I dati Areu della Lombardia travolta dal Covid. Rsa: isolare gli ospiti con sintomi

MILANO – Chiamate al numero unico 112 più che triplicate e crisi respiratorie acute quintuplicate nei giorni clou dell’emergenza. Sono le prove dello “tsunami” Coronavirus che ha colpito la Lombardia, nei dati che Alberto Zoli, direttore generale dell’Areu, l’agenzia regionale di emergenza e urgenza, ha rivelato in conferenza stampa al fianco dell’assessore regionale al welfare Giulio Gallera. «È stata una situazione molto difficile».

L’onda che ha travolto la Lombardia

Da una media di 12-13mila chiamate in entrata al giorno al numero unico di emergenza nel periodo pre-Covid si è passati ad un picco di oltre 40mila chiamate in entrata al giorno, poi filtrate al 118 fino a non essere più di 5mila, ma comunque «tali e tante da non poter essere processate nei tempi ordinari». Di queste richieste di assistenza, la più pressante in riferimento all’emergenza Coronavirus è quella relativa alle crisi respiratorie acute: dai circa 300 casi del 19 febbraio si è passati ai circa 1500 casi del 13 marzo, per poi tornare a scendere a circa 1000 casi il 30 marzo. «Un’enorme mole di chiamate e soccorsi – ammette Zoli – anche quattro ore di attesa per i mezzi prima di poter dare in carico i pazienti agli ospedali, perché nei momenti più critici gli ospedali erano decisamente saturi». Ecco perché l’assessore Gallera ribadisce che «non si può fare un paragone tra quello che è successo in Lombardia e quello che è successo nelle regioni vicine. Qui noi abbiamo avuto, solo in Lombardia, un virus che si è diffuso già dai primi di gennaio, e per questo la mortalità è stata in percentuale molto più elevata rispetto alle altre regioni».

Il caso RSA

A proposito invece del problema delle RSA messe in ginocchio dall’epidemia di Covid-19, Gallera ricorda le «indicazioni precise» che Regione ha iniziato a dare sin dal 23 febbraio, tra cui quella di non far entrare i parenti per le visite («ricevevo telefonate di persone arrabbiate» ammette l’assessore) e di «separare e isolare gli ospiti con sintomi simil-Covid», a prescindere dai tamponi, che a quel punto diventavano «inutili». Gallera poi nega che ci siano stati «ordini dall’alto» di non usare dispositivi di protezione per i sanitari delle Rsa per “non spaventare i pazienti” e ricorda che «il trasferimento di persone dagli ospedali a strutture come Rsa era necessario per ricoverare altre persone e salvare vite. Gli ospedali non avevano più posti, i pronto soccorsi erano ormai reparti dove le persone erano ricoverate dappertutto». Ma in questi casi, la prescrizione di Regione è stata «di separare i pazienti positivi dagli altri», tanto che, assicura Gallera, «non c’è stata nessuna contaminazione da parte di nessuno di quei pazienti» Covid arrivati nelle Rsa lombarde, «gestiti in maniera separata» dagli altri. In ogni caso, sul tema indagherà la commissione, che è stata istituita ufficialmente oggi, 10 aprile.

La risoluzione in consiglio regionale

La commissione sanità intanto ha approvato una risoluzione sull’emergenza Covid-19, che verrà portata giovedì 16 aprile al voto in consiglio regionale. Il provvedimento è stato illustrato dal presidente dell’organismo consiliare Emanuele Monti, esponente varesino della Lega. Tra i punti contenuti nel documento, si impegna la giunta a implementare misure a sostegno dei redditi delle famiglie, in particolare per il problema degli asili nido, ma anche a sostenere l’attività delle reti e dei centri antiviolenza sul territorio e a mettere in campo misure a sostegno della disabilità, come l’invito ai sindaci a dedicare dei parchi comunali per i ragazzi autistici. E ancora, l’elaborazione di un piano pandemico regionale «strutturato per essere pronti per la fase due», la richiesta a Roma di un’Iva agevolata sui dispositivi di protezione individuale, tra cui le mascherine. La valorizzazione del personale sanitario «non solo a parole ma in modo concreto» e la condivisione delle best practice sul territorio. In merito alla riforma sanitaria regionale, si chiede di rilanciare il tema dell’ospedale-territorio, ma anche il ruolo dei medici medicina generale e i presìdi sul territorio (Presst e Pot) e il «ruolo fondamentale» della telemedicina. Sull’immediato, verranno chiesti più tamponi e più reagenti per poter aumentare la capacità di analisi, ma anche test sierologici massivi per la fase due, e la creazione di aree dedicate Covid in tutti i presidi ospedalieri provinciali per evitare ogni tipo di promiscuità, oltre ad un programma di formazione post-emergenza per tutta la popolazione, perché «dovremo ancora convivere con il Covid-19».

gallera monti areu coronavirus – MALPENSA24