: il primo si affaccia sul Sempione, l’altro è in una zona residenziale a due passi dal centro. Li ha aperti per noi l’assessore ai Lavori pubblici del Comune, Andrea Pessina, intenzionato a far luce su chi ha permesso ai clan di costruirli e che vuole ora restituirli alla società civile.

Una villa liberty arredata in “stile Casamonica”

La graziosa villa costruita dai Prada, famiglia locale di imprenditori, nel 1934 in corso Sempione 55 è passata di mano nel tempo fino a proprietari cinesi e poi slavi. Questi ultimi l’hanno attrezzata a residenza per ospiti di riguardo, attrezzando ogni camera con un bagno. Dopo anni di tranquillità e persino di feste e grigliate nel giardino, quando si vedevano arrivare Porsche, Bmw e Mercedes in quantità, qualcuno o qualcosa ha costretto gli occupanti a sloggiare in tutta fretta. Al punto che ci sono ancora i letti sfatti, le tende alle finestre, le giacche appese negli armadi. E poi pacchiane statue in porcellana come quelle dei Casamonica a Roma, Madonne e arredi, bambole e giocattoli dappertutto, una montagna di scarpe e ciabatte, un motorino (risultato rubato) nel garage, i quaderni con i compiti aperti su un letto e perfino i bagni schiuma. Già, i bagni: ce ne sono tantissimi, quasi tutti abusivi. Uno, di gran lusso, ha una vasca per idromassaggio a tre piazze. Abbandonata da almeno 6 anni, oggi questa villa vale 2,3 milioni di euro. Il Comune ne ha già messi a bilancio 450.000 per attrezzarla a residenza per soggetti socialmente fragili. A ostacolarlo ci sono vincoli della Soprintendenza ma, soprattutto, c’è una legge (introdotta dall’ex ministro dell’Interno Salvini) che impone di metterla all’asta in quanto bene confiscato alla criminalità organizzata. «Un rischio gravissimo – ammonisce Pessina – perché si rischia di ridarla ai vecchi proprietari, a prezzo di favore, dopo una serie di aste deserte».

Nell’inquietante bunker di via Mazzini

Tutt’altro ambiente quello che si apre nel villone a due piani di 300 mq ciascuno in via Mazzini, discosto dalla strada. L’hanno sequestrato quand’era ancora in costruzione, più di vent’anni fa. Lo compongono grandi ambienti, con muri di cemento o doppio strato di mattoni spessi più di 20 centimetri, per insonorizzarla. Qui il bagno sembra quello di una caserma o di una prigione: un locale enorme, con pareti divisorie in cemento. Quello che è più inquietante, però, è il piano interrato: uno stanzone gigantesco, più largo dei piani superiori (arriva a 400 mq), con un corridoio largo un metro che corre su tre assi consecutivi tra due pareti di cemento spesse così. Un nascondiglio, forse per latitanti, oppure per celarvi armi o droga. Ma c’è un’ipotesi ancora peggiore: che servisse per tenervi prigionieri, vittime di sequestri o nemici della ’ndrina calabrese che l’ha fatto costruire. Come sia potuto avvenire, non si sa. Oggi questo edificio metà fortezza, metà prigione non vale nulla, mentre riutilizzarlo costerebbe moltissimo, proprio per le sue dimensioni e le sue “stranezze” architettoniche.

Pessina: «Capolavori di ingegneria criminale, cercherò i responsabili»

«Siamo di fronte – spiega Pessina – a capolavori di ingegneria criminale, che hanno goduto di permessi frettolosi, progetti fuori legge e controlli inesistenti. Non sarà facile, a distanza di tanti anni, accertare le responsabilità, ma è quello che farò. Come anche far capire a chi abita qui che il territorio è cambiato, le mafie prosperano al punto di edificare o trasformare edifici come fa più comodo ai loro giri e ai loro affari». Siamo a metà strada tra Malpensa e la Fiera di Rho, crocevia di grandi interessi che non possono non attirare l’attenzione delle mafie. Proprio a San Vittore, il 14 luglio 2008, fu ucciso un boss emergente, Carmelo Novella, che pagò con la vita l’ambizione a mettersi in proprio. Per Pessina, un altro tassello dello stesso mosaico, fatto di covi e affari, di “locali” della ’ndrangheta e regolamenti di conti, sui quali in troppi fingono di non vedere.

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