LUINO – Le prospettive turistiche per il futuro del Lago Maggiore, dalla mobilità lenta su acqua fino alla rigenerazione delle aree dismesse. Il tema è al centro della terza edizione del convegno internazionale “Luino, 350 anni di storia turistica. Dal Petit Tour dei Tre Laghi, all’Idrovia Locarno-Venezia, fra cultura, management e diritto”. Una giornata che ha preso il via stamattina, sabato 18 maggio, a Palazzo Verbania.
Il progetto dell’idrovia
Ad aprire i lavori della sessione mattutina è stato Luca Sartorio, giurista e ceo di Grand Luino srl, società promotrice del programma di sviluppo turistico “Lago Maggiore 2030”. «Il nostro programma di investimenti – ha esordito – si incentra proprio sulla riscoperta delle idrovie». Quindi i contributi istituzionali, a partire dall’assessore alla cultura di Regione Lombardia Francesca Caruso che ha inviato un videosaluto. «L’Idrovia Locarno-Milano-Venezia rappresenta un asset importante per il turismo ecosostenibile favorendo la riscoperta dei piccoli borghi lungo il suo percorso. La vostra iniziativa dà un contributo importante alla visibilità del nostro territorio». In sala l’onorevole (e già sindaco di Luino) Andrea Pellicini. «L’idrovia è una grande via d’acqua europea – ha detto – abbiamo lavorato per anni all’Alptransit, una via di terra, mentre questa è una via d’acqua: le cose devono procedere insieme. Dobbiamo arrivare il più velocemente possibile a Milano e alla Svizzera col treno, ma serve anche una mobilità lenta per poter scoprire il lago». Dal tavolo si è fatto poi il punto del megaprogetto transfrontaliero, su cui l’Italia ha già investito 200 milioni di euro. Un percorso non ancora completato: sono tre i settori navigabili al momento, isolati però tra di loro. Da Luino è partito un messaggio a tutti gli enti coinvolti a proseguire affinché il sogno diventi realtà.

Pubblico e privato
Legate all’acqua anche le possibilità che si potrebbero aprire puntando sugli idrovolanti. Un esempio? Un turista straniero potrebbe atterrare a Malpensa e da qui arrivare in 10 minuti direttamente all’ingresso del suo hotel sul lago a Luino. «Penso che sia un aspetto interessante ma è un progetto che deve venire dopo – ha commentato il sindaco di Luino Enrico Bianchi – dobbiamo trovare un interesse nel venire a Luino, creare iniziative affinché la gente venga qui e questo è un altro discorso». In tale ottica ha citato il tema della Città dei Laghi e i contatti quotidiani con la Svizzera. Poi un pensiero alla Luino del domani. «Il partenariato pubblico-privato è un elemento importante per lo sviluppo economico, ma il tema chiave è capire che tipo di cose vogliamo fare e che città vogliamo costruire. Dobbiamo partire da una visione su dove vogliamo portare Luino che deve essere condivisa. Dev’essere un accordo in cui ci sono vantaggi sia per la collettività che per privato. Il nostro non è un pensiero di ostacolo ma di condivisione». Aspetti su cui si è soffermato anche il presidente della Provincia Marco Magrini. «L’interesse turistico non è più solo su Como, ma anche sui laghi di Varese e Maggiore, quindi dobbiamo essere pronti con progetti e idee a rispondere a questo tipo di richiesta. Lavoriamo insieme, chi ha progetti li porti avanti e noi amministratori pubblici li valuteremo insieme».
Obiettivo rigenerazione
Due riflessioni che hanno di fatto anticipato la discussione del pomeriggio, con la seconda parte della giornata dedicata alle proposte per lo sviluppo del territorio. Al centro dei lavori, con l’introduzione di Simona Fontana, presidente dell’associazione culturale Le Sempiterne, le prospettive del progetto di sviluppo turistico “Lago Maggiore 2030” promosso da Grand Luino. L’obiettivo è quello di dare nuova verve all’attrattività della sponda varesina riqualificando aree attualmente dismesse e inutilizzate tra Luino e gli altri comuni dell’Alto Varesotto, come ad esempio l’ex Ratti già acquisita dalla Grand Luino, dove l’obiettivo è di realizzare il polo ricettivo più importante sui laghi italiani. Quindi altri luoghi come la ex Ceramiche Verbano a Laveno Mombello e lo storico idroscalo Sant’Anna di Sesto Calende. Nell’idea progettuale c’è poi l’individuazione di una idro-superficie per idrovolanti, per collegare fra loro i laghi prealpini italiani e svizzeri e la città di Luino con gli aeroporti di Linate, Malpensa e Lugano. Advisors del progetto sono Studio Sartorio Law & Economics; Università Iulm e Centro del Mare – Università di Genova.

Golf e glamping
Tra le idee sul piatto (nell’immagine qui sopra il rendering di uno dei progetti) figurano a Luino la realizzazione di un resort del benessere con hotel 5 stelle, Longevity Medical & spa centre, con 105 suites e 150 brand apartments, showroom e cantiere nautico, mediante pianificazione attuativa comunale. Sempre a Luino il completamento del porto fermo dal 1973, mediante proposta di project financing all’Autorità di Bacino Lacuale del Lago Maggiore. A Porto Valtravaglia la rigenerazione di un’azienda agricola di 40 ettari con maneggio e campo da golf. A Germignaga un nuovo glamping panoramico, a Brezzo di Bedero la costruzione di un ecovillage mediante permesso di costruire. A Laveno Mombello il recupero di un’area dismessa. Grand Luino punta a realizzare tutto questo con una rete pubblico-privato coinvolgendo governo nazionale e regionale ed enti locali tramite un accordo di programma a regia lombarda finalizzato a coordinare tutte le attività, le procedure e le opere necessarie e funzionali alla finalità di sviluppo turistico dell’intera costa varesina del Verbano. «Il Lago Maggiore – ha detto Luca Sartorio – è una destinazione turistica che però ha le sue risorse principali nella sponda piemontese. Questo è un progetto win-win in cui vincono tutti».
idrovia turismo lago maggiore – MALPENSA24
