I quarant’anni del sistema sanitario nazionale

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di Ivanoe Pellerin*

Cari amici vicini e lontani, pur preoccupato per la sorte dell’ospedale unico Busto-Gallarate, vorrei  spezzare una lancia a favore del Sistema Sanitario Nazionale, che proprio quest’anno compie quarant’anni. Molti si lamentano del SSN ma in tutto il mondo ci viene riconosciuto questo primato, cioè di avere a disposizione per la salute pubblica un sistema orizzontale ed universale che provvede alle necessità di tutti i cittadini, nessuno escluso, un sistema che ha  organizzazioni sanitarie in altre parti del mondo regalano tranquillamente.

Un conto è ammalarsi in Italia, ben altro è avere un accidente qualsivoglia per esempio negli Stati  Uniti che pure vantano una sanità decisamente all’avanguardia in campo medico-scientifico. Mi pare ovvio affermare che anche nel SSN dobbiamo riconoscere che esistono due Italie, quella delle notevoli qualità professionali di altissimo livello al centro-nord e quella delle pur evidenti  eccellenze al sud, dove il sistema fa più fatica ad organizzarsi ed a reggere. Ebbene questo modello  di sanità è nato sostanzialmente il 23 dicembre 1978 con la legge 833 che alcuni affermano essersi ispirata all’articolo 32 della nostra Costituzione là dove si parla della salute, come fondamentale diritto della persona, e di cure gratuite.

Facciamo un passo indietro, anzi due passi. Pensiamo ad una famiglia negli anni ’70 con un  ragazzino con un improvviso forte dolore addominale. Cosa poteva fare? Allora vi erano il medico  della mutua (per chi aveva la mutua) ed il medico condotto (qualcuno lo ricorda?), che assicurava un’assistenza a tutti, ventiquattr’ore al giorno ed anche le emergenze (oggi una situazione straordinaria).  Si pensa subito ad un’appendicite e quindi occorre un immediato ricovero in ospedale e l’inevitabile intervento. Se i genitori hanno una mutua che prevede l’assistenza ai famigliari, l’intervento sarà pagato dalla mutua, altrimenti dovranno accollarsi tutte le spese. Solo per particolari casi potranno rivolgersi alla direzione dell’ospedale.

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Ricordo che all’epoca gli ospedali potevano decidere in tal senso poiché avevano un’autonomia economica. Infatti potevano contare su un loro patrimonio, grazie ai lasciti dei benefattori le cui famiglie benestanti, in molti casi, erano state in passato le fondatrici dei nosocomi. Quasi tutti gli ospedali nascono da lasciti testamentari in tempi lontani. Effettivamente vi era parecchio disordine con una elargizione disordinata e ingarbugliata. Intanto numerose mutue gestite con criteri diversi, molti enti che elargivano cure in ordine sparso, lavoratori e aziende che versavano contributi per poter usufruire dei servizi, medici e ostetriche dipendenti dai comuni ed altri da altri enti. I più “attempati” fra noi ricorderanno l’INAIL, l’Istituto per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul lavoro e l’INPS, l’Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale, che forniva anche l’assistenza. Una gran confusione, appunto.

La 833 smantella tutti (quasi) gli Enti esistenti, annulla tutti i contributi versati alle varie mutue e dispone cure in relazione ai bisogni effettivi dei malati. La 833 è il frutto di un’intesa bipartisan, tra la Democrazia Cristiana (chi ricorda la forte presenza dell’allora Ministro della Sanità Tina Anselmi?) ed il Partito Comunista tra le onde agitate e perigliose del compromesso storico. Ricordo per completezza che nell’autunno del 1973, con tre articoli pubblicati dalla rivista Rinascita, il segretario del Pci Enrico Berlinguer gettò le basi ideologiche di quello che passerà poi alla storia proprio come il “compromesso storico”, per quei tempi una strategia assolutamente innovativa.  Tale strategia si fondava sulla necessità della collaborazione e dell’accordo fra le forze popolari di ispirazione comunista e socialista con quelle di ispirazione cattolico-democratica, al fine di dar vita a uno schieramento politico capace di realizzare un programma di profondo rinnovamento della società e dello Stato italiani. Ricordo ancora che l’omicidio di Aldo Moro,  principale interlocutore del progetto di Berlinguer, avvenuto il 9 maggio 1978 proprio all’inizio di  tale esperienza, contribuì fortemente al suo fallimento.

La legge 833, che istituisce il Servizio Sanitario Nazionale, stabilisce le regole per un uguale trattamento sanitario di tutti i cittadini, l’universalità delle cure indipendentemente dal lavoro svolto ed i finanziamenti che derivano dal budget dello stato e quindi dal governo centrale. Di più. Si  stabilisce la libertà di scegliere a quale struttura fare riferimento nell’ambito di quelle accreditate presso l’SSN. Una vera rivoluzione.

La 833 prevede la creazione delle USL, Unità Sanitarie Locali, che dovevano riassumere tutte le competenze come la prevenzione, l’assistenza ambulatoriale anche territoriale, quella specialistica, le strutture ospedaliere. Nel tempo la 833 viene riformata con la legge De Lorenzo n. 502 del 1992 completata dal Decreto Garavaglia (1993) che prevede che le USL diventino ASL, cioè aziende sociosanitarie locali all’interno delle quali sono compresi gli ospedali. L’aziendalizzazione prevede la sostituzione degli organi politici con quelli “tecnici”. Infatti già allora era evidente la necessità di  contenere i costi esplosivi di una sanità così concepita. Più o meno quello che c’è oggi e di cui tantosi parla. Nel 1999 la legge Bindi introduce un’ulteriore razionalizzazione del sistema sanitario.

Con la riforma del Titolo Quinto della Costituzione, cioè con la legge Bassanini n. 59 del 15.03.1997, con al centro il principio di sussidiarietà, si dà facoltà alle regioni di regolare l’attività sanitaria secondo quei criteri territoriali ritenuti più utili, sempre in riferimento alle regole nazionali.

Cari amici vicini e lontani, ormai sappiamo che l’Italia non è un paese “per vecchi”, è un paese “di vecchi”. La notevole rivoluzione demografica con l’innalzamento dell’età della vecchiaia e  l’importante decremento della natalità ha comportato delle notevoli modifiche sociali e sanitarie. Vi ricordate l’esercito degli arzilli vecchietti di cui vi ho già parlato? Ebbene la regione Lombardia ha  riveduto in momenti successivi ed anche recentemente le regole per rendere il sistema sanitario più  rispondente alle esigenze attuali. Ma questa, come dice il vecchio saggio, è un’altra storia e ve la racconterò un’altra volta.

*già direttore dell’Unità Operativa Complessa di Cure Palliative e Terapia del Dolore dell’ospedale di Legnano

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